La Libia è un inferno a poche miglia dalle nostre coste. L’operazione lanciata a marzo da Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, ha cambiato le carte in tavola. Dopo mesi di stallo politico e militare, il maresciallo ha puntato dritto su Tripoli, capitale del governo di Fayez al Sarraj, l’unico rappresentante libico riconosciuto formalmente dalla comunità internazionale. Il governo della Libia ha reagito all’avanzata di Haftar con l’operazione “Vulcano di rabbia”: e Tripoli si è trasformata in un enorme campo di battaglia. Un fronte complesso, in cui appare chiaro che quella in Libia è un laboratorio perfetto di guerra per procura in cui si confrontano tutti i maggior attori del Mediterraneo allargato, dalle monarchie del Golfo alla Turchia, dall’Egitto agli Stati europei, fino alle potenze di Russia e Stati Uniti.
Una guerra che per l’Italia ha un’importanza fondamentale. L’instabilità politica rischia di provocare un aumento massiccio del numero di migranti che tentano di raggiungere il nostro Paese. La situazione rischia di far esplodere una nuova bomba migratoria e il blocco della rotta del Mediterraneo centrale potrebbe interrompersi sotto la spinta di migliaia di profughi pronti a partire. La presenza delle nostre truppe a Misurata e della nostra Marina a Tripoli è un’immagine concreta del nostro sforzo nel conflitto libico. E il nostro reporter Fausto Biloslavo è andato lì, sul campo di Tripoli, per raccontarci cosa sta succedendo.
Questo reportage è composto da 3 parti
Al fronte di Tripoli con i soldati di Serraj
(Tripoli) Le vampate rossastre illuminano il tetto in prima linea nella cupa notte della battaglia di Tripoli. Un giovane mitragliere spara brevi raffiche intermittenti verso le postazioni del generale Khalifa Haftar. Per girare sul fronte della capitale con il calare...
La battaglia di Ein Zara: un inferno di fuoco in Libia
(Tripoli) Il sibilo del proiettile ti ronza nelle orecchie un attimo prima che centri un muro già sbrecciato dai combattimenti sollevando uno sbuffo di polvere a pochi passi da noi. Un maledetto cecchino sta tenendo sotto tiro l’incrocio da dove...
I disperati di Tripoli sognano l’Italia
(Tripoli) “Tutti noi, neri, vogliamo andare in Italia con il gommone. Ma da quando è arrivato Matteo Salvini ha bloccato la rotta dell’emigrazione”, esordisce Leonel, che viene dal Camerun e parla la nostra lingua. Assieme a decine di clandestini, che...
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

