Da Chiang Mai (Thailandia) – Mentre tutto il mondo festeggiava l’evacuazione dei tredici ragazzi intrappolati, quattro uomini del gruppo d’élite thailandese Underwater Demolition Assault Unit (Adau), conosciuti anche come Navy Seals, insieme a Richard Harris, l’anestesista australiano partito come volontario per partecipare all’operazione, erano ancora dentro la grotta. Sono usciti poche ore dopo, concedendosi una foto – poi pubblicata sulla loro pagina Facebook – che li ritrae con il pollice alzato, in segno di vittoria, per aver portato a termine l’obiettivo.

Nato nel 1956 con l’assistenza del governo degli Stati Uniti, questo reparto speciale, è un’unità di combattimento subacqueo, che si occupa anche d’intelligence, missioni di ricognizione e supporto, operazioni di salvataggio e rimozione di ostacoli. Gli uomini dei Seal, acronimo di Sea (mare), Air (aria) e Land (terra), sono pronti a tutto.

L’addestramento molto duro, che viene fatto nella base militare di Sattahip, vicino a Pattaya, a meno di duecento chilometri sud di Bangkok, ha una durata di sei mesi. Questo periodo comprende una versione thailandese della Hell Week, la “Settimana dell’inferno”. Ovvero, settantadue ore di esercizi fisici con non più di quattro ore di sonno al giorno, e il programma Sere (Survival, evasion, resistance, escape), fatto appositamente per imparare a sopravvivere in condizioni critiche e ad eludere la cattura. Gli uomini vengono sottoposti alle condizioni fisiche e mentali più estreme sfidando ogni secondo i propri limiti. Completata questa formazione, passano poi a dei corsi di volo, sempre fatti nella stessa base situata nella parte meridionale del Paese.

L’istruzione è affidata ad altre forze armate thailandesi, in collaborazione con i Navy Seals americani, lo Special Air Service australiano e altre unità operative asiatiche. Secondo una biografia militare ufficiale, tradotta in inglese dal sito NationReligionKing.com, inizialmente sarebbero stati addestrati da una società affiliata al Central Intelligence Agency (Cia), che sarebbe “stata incaricata di occuparsi della formazione della squadra di demolizione subacquea della marina thailandese e anche dell’unità di rinforzo aerea della polizia reale”.

La maggior parte delle operazioni dell’Adau, che sono equipaggiati prevalentemente con armi prodotte negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, sono altamente sensibili e, ovviamente, poco divulgate. Oltre ad aver partecipato a diverse missioni di salvataggio, i Navy Seals thai hanno raccolto informazioni durante i periodi di tensione lungo i confini del Paese. Alla fine degli anni Settanta, le squadre di ricognizione sono state inviate sul fiume Mekong, per operazioni d’intelligence sui guerriglieri del Pathet Lao, un’organizzazione comunista del Laos nata nell’agosto del 1950. Più recentemente, nel 2011, gli uomini delle forze speciali della marina militare thailandese, sono stati inviati nel Golfo di Aden, al largo delle coste della Somalia, per partecipare ad alcune operazioni anti-pirateria.

Attualmente sono impegnate lungo il confine con la Cambogia in missioni anti-droga e contro il contrabbando illegale di legname. Ma anche in altri interventi anti-pirateria nel Golfo della Thailandia.

Nel campo comunista di Goli Otok
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