Ceuta (Spagna) Si nascondono sotto i rimorchi dei tir parcheggiati nel porto di Ceuta. E lì attendono impazienti. Il loro sogno è quello di raggiungere la penisola iberica e poi proseguire per Francia, Germania, Italia e Inghilterra. Sono in centinaia i giovani marocchini e algerini che ogni giorno cercano di arrivare in Europa sfruttando i tir in sosta nel porto della piccola enclave spagnola. Molti hanno poco più di 20 anni, mentre la maggior parte di loro è ancora minorenne.

Nella speranza di avere un futuro migliore, lasciano le loro famiglie per cercare fortuna in quel continente che dista meno di 30 chilometri. Quando il sole è alto e le nuvole lasciano spazio al cielo azzurro, la città spagnola di Algeciras sembra davvero ad un passo. Così, in molti decidono di attraversare. Non solo migranti subsahariani. A voler lasciare il Paese anche centinaia di giovani marocchini e algerini. Vagano giorno e notte per il porto di Ceuta, cercando di non farsi notare da nessuno: provano a nascondersi sotto i rimorchi dei tir, prendono le misure degli angusti spazi e memorizzano gli orari di partenza delle navi dalla baia. Poi, quando il momento è favorevole, si aggrappano alla parte inferiore di un veicolo pronto a imbarcarsi e attendono.

“Voglio raggiungere la Spagna”, racconta un giovane 19enne di Tétouan che scoviamo tra i rimorchi in sosta. “Non voglio stare in Marocco, non c’è futuro lì. L’unica soluzione è andare via, solo in Europa potrò lavorare”. “Spagna, Spagna!”, urlano in coro i suoi coetanei uscendo allo scoperto. Poi si mettono a correre di nuovo all’impazzata tra un camion e l’altro alla ricerca del nascondiglio perfetto. In tanti ci provano, ma non tutti riescono a raggiungere la penisola iberica. Molti vengono bloccati dalle forze dell’ordine che effettuano i controlli sui mezzi presenti nella zona portuale, altri invece perdono la vita, incastrati negli spazi più improbabili sotto i rimorchi. “Ieri un nostro amico è morto cercando di attraversare – spiega il giovane -. Ma non abbiamo altra scelta”.

La rabbia dei camionisti

“Portiamo le merci dalle navi alla frontiera terrestre del Tarajal e viceversa”, racconta Fernando, camionista al porto di Ceuta. “Quando entra ed esce dalla zona industriale, ogni mezzo viene controllato. La maggior parte delle volte ci accorgiamo se c’è qualche giovane a bordo e lo facciamo subito notare alla Guardia Civil”. Gli autisti vivono però nella paura. “Nel porto fanno quello che vogliono e non abbiamo soluzioni”, spiegano. “In questi ultimi anni, la situazione è diventata invivibile – continua con rabbia l’uomo -. Siamo sempre in pericolo: questi giovani ci minacciano, sono aggressivi, rubano nei nostri camion. Ogni giorno rischiamo molto”.

Spesso infatti al porto scoppiano violente risse tra i migranti che vivono in mezzo agli scogli aspettando il momento migliore per nascondersi sui tir. Ma anche i camionisti sono vittime dell’aggressività dei giovani marocchini e algerini. “Molti colleghi sono stati picchiati, alcuni sono finiti in ospedale”, denunciano gli autisti. Uno di loro è adesso sotto processo per aver investito con il tir un giovane. “I marocchini assaltano i camion ed è difficile tenere la situazione sotto controllo – spiega Fernando -. Cercano di introdursi in modo furtivo sui mezzi, avvicinandosi anche quando sono in corsa. Così il mio amico ha investito un ragazzo e ora è accusato di omicidio. Pazzesco”.

I controlli

La Guardia Civil pattuglia costantemente il porto della piccola enclave spagnola. In una delle ultime operazioni, le forze dell’ordine hanno fermato 92 ragazzi di origine marocchina, 39 dei quali minorenni, e un giovane algerino. Si nascondevano tra i rimorchi dei camion parcheggiati al porto. “Questi giovani non sanno quali pericoli corrono”, spiega Alfonso Cruzado, portavoce della Guardia Civil di Ceuta. “Sono solo impazienti di attraversare lo Stretto e arrivare in Europa, senza preoccuparsi dei rischi. Hanno un’idea distorta di quello che possono trovare dall’altra parte”, continua l’agente con rammarico.

Un nuovo muro

Per riuscire a raggiungere i tir, i giovani marocchini e algerini hanno realizzato un’apertura nella barriera che delimita la zona portuale. Ora però le autorità sono determinate a fermare in tutti i modi il fenomeno migratorio e hanno così deciso di costruire un nuovo muro di protezione. Il progetto – dal valore di 2,7 milioni di euro – è stato annunciato dal presidente dell’Autorità portuale a fine aprile: la recinzione sarà alta quattro metri e i lavori si concluderanno entro il prossimo dicembre. I camionisti sono entusiasti della barriera anche se credono che il nuovo muro non ostacolerà i ragazzi, pronti a tutto pur di raggiungere l’Europa.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter

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