Mentre sorseggia il suo té marocchino alla menta, Alì mi sorride con un ghigno sardonico: “So benissimo che non otterrò mai lo status di rifugiato, ma nel frattempo io faccio domanda e ottengo i benefit concessi ai richiedenti asilo”.Alì ha una trentina d’anni, un figlio e una ex moglie in Italia. Ha lasciato il nostro Paese dove ha vissuto per anni “per un pasticcio con la Questura”, mi spiega, e ora è in Germania per farsi operare a una gamba. Ha bisogno di prestazioni mediche che normalmente non potrebbe pagare e a cui non avrebbe diritto, ma che ottenere non è impossibile.

Come mi spiega candidamente, basta presentarsi agli uffici della commissione per i richiedenti asilo ed inoltrare la domanda. Al resto penseranno i tempi biblici della burocrazia, che nell’attesa del vaglio delle migliaia di richieste che da mesi sommergono la Germania, garantiscono a molti di usufruire delle prestazioni mediche e dei vari benefit del welfare europeo concessi a chi fa domanda di protezione internazionale. Tra cui anche una piccola somma di denaro mensile.

Complici le lungaggini del diritto internazionale e il numero esorbitante di applicanti, Alì può dirsi sicuro che la sanità germanica risolverà i suoi problemi. Se per caso la domanda dovesse essere respinta, aggiunge, potrà sempre fare ricorso grazie al gratuito patrocinio o tentare una nuova domanda altrove.Poco importa che provenga da un Paese, il Marocco, dove la guerra non c’è: i casi vengono esaminati singolarmente e stabilire ex ante l’esito di una domanda è impossibile. Il sistema è destinato ad implodere, se qualcosa non cambia primaÈ lo stesso Alì ad ammetterlo: “Tra cinque anni la Germania sarà messa peggio dell’Italia, perché con tutti questi asilanti – mi dice con la sua cadenza lombarda – Le spese e mica le spese, il governo non ce la farà più”.

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