Da Calais (Francia)-Il portellone del tir si chiude con fragore, il carico è ancora al suo posto. Intorno, centinaia di immigrati prendono d’assalto i camion con scene che ricordano il Far West. Questa volta ci è andata bene, ma molti altri non sono altrettanto fortunati.A controllare che tutto sia a posto è Delfino Carretta, il camionista che ci ha accompagnati fino a Calais. Qui, da mesi, migliaia di immigrati tentano in ogni modo di attraversare la Manica ed entrare clandestinamente in Gran Bretagna. Qualcuno muore, schiacciato sotto le ruote dei treni, ma il governo di Londra è inamovibile: senza documenti non si passa.

Anche la ditta di trasporti di Delfino, la F.lli Dissegna di Rossano Veneto, ha subìto l’assalto dei migranti. Durante il viaggio da Como attraverso la Svizzera e la Francia, ci facciamo raccontare: quando i tir sono fermi in coda, dice Delfino, in attesa di imbarcarsi sui traghetti o sul treno che corre nell’Eurotunnel, i migranti invadono la carreggiata e fanno scattare l’assalto ai mezzi. Aprono le porte, tagliano i teloni. A volte, rischiando la vita, tentano di aggrapparsi agli assi delle ruote. “Da qualche tempo abbiamo aggiunto lucchetti e serrature supplementari per proteggere il camion – sospira Delfino – I problemi, però, iniziano già a cento chilometri dalla città, quando i migranti si introducono, di notte, nei camion fermi in sosta.

“Dopo un giorno di viaggio arriviamo in vista della Manica. Ai bordi dell’autostrada, centinaia di stranieri bivaccano distesi sul prato. Dalle prime luci dell’alba, con regolarità, parte l’assalto alla diligenza. I clandestini si avvicinano ai mezzi dalla parte posteriore, provano ad aprire il portellone o si arrampicano sul tetto per tagliare le coperture di tela e calarsi all’interno. Talvolta gli autisti se ne accorgono e provano ad allontanarsi, ma perlopiù sono rassegnati: sanno che una volta entrati in porto i controlli della polizia staneranno la gran parte di questi disperati. Sonde, cani e telecamere a infrarossi non perdonano. Nove volte su dieci, i clandestini verranno scoperti.

Ciò non ha impedito che solo dal 21 giugno all’11 luglio di quest’anno, come ha dichiarato il ministro degli Interni britannico Theresa May, ben ottomila immigrati siano riusciti a varcare clandestinamente la Manica.”Questa assurda roulette russa ci fa perdere tempo e denaro – ci spiega seccato un camionista romeno – Ogni tentativo di assalto porta nuovi danni al mio camion e spesso gli immigrati rubano parte del carico.” Quando giriamo dietro al suo tir per constatare i danni, troviamo un ragazzino africano intento ad aprire il portellone. L’autista gli scocca un’occhiataccia, quello ride, richiude le porte del camion e si allontana senza fretta. La polizia francese, a dispetto dei proclami di Hollande, si limita a qualche comparsata scenografica. Dal nostro tir vediamo cellulari correre a sirene spiegate e inseguimenti nei prati con scenografici salti del guard-rail, ma tutti sanno che senza una vera volontà politica il caso non sarà mai risolto. Ogni giorno decine di profughi vengono arrestati dalla polizia (e in alcuni casi anche picchiati brutalmente), trattenuti per qualche ora in caserma e quindi rilasciati. Il giorno seguente il gioco a rimpiattino rincomincia, assurdo.

Secondo “Calais Migrants Solidarity”, nella primavera del 2011 in città c’erano meno di duecento migranti, ma gli accampamenti non sono mai spariti del tutto. Il continuo aumentare degli stranieri attira frotte di delinquenti comuni pronti a speculare sul dramma di chi è disposto a tutto pur di sbarcare in Inghilterra: i passeur si fanno pagare fino a cinquemila euro per portare i migranti oltre Manica. Questa situazione non fa che esasperare i residenti, già provati da una crisi che qui ha colpito più duramente che altrove.Gli immigrati però restano, accampati nella bidonville che sorge sulle dune a est della città. Una città di fantasmi proprio davanti all’Eurotunnel. Fantasmi che l’Europa non vuole vedere, simbolo tangibile di una vergogna che Bruxelles sembra non provare.

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