SANTO TOMAS RESISTE
Venticinque anni di guerriglia indigena in Chiapas
Testo, foto e video di Roberto Di Matteo
Foto editing di Marco Negri

Santo Tomas resiste

Il primo gennaio 1994 entrò ufficialmente in vigore il Nafta, il trattato di libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico. Quello stesso giorno l’Esercito zapatista di liberazione nazionale occupò sette cittadine nello stato del Chiapas, in Messico. Dal municipio di San Cristobal de las Casas il subcomandante Marcos pronunciò la celebre “Primera declaracion de la Selva Lacandona” con la quale dichiarava formalmente guerra al governo centrale messicano e prometteva libertà, giustizia e democrazia per tutte le popolazioni indigene oppresse.

America, Santo Tomas, Messico 2018. La stella rossa è il logo dell’esercito zapatista.

Per 12 giorni i guerriglieri dal volto coperto con fazzoletti e passamontagna combatterono contro l’esercito regolare lasciando sul campo cento morti e alla fine, l’allora presidente messicano Carlos Salinas, dovette scendere a patti con gli insorti.

America, Santo tomas, Messico 2018. Ogni membro maschio della comunità diventa un guerrigliero appena riesce a imbracciare un fucile. Sotto il passamontagna spesso ci sono giovani adolescenti la cui percezione del mondo ha un raggio di 30 chilometri.

All’epoca non c’erano i social network ma il messaggio di quel movimento armato, clandestino, di stampo anticapitalista, che si schierava in difesa degli ultimi e degli oppressi, divenne virale.

Il mito del contadino che si ribellava alle multinazionali, al noliberismo sfrenato, allo sfruttamento e alla corruzione si diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo. Lavoro, terra, tetto, cibo, salute, educazione, indipendenza ma soprattutto libertà, democrazia e giustizia divennero slogan ricorrenti e l’Ejercito Zapatista divenne un simbolo.

America, Santo tomas, Messico 2018. I bambini indigeni delle comunità zapatiste non vanno a scuola e spesso non parlano neanche spagnolo.

Quest’anno, a 25 anni esatti dalla nascita del movimento, l’Ezln è molto cambiato. In Chiapas i cinque grandi caracoles (aree zapatiste autogestite) sono ormai realtà riconosciute, anche se mal tollerate, che vivono in un regime di autonomia.

America, Santo Tomas, Messico 2018. I piccoli delle comunità crescono sapendo che toccherà a loro portare avanti la lotta per la terra.

Il Consiglio indigeno di governo (Cig), seppur senza risolvere il problema delle comunità indigene è riuscito a strappare numerosi riconoscimenti e concessioni a tutela delle minoranze etniche tzeltal, tzotzil, zoque, tojolabal e chol di origine Maia.

 

America, Santo Tomas, Messico 2018. Nella casa di un campesino chiapaneco ci sono solo pochi oggetti di uso quotidiano e null’altro.

Ogni anno, durante le convocazioni degli incontri delle “Reti d’Appoggio al Cig”, il Chiapas viene invaso da turisti e simpatizzanti che arrivano da ogni parte del mondo per prendere parte agli “zapatours”, gitarelle radical-chic nel cuore del movimento con tanto di souvenir e foto col passamontagna.

America, Stanto Tomas, Messico 2018. Il passamontagna è il simbolo dell’esercito zapatista. Inizialmente serviva a mascherare la propria identità ma ormai è solo un vezzo di appartenenza.

E quello che nasceva come un movimento no global ha finito col globalizzarsi, diventando mediatico, turistico. Ormai i passamontagna e i fazzoletti rossi non servono più per nascondere la propria identità ma i campesinos continuano ad usarli rivendicando l’appartenenza al movimento.

America, Santo Tomas, Messico 2018. I “camini” di legno di rovere vengono ricoperti di terra e bruciano lentamente per due settimane rilasciando nell’aria un odore acre e pungente.

Potrebbe quasi sembrare che i rivoluzionari abbiano raggiunto il loro scopo conquistando per se il proprio angolo di paradiso in uno dei luoghi più belli del mondo. La realtà è però ben diversa. Al di fuori dei cinque grandi caracoles, fortemente militarizzati, esistono circa altre duemila enclavi indigene occupate che vivono la propria quotidianità in uno stato di guerriglia permanente, lottando per un pezzo di terra o per un corso d’acqua in condizioni di povertà estrema.

America, Santo Tomas, Messico 2018. Quando le donne sono al lavoro una “madre” si occupa di badare a tutti i bambini nella capanna centrale.

È questo il caso della Comunidad de Santo Tomas, un’enclave Tzeltal insediatasi in un terreno incolto di 200 ettari a 60 chilometri da San Cristobal. Con InsideOver ci siamo addentrati nella Selva Lacandona, nota anche come Selva Negra, per conoscere le condizioni di vita di questa piccola comunità indigena di circa 500 persone.

America, Santo Tomas, Messico 2018. Ogni mattina la vita della comunità inizia all’alba con un’assemblea in cui si discutono i punti all’ordine del giorno: il presidente da la parola a a chi chiede di parlare mentre il segretario prende appunti.

Qui le giornate iniziano presto e pian piano, alle prime luci dell’alba, i maschi si raccolgono nella piazzetta centrale dove gli uomini di guardia hanno tenuto acceso il fuoco per tutta la notte. Prima di iniziare ogni attività l’assemblea pianifica la giornata, assegna i terreni da disboscare e coltivare, distribuisce ad ogni famiglia le querce che verranno trasformate in carbone, decide chi dovrà svolgere incarichi speciali, raccoglie i soldi per il fondo cassa e organizza le spese collettive.

America, Santo Tomas, Messico 2018. Questo corso d’acqua è il principale motivo di contesa con i paesi vicini. Da esso dipende la sopravvivenza della comunità che è disposta a difenderlo con la vita.

Qui non ci sono scuole, i bambini parlano uno spagnolo stentato e la loro percezione del mondo è limitata a quei duecento ettari in cui vivono. C’è una chiesa ma è quasi sempre chiusa da quando il suo responsabile, lo stimatissimo Juan Perez de La Cruz, fu assassinato in un’imboscata appena un anno fa. “La vedova – raccontano i guerriglieri – è stata costretta a trasferirsi con i figli in città dove vive mendicando. Ma le abbiamo lasciato la sua capanna. Perché quando conquisteremo questa terra, un pezzo le spetta di diritto.”

America, Santo Tomas, Messico 2018. Le comunità locali praticano la pallacanestro su campi di sassi e terra battuta e organizzano tornei fra tribù.

Questa terra, per cui tanto sangue è stato versato, in realtà non offe nulla. È una terra arida e pietrosa attraversata da un rivolo d’acqua. Gli indigeni vi coltivano mais e frijoles (nda: mais e fagioli) ma ogni anno il raccolto basta a malapena a sfamare la comunità.

America, Santo Tomas, Messico 2018. Il mais, assieme ai fagioli, é il principale alimento delle popolazioni indigene del Chiapas.

Qualche entrata extra arriva dalla produzione di carbone vegetale secondo antichi rituali maya; ma dopo un mese di lavoro una famiglia media, non riesce a portare a casa più di mille pesos, circa cinquanta euro, quanto basta per comprare zucchero, caffè o sapone ed altri generi di prima necessità.

 

America, Santo Tomas, Messico 2018. Il piccolo Juan non aveva mai visto un uomo con la barba, non aveva mai visto una videocamera, non aveva mai sentito parlare una lingua diversa dallo Tzeltal.

Da quando è stata fondata, Santo Tomas è stata attaccata diverse volte dai militari del governo che in più occasioni hanno tentato invano di portare a termine lo sgombero dell’area. Anche gli ex proprietari “gringos” (Ndr: statunitensi) hanno provato a mandarli via ingaggiando commandos mercenari. Gli uomini raccontano di una battaglia durata due giorni che costrinse donne e bambini a ripiegare nella selva, vinta solo grazie alla fede in Dio.

 

America, Santo Tomas, Messico 2018. Le donne portano con se al lavoro i bimbi durante l’allattameno. Non è raro vedere una donna Tzeltal con il machete in mano ed il neonato in spalla.

E a rendere ancor più difficile le condizioni di vita di questo popolo ci pensano gli abitanti e le autorità dei comuni vicini che nei loro confronti nutrono un odio profondo. Ogni tanto la polizia si presenta a chiedere una sorta di pizzo per lasciarli in pace mentre molto frequenti sono le imboscate ad opera di ignoti.

 

America, Santo Tomas, Messico 2018. Anche il foulard rosso intorno al collo è un simbolo zapatista.

Risale al 23 gennaio di quest’anno l’ultimo omicidio senza colpevole che ha portato il lutto a Santo Tomas. La vittima, Estelina López Gómez, è stata freddata con un colpo di fucile mentre usciva dalla comunità con suo marito.

America, Santo Tomas, Messico 2018. Il territorio di Santo Tomas è pieno di grotte e anfratti nei quali gli indigeni si recano per pregare e offrire cibo alla Madre Terra.

La vita qui è incredibilmente dura ma questi guerriglieri non hanno alternative. Per loro smettere di lottare significherebbe morire. Non c’è spazio nella società moderna per una popolazione indigena che vive secondo antichi codici e rituali; e il far parte di una struttura organizzativa come l’EZLN li aiuta a credere in una causa e permette loro di andare avanti con una flebile speranza nel futuro.

 

Testo, foto e video di Roberto Di Matteo
Foto editing di Marco Negri