Tangeri (Marocco) Una distesa di case bianche e rosse. Poi il mare. A pochi chilometri di distanza c’è la Spagna e il desiderio di vivere una vita migliore. Così, con la speranza di riuscire a toccare presto il suolo europeo, migliaia di migranti subsahariani aspettano dall’altra parte dello stretto, in Africa. Si nascondono in case fatiscenti alla periferia di Tangeri o nei boschi che circondano la città marocchina. Davanti a loro il mare e l’Europa.

“Vogliamo andare in Spagna, è il nostro sogno. Solo là saremo liberi di fare cose che qui non ci sono permesse”, raccontano alcuni giovani bloccati nelle foreste fuori Tangeri, ultima tappa africana nella rotta migratoria diretta in Europa. Lì hanno costruito piccoli accampamenti di fortuna dove vivono in attesa del momento migliore per cercare di raggiungere il vecchio continente. Ma le forze dell’ordine non danno loro scampo e ogni giorno effettuano raid nei boschi a sud della città. “Gli agenti ci massacrano e ci trattano come animali. La polizia viene in continuazione, arresta gli uomini, ruba le nostre cose e dà fuoco a tutto ciò che trova“, spiegano alcune ragazze della Costa d’Avorio mostrando quello che rimane di una delle loro capanne. Così i migranti di giorno in giorno si spostano all’interno della foresta e ricostruiscono gli accampamenti.

Nella foresta

Lì dove le case del quartiere popolare di Mesnana finiscono, parte un ripido sentiero che ci conduce nel mezzo della foresta. “Dobbiamo aspettare nascoste qui. La polizia sta effettuando delle perlustrazioni”, ci intima Letitia prima di ripararsi dietro a un albero con in braccio la sua bimba di un anno. Pochi minuti dopo, il via libera arriva con un messaggio sul suo cellulare. E solo in quell’istante possiamo riprendere il cammino fino all’accampamento.

“Qui viviamo in 30 – afferma una giovane indicando un piccolo spiazzo tra gli alberi dove sono state sistemate alcune coperte -. Le donne dormono dentro quella nuova capanna con i bambini, gli uomini invece fanno la guardia fuori. E tutt’intorno ci sono altri accampamenti con numerose persone, molte minorenni”.

Una foresta di migranti che vivono nascosti e in attesa del momento migliore per partire

“In Marocco non abbiamo alcun diritto, non possiamo lavorare o avere una casa. Le autorità non ci danno i documenti necessari e ci tolgono anche quel poco che abbiamo. Siamo costretti a vivere così, tra gli alberi”, tuona Florence, una giovane ivoriana incinta che da 9 mesi vive nella foresta.

In centinaia hanno trovato riparo nei boschi dopo che le forze dell’ordine hanno cominciato a ripulire interi quartieri di Tangeri. A partire dalla scorsa estate, infatti, la polizia ha iniziato a fare irruzione nelle stanze in affitto che i subsahariani occupavano in città. “Cerchiamo di nasconderci qui per sfuggire agli arresti e alle deportazioni. Pochi giorni fa, la polizia è arrivata, ha preso mio marito e lo ha rimpatriato”, racconta una ragazza poco più che ventenne. Ora quelle colline a sud di Tangeri sono diventate il suo rifugio. E come lei sono in molti, ogni giorno, a vedere da lì quel braccio di mare che separa l’Africa dall’Europa.

Verso la Spagna

“Ci siamo organizzati più volte per raggiungere la Spagna. Abbiamo messo da parte alcuni soldi e ci siamo imbarcati. Ma siamo ancora qui: le autorità ci hanno fermato, hanno distrutto la nostra barca e picchiato le persone. Poi hanno spedito gli uomini nel sud del Paese, a Tiznit”, racconta con rabbia una giovane che confessa di aver provato per ben tre volte ad attraversare lo Stretto di Gibilterra. Loro sono pronti, ogni occasione può essere quella giusta per raggiungere le coste europee. Molti compagni ce l’hanno fatta e ora loro attendono con ansia.

Le nuove rigide politiche del Marocco però rendono il tragitto più complesso. Le forze dell’ordine riescono a intercettare e bloccare la maggior parte delle imbarcazioni di fortuna che tentano l’attraversata. Ma i migranti non vogliono restare nel Paese nordafricano e continuano a entrare in mare, nonostante centinaia di persone prima di loro siano morte tra le onde. Sono disposti a tutto pur di toccare il suolo europeo. “Abbiamo negoziato con i militari marocchini che controllano gli accessi al mare. Li abbiamo pagati per farci entrare in Spagna”, denuncia Alpha, minorenne della Guinea che vive nel bosco da un anno. “Loro hanno preso tutti i nostri soldi e ci hanno rimandato indietro. Le forze dell’ordine lasciano passare solo i giovani marocchini, per noi neri è impossibile attraversare. Ma sappiamo aspettare il momento giusto”.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage
ALTRI EPISODI
  • PARTE 1

    In fuga verso l’Europa

    Ceuta (Spagna) Si nascondono sotto i rimorchi dei tir parcheggiati nel porto di Ceuta. E lì attendono impazienti. Il loro sogno è quello di raggiungere la penisola iberica e poi proseguire per Francia, Germania, Italia e Inghilterra. Sono in centinaia...

    Continua a leggere
  • PARTE 3

    Il pugno duro del Marocco

    Tangeri (Marocco) Le strade di Tangeri sono affollate ad ogni ora del giorno e della notte. I petit taxi azzurri e gialli sfrecciano per la città senza sosta. Sui larghi marciapiedi delimitati da grandi palme camminano uomini, donne e bambini marocchini....

    Continua a leggere
  • PARTE 4

    L’ultima frontiera d’Europa

    Ceuta (Spagna) È un enorme cartello colorato a dare il benvenuto nella piccola enclave spagnola che sorge in terra marocchina. "Bienvenidos a Ceuta", si legge dopo aver oltrepassato i controlli alla frontiera del Tarajal. Un fazzoletto di terra, stretto tra il...

    Continua a leggere
GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage