MOSUL – I possenti blindati color sabbia sfrecciano paralleli alla strada che porta a Baghdad da Mosul ovest, appena conquistata dall’avanzata irachena. L’ufficiale che ci accompagna ordina perentorio: “No video, no foto”. I soldati americani non si vedono barricati dentro e reduci da chissà quale missione. Si capisce bene che sono loro perché sui portelloni dei blindati hanno scritto curiosi nomi di battaglia: “Mickey, Ariel, Leo”.  Topolino, la sirenetta ed il re leone, che sono tutti personaggi dei cartoni animati di Walt Disney.

A Mosul sarebbero almeno 500 i soldati americani al fronte in appoggio alle truppe irachene.

I corpi speciali operano di notte, anche dietro le linee per l’individuazione di obiettivi e la cattura dei comandanti dello Stato islamico. Altri specialisti indirizzano gli attacchi aerei delle forze alleate. L’82esima divisione avio trasportata, “Teschio e serpente”, che è stata paracadutata in Normandia e ha partecipato alla campagna d’Italia e alla battaglie delle Ardenne, schiera i suoi uomini sul fronte di Mosul.Nella base di Hamam Alì, pochi chilometri a sud, della capitale circondata del Califfo sono almeno un centinaio i soldati al comando del tenente colonnello John Hawbaker. La base è ricavata in una raffineria distrutta diventata comando avanzato della polizia federale per l’offensiva. Per la prima volta dei giornalisti italiani hanno ottenuto il permesso di entrare.

“Siamo arrivati il 16 febbraio” spiega il sergente di scorta, che sembra Gunny interpretato da Clint Eastwood. Davanti alla base, nei campi, è piazzata la batteria da campo Charlie. Dei potenti cannoni semoventi, che tirano granate da 155 millimetri. “Abbiamo già sparato diverse centinaia di colpi” ammette il capitano Geoffrey Ross, che comanda l’artiglieria. La sua unità del 2° battaglione dell’82esima divisione arriva da Fort Hood in Texas. “Sentiamo di partecipare a qualcosa di più grande di noi – spiega il giovane ufficiale con giubbotto antiproiettile ed elmetto – Aiutiamo gli iracheni a sconfiggere un barbaro nemico come l’Isis”.La missione è semplice: “Garantire la potenza di fuoco alle truppe irachene per liberare Mosul. I nostri sono tiri che colpiscono postazioni dell’Isis come i mortai, i lanciarazzi multipli oppure i bunker”. L’artiglieria Usa rispetto a quella irachena dovrebbe essere più precisa riducendo al minimo le vittime civili

Un Maxx pro, i nuovi bisonti d’acciaio contro le mine degli americani, apre il portello posteriore e scende una squadra di paracadutisti rientrata da una missione a Mosul. Nei momenti di pausa dei combattimenti si scherza, si ride o si parla con i familiari negli Stati Uniti via computer. Un soldato di colore tira fuori una grande A rossa per ricordarci che viene dall’Alabama. “Gunny”, il sergente che ci scorta, interviene solo per chiedere ai militari di spegnere le sigarette non previste dal regolamento durante le riprese.

Gli americani certo non hanno timori di far vedere che intervengono in prima linea partecipando ad una battaglia storica. Il tenente colonnello Hawbaker è convinto che “sia l’inizio della fine per Daesh (il Califfato) intrappolato a Mosul. I barbari verranno sconfitti dalle forze di sicurezza irachene. Non si tratta di se, ma solo di quando”.

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