I motori rombano e i finestrini dell’aereo si coprono di un sottile strato di umidità, segno che la temperatura all’esterno è molto alta e che il carrello sta per toccare la pista d’atterraggio.Stiamo per arrivare a Dakhla, nel cuore del Sahara occidentale, o, come lo chiamano qui con una punta d’orgoglio, “Sahara marocchino”.

La città, in continua espansione, è stata fondata dal 1884 dagli spagnoli. Per quasi cent’anni è stata una colonia, per esser poi contesa tra Marocco e Fronte Polisario, gruppo militante con base a Tindouf, in Algeria. L’ultimo scontro tra le due fazioni risale al 1989, ma le tensioni sono andate piano piano scemando. I marocchini accusano gli algerini di finanziare questo movimento per destabilizzare l’area e sottrarre una grossa fetta di deserto al Marocco; il Polisario rivendica questa porzione di Sahara che però de facto è marocchina.

Ed è proprio vicino al deserto, a più di due ore di volo dalle luci sfavillanti di Casablanca e Rabat, che sorge Dakhla. Arriviamo di notte e le strade sono piene di giovani. C’è chi improvvisa baracchini accanto alle vie per grigliare la carne e venderla; e c’è chi va a zonzo, sperando di incontrare non si sa bene chi. I negozi sono ancora aperti, nonostante l’ora. Tutti vivono con grande agitazione l’arrivo di re Mohammed VI, il sovrano “itinerante” sempre in giro a firmare contratti: un giorno è a El Alaioun per inaugurare il più grande centro di sfruttamento di fosfati del Paese o per lanciare la nuova autostrada che porta fino ad Agadir. Oppure è a Ouazarzate, a inaugurare la più grande centrale solare al mondo: Noor 1.

Le persone che incontriamo ci parlano di lui come del “re dei poveri”, perché attentissimo ai problemi sociali del Paese. In poco meno di vent’anni (è salito al trono nel 1999) Mohammed VI ha avviato una serie di politiche riformatrici volte a rendere il Marocco una nazione all’avanguardia. Ora le donne possono decidere se andare a lavorare oppure no, a seconda delle esigenze familiari. Inoltre in ogni azienda un certo numero di posti deve essere riservato alle persone disabili, che così possono trovare compimento e riscatto nel mondo del lavoro.

La gente in strada festeggia. Le bandiere rosse e verdi sono su ogni muro. Domani verrà presentata una nuova struttura all’interno del porto per rilanciare l’allevamento ittico a Dakhla. Qui, infatti, migliaia di persone vivono gran parte delle loro giornate tra i flutti dell’Oceano. Si pescano molluschi, crostacei e ogni tipo di pesce pregiato.

Ma non solo. La penisola di Dakhla sta diventando il nuovo centro del turismo marocchino. Lo sport preferito è il kitesurf e per questo migliaia di turisti da tutta Europa vengono qui. “C’è un vento particolare che soffia su queste terre – ci spiega Soufiane Hamaini, direttore di Dakhla Spirit, un resort che si affaccia sull’oceano Atlantico – Il Marocco è la terra delle opportunità. È un Paese che sta crescendo moltissimo e dove si possono realizzare tutti i progetti che una persona desidera. Negli ultimi quindici anni – prosegue Soufiane – ho girato tutto il mondo per le mie gare di kitesurf. Quando tornavo in Marocco vedevo tutti i turisti e mi chiedevo perché venissero qui. Evidentemente dobbiamo avere qualcosa di buono: il clima, le persone gentili e un ottimo cibo. Perché dobbiamo abbandonare questo posto?”.

È una città in crescita Dakhla ma, come ci spiega il sindaco, Sidi Sloj El Joummani, rispettosa delle sue tradizioni: “Guardate bene l’urbanistica: non vedrete nemmeno un grattacielo. A noi interessa innovare, ma sempre e solo alla marocchina”. E in effetti qui gli edifici risultano estremamente bassi per i nostri standard. Tutte le strutture sono color del deserto o della tradizione saharawi. Da ogni punto è possibile vedere il cielo e il sole che ruota, con i mille colori del Marocco, attorno alla città.

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