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Questo reportage è stato realizzato grazie al contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre

Un aereo italiano, il C27 Jedi, è pronto a sorvegliare la visita del Papa con la grande messa nello stadio di Erbil davanti a 10mila fedeli. Un gioiellino della guerra elettronica, che intercetta le comunicazioni radio dei gruppi jihadisti, qualsiasi telefono «e può inibire il funzionamento dei cellulari utilizzati per fare esplodere le trappole esplosive», spiega una fonte della coalizione internazionale anti terrorismo.

Papa Francesco viaggerà sempre su una macchina super blindata. Ieri, 48 ore prima della storica visita in Irak, sono stati lanciati 13 razzi sulla base americana di Air al Assad nel famigerato triangolo sunnita. Un contractor è morto. Il Santo Padre non si è fatto intimorire: «Da tempo desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto, quella chiesa martire. Il popolo iracheno già aspettava San Giovanni Paolo II al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta. Preghiamo perché questo viaggio si possa fare bene».

I razzi di ieri sono il quarto attacco in un mese contro le truppe Usa ridotte a 2500 uomini, che i gruppi sciiti filo iraniani vogliono a tutti i costi cacciare dal paese. «Non pensiamo sia una minaccia relativa al Papa, ma fa parte del braccio di ferro in Irak dove abbiamo vissuto anche un attacco al giorno alle forze internazionali» spiega la fonte della coalizione.

Il 15 febbraio altri razzi hanno colpito l’aeroporto di Erbil, la «capitale» del Kurdistan iracheno, sempre diretti alla base americana. Pochi giorni dopo il presidente Joe Biden ha ordinato il suo primo raid aereo contro una base in Siria dei «Guardiani del sangue» il gruppo estremista sciita che ha rivendicato l’attacco. I razzi sono scoppiati a 500 metri da camp Singar, la base degli oltre 250 militari italiani nel nord dell’Irak. Una missione un po’ dimenticata, che affianca le forze curde dei Peshmerga a livello di pianificazione contro il terrorismo. Non solo sacche o cellule dormienti dello Stato islamico sconfitto, ma ancora pericoloso. La coalizione fornisce anche intelligence su consistenza e movimenti delle milizie sciite schierate nella zona strategica di Makhmur e sull’infiltrazione iraniana.


Il generale Francesco Principe comanda il contingente italiano ed è il più alto in grado della coalizione internazionale in Kurdistan. La missione cambierà volto sotto il cappello della Nato con 4mila uomini, in gran parte europei, al nostro comando, destinati a sostituire gli americani.

La sicurezza del Papa fino a Mosul sarà garantita dall’esercito e polizia iracheni con grande dispiegamento di uomini e mezzi. Nel nord dell’Irak, anche se non viene confermato ufficialmente, saranno i Peshmerga curdi della regione autonoma ad assicurare l’incolumità di Francesco. «Un piano di contingenza della coalizione esiste per la sicurezza del Papa. Se sarà necessario interverremo su richiesta irachena o curda» spiega la fonte del Giornale.

Più che i gruppi sciiti Francesco è considerato «il re dei crociati» dalle cellule dello Stato islamico. Dalla Siria si sarebbe infiltrato un centinaio di jihadisti nelle ultime settimane, anche se nessuno parla di minaccia diretta alla visita del Papa.

Il 26 febbraio è stato arrestato Bashar Mustafa, il capo dei cecchini dell’Isis super ricercato. Più che il Papa avrebbe avuto nel mirino alti ufficiali della coalizione internazionale compreso il generale Principe.

La vera minaccia è che esisterebbe una tacita alleanza tattica fra cellule jihadiste e alcune milizie sciite estremiste contro il comune nemico americano. La fonte internazionale rivela che «abbiamo informazioni di intelligence di posti di blocco in mano a gruppi sciiti dove sono stati fatti passare i terroristi orfani dello Stato islamico».

TRASPARENZA

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