Guerra /

In Ucraina, sul fronte orientale, le giornate iniziano invariabilmente sempre nello stesso modo. Alle prime luci dell’alba, anche quando un sole diafano appare sull’orizzonte basso e sconfortante, i colpi di artiglieria da sporadici si fanno sempre più frequenti.

Gli spari si intensificano ed esplosioni di un obice o di un mortaio diventano sempre più assidue, fino ad una vera e propria pioggia di proiettili. Le fragorose concussioni, che provocano la sensazione di un forte pugno nel petto, creano uno sfondo martellante, simile al suono di un tamburo di morte. Questo scenario apocalittico dura circa mezz’ora: lo scambio raggiunge un picco che vede le due parti coinvolte, sembrerebbe in modo addirittura entusiastico e indiscriminato, lanciarsi contro qualsiasi tipo di colpo disponibile, in un fragore ininterrotto. Poi, pian piano, l’attacco comincia a rallentare, tornando uno scambio occasionale fatto di rari spari nello spazio grigio circostante. Lo stesso scenario di scontri violenti e frenetici, si riscontra al tramonto, quando il buio pungente avvolge la scarno paesaggio di campi desolati. Questa è al momento l’unica guerra attiva in Europa ma, secondo le Nazioni Unite, è già costata la vita a più di 10mila persone ed ha lasciato più di 1 milione e 700mila persone senza casa e senza lavoro.

Il motivo delle esplosioni mattutine e serali così prevedibili e ripetute con perfezione quasi cronologica tutti i giorni, è dovuto al fatto che il team di osservatori della Missione speciale di monitoraggio in Ucraina (Smm) dell’Osce (Organization for Security and Co-operation in Europe), da bravi “funzionari”, osservano un orario d’ufficio: arrivano al mattino e poi ripartono alla sera. La loro presenza sul terreno di guerra rappresenta comunque un successo degli sforzi diplomatici perché ha portato certamente messo un freno al conflitto. A tale proposito ricordiamo l’armistizio del settembre 2014, conosciuto come Minsk I, firmato da tutte le parti coinvolte. Purtroppo l’accordo è fallito nel giro di poco tempo e, successivamente, è stato adottato un altro armistizio, cosiddetto Minsk II, del febbraio 2015, tuttora formalmente vigente. Questi accordi volti al “cessate il fuoco” hanno avuto per ora il solo scopo, per quanto benemerito, di rallentare il conflitto, ma non di concludere le ostilità. Ogni giorno, infatti, come sopra descritto, si assiste ad un teatrino, con gli scontri concentrati in determinate ore della giornata.Le forze ucraine sono composte da unità dell’esercito regolare ed un mix di volontari, per la maggior parte ucraini, ma anche di un piccolo numero di cittadini provenienti da paesi diversi, quali Francia, Georgia, fino alla Bielorussia.

All’inizio del conflitto, il governo ucraino fu costretto ad affidarsi quasi completamente ai volontari. Poi, dopo la formazione e l’organizzazione sul terreno dell’esercito ufficiale e alla stabilizzazione delle posizioni al fronte, le autorità hanno cominciato ad imporre un più stretto controllo sulle milizie dei volontari. A prescindere dall’accordo di Minsk II, che ha stabilito il disarmo dei gruppi “illegali” in Ucraina, il governo non gradisce la presenza di gruppi di volontari armati e delle milizie a cui fanno riferimento, operanti fatalmente al di fuori della sua autorità.

Mentre l’apparato militare ha tecnicamente il compito di impedire ai volontari di raggiungere il fronte di guerra e addirittura di arrestarli in caso di ribellione, i combattenti “irregolari” hanno molti sostenitori tra i vari ranghi dell’esercito ucraino.Abbiamo potuto notare questo approccio favorevole quando il nostro autista, che ci portava al fronte, vicino alla cittadina di Avdiivka, ha dato un passaggio ad alcuni guerriglieri volontari lungo la strada. Ai vari posti di blocco dell’esercito ucraino siamo passati sempre velocemente, dopo solo un paio di domande formali.

Durante il percorso in auto, attraversando le strade sconnesse e fangose dell’Ucraina orientale, i combattenti che condividevano con noi lo scomodo viaggio, ci hanno spiegato come parte degli ufficiali nell’esercito regolare simpatizzino con i volontari, come il famoso Right Sector, e li vedano non solo come semplici alleati che combattono lo stesso nemico, ma anche come una forza utile al di fuori del controllo del governo ucraino. Questi gruppi, infatti, non collaborano con gli inviati dell’Osce e possono, quindi, attaccare le forze separatiste con tempi e modi che l’armata ucraina non è autorizzata ad implementare.

Facciamo quello che loro non possono fare”, ci dice semplicemente un volontario. Santa, il nome di guerra di un comandante dei volontari (che nel frattempo sta inaspettatamente scrivendo un libro per bambini) ci ha confidato che è frequentemente in contatto con gli ufficiali dell’intelligence ucraina (74th Intelligence Brigade) e che sono proprio questi ufficiali che hanno guidato il suo gruppo dei volontari ad occupare determinati territori sul fronte di guerra.

Nonostante il volume sorprendente di bombe, artiglieria, missili, granate, proiettili e altro ancora, scambiato giornalmente, nessuna delle due parti accusa una diminuzione di armi o di rifornimenti. Dolphin, il nome di guerra di un altro comandante dei volontari, ha sogghignato quando gli abbiamo chiesto se avessero difficoltà nel mantenere un’adeguata fornitura. Infatti, tutte le basi dei volontari che abbiamo visitato sul fronte di guerra presentavano un elevato numero di pezzi e di munizioni, molte scorte sono state addirittura spostate all’aperto, in grandi contenitori coperti da teloni.

Le basi operative dei volontari, dietro al fronte di guerra, sono costituite da abitazioni bombardate e quindi abbandonate, successivamente rinforzate con sacchi di sabbia e convertite in veri e propri bunker. Gli uomini si riparano in questi ricoveri di giorno e fanno avanti e indietro dalle trincee sul fronte di guerra. I gruppi si scambiano la mattina seguente: squadre riposano ed altre vanno a combattere.

A causa dei sacchi di sabbia che bloccano la luce, abbiamo condotto molte delle interviste al buio, con un’aria pesante in stanze o cantine senza nemmeno un filo di aria. La vita nelle case avviene principalmente intorno ad una stanza centrale, dove sia uomini che donne passano il loro tempo fumando, controllando i social dai loro telefoni e cucinando una pentolata di borscht su fornelli arrugginiti. In una di queste dacie, i volontari hanno trovato documenti che mostravano come il proprietario dell’abitazione abbandonata fosse un alto ufficiale comunista in Russia. Si sono molto divertiti all’idea che ora quella stessa abitazione fosse occupata proprio per combattere i russi.

I commenti che abbiamo ascoltato, ci hanno rivelato che tutti i soldati dell’esercito ucraino ed i volontari non si considerano come combattenti contro i separatisti in una guerra civile, ma piuttosto come guerreggianti contro una invasione. Pochi, infatti, hanno usato la parola “separatisti” nei discorsi fra loro o anche nelle nostre interviste, mentre, invece, facevano sempre riferimento semplicemente ai “russi”. Il movimento dei separatisti stesso è stato definito da molti come una operazione organizzata dagli ufficiali dell’intelligence russa.

A dire il vero, il governo russo continua a negare il supporto ai separatisti in Ucraina, solo riconoscendo che alcuni “volontari” russi e soldati fuori servizio hanno deciso di prender parte al conflitto in modo autonomo. Nell’ultimo giorno della nostra visita, raccolti in una cantina di una delle case occupate (i piani superiori erano stati distrutti da colpi di artiglieria), intorno ad una stufa a legna con un gruppo di volontari, otto uomini e una donna hanno condiviso con noi le loro opinioni sulla Russia e sulla sempre più aggressiva retorica tra le due parti. “Il trattato di Minsk è stato continuamente violato dai russi, ma ci ha anche dato più tempo per prepararci. Quindi, non abbiamo lanciato nuove offensive o risposto in modo troppo aggressivo agli attacchi russi.”

È possibile che l’Ucraina sia risoluta a protrarre gli scontri ora che si trova in una posizione più forte rispetto all’inizio del conflitto. Se ciò sia vero o meno, il pensiero conclusivo del leader di questo gruppo di volontari non ha dato speranza sulla fine di questo conflitto. “I russi vedranno quello che faremo a Donbass. Hanno avuto la meglio quando eravamo in una posizione di svantaggio, ma l’Ucraina lancerà presto una offensiva. Starete a vedere. Libereremo le nostre terre che hanno occupato.”