(Chisinau) Maia Sandu non vuole scatenare la terza guerra mondiale e non promuoverà un intervento militare in Transnistria in caso di avvicinamento dei russi alla regione secessionista”: intervento che, pur non essendo la Moldavia parte della Nato, sarebbe difficile da estendere all’Occidente. Lo riporta una qualificata fonte di Inside Over parlando delle sfide che attendono la Moldavia in questa fase difficile.

“Il Paese negli ultimi anni ha vissuto tre importanti crisi”, ovvero la pandemia, una perdurante crisi energetica e ora la guerra, ma secondo la nostra qualificata fonte, che conosce bene le dinamiche governative e politiche nel Paese, la presidentessa Sandu sta tenendo un approccio “moderato e pragmatico” avendo a disposizione solo tre opzioni. La prima, in caso di avanzata russa verso la Transnistria, è quella citata e da escludere; la seconda è quella di una “sostanziale accettazione” delle mosse russe che si risolverebbe in un suo declino politico; la terza è la necessità di doversi confrontare col “golpe bianco” dell’opposizione filorussa.

Scenari complessi, chiaramente. Ma a Chișinău la guerra in Ucraina è ancora percepita come lontana. Anche perché, ci viene detto, “i moldavi non solidarizzano apertamente con gli ucraini”, ritenuti complici dell’offensiva in Transnistria del 1992, “e sul fronte russo si tende a separare dal giudizio su Mosca quello sulla figura di Vladimir Putin”.

Tre opzioni complesse che evocano una quarta, quella pragmatica e inevitabile per Chișinău: aspettare. La chiave di volta si chiama Odessa, città profondamente bombardata dai russi nelle ultime giornate e verso cui si concentrano molti sforzi nel fronte Sud-Ovest della guerra. Fino a che Odessa non sarà in qualche modo occupata, messa sotto assedio o aggirata, Chișinău intende aspettare. E anche qualora la Russia dovesse congiungersi alle forze in Transnistria, si ragiona nella capitale moldava, nessuna provocazione è in vista in una “regione data già per certa”. Il 9 maggio ha mostrato che l’opinione pubblica è divisa tra pro-russi e pro-europei: una scelta ecccesivamente sbilanciata in un senso o nell’altro avrebbe effetti destabilizzanti sull’opinione pubblica interna che a prescindere dal colore politico chiede una sola cosa: tranquillità e sicurezza nella neutralità.

Del resto la Moldavia pensa a sopravvivere come fatto finora, nonostante il suo ruolo a-strategico. Tanto spesso sottaciuto quanto di fatto cruciale per i decisori in campo nell’Europa odierna.

Un fattore dirimente per la sopravvivenza della piccola repubblica è la sicurezza energetica. La dipendenza dal gas naturale russo pone la Bessarabia in uno stato di aumentata vulnerabilità in seguito alle operazioni belliche scatenate dalla Russia contro l’Ucraina. Il rischio di essere tagliata fuori dagli approvvigionamenti gasieri ed elettrici costituisce un serio problema per la Moldavia.

La Romania, sorella maggiore dello spazio geopolitico rumenofono, spinge affinché tale dipendenza dalle fonti orientali sia sensibilmente ridotta o addirittura azzerata. Il gasdotto Iași-Ungheni-Chișinău che collega la capitale storica del Principato di Moldova (Romania) alla capitale odierna della Bessarbia è stato realizzato per volere delle autorità di Bucarest con sciente impiego dei fondi di coesione comunitari transfrontalieri. Il tubo di 150 chilometri, che ha costeggiato il nostro itinerario di ingresso dalla Romania nel “paese più povero d’Europa”, potrebbe rappresentare una fonte di approvvigionamento alternativa nel caso in cui dovesse cessare per incidenti bellici o scelte politiche l’afflusso di oro blu dall’Ucraina. La parte più popolosa della Moldova, Chișinău e hinterland (circa un milione di cittadini sui 3,5 che compongono la nazione) potrebbe ricevere gas romeno a prezzi politici.

Sempre con saggio impiego di fondi europei, la Romania sta costruendo diverse linee elettriche per collegare le due sponde del fiume Prut, confine naturale che divide la Bessarabia dalla Țara Românească. Scopo ultimo di Bucarest è quello di riuscire a sganciare Chișinău dalla dipendenza dalle centrali elettriche dell’Ucraina e della Transnistria, regione separatista filorussa ubicata sulla sponda sinistra del fiume Nistru/Dnestr. Se gli impianti ucraini possono sempre essere distrutti dagli eventi bellici in corso, l’acquisto di energia elettrica dalle centrali transnistriane (Dubăsari e Cuciurgan) rappresenta un finanziamento indiretto de facto del regime filorusso di Tiraspol.

Se lo standard dello scartamento ferroviario differente tra Romania e Moldavia può essere ignorato grazie al sopraggiungere di nuove tecnologie legate ai trasporti, gli standard di elettrificazione non possono essere sottovalutati, bensì armonizzati. A causa degli standard ereditati dall’Unione sovietica, oggi la Bessarbia può importare energia elettrica da est o da ovest, ma non da entrambe le parti contemporaneamente. L’impossibilità dell’import sincrono deve essere tecnicamente risolta in tempi rapidi per garantire un minimo di sicurezza energetica, ovviando a più vaste crisi socio-economiche regionali.

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