“Papa Francesco ti prego vieni a trovarci. È molto, molto importante. Abbiamo bisogno di te in mezzo a noi. La tua visita ci incoraggerà e ricorderà che abbiamo una missione: portare il messaggio di Gesù Cristo nell’agitato Medio Oriente. Vieni presto”. L’accorato appello al Santo padre è di Bashar Matti Warda, arcivescovo di Erbil.

I cristiani dell’area di Mosul vivono da oltre due anni sfollati nel capoluogo del Kurdistan nel nord dell’Iraq. Quanti sono?

“A Erbil abbiamo 10mila famiglie cristiane rifugiate. Purtroppo ben 3.200 se ne sono andate nei Paesi vicini o verso l’Europa e altre nazioni. Chi rimane continua ad aver bisogno di aiuto per l’alloggio, il cibo, l’educazione dei figli e l’assistenza sanitaria”.

Perché i villaggi liberati restano vuoti?

“I cristiani non si sentono sicuri. A Mosul si combatte ancora e il governo iracheno non ha iniziato alcuna ricostruzione dei villaggi”.

Chiedete protezione armata internazionale?

“Non vogliamo truppe internazionali, ma osservatori che garantiscano il rispetto della minoranza cristiana e dei suoi diritti”.

Quanti simboli cristiani sono stati cancellati?

“Nove chiese su dieci risultano saccheggiate, bruciate o danneggiate. Il messaggio ai cristiani è chiaro: Vi odiamo, non vi vogliamo e non dovete tornare”.

A Mosul abbiamo trovato minacce a Roma. Solo propaganda?

“Ogni vero musulmano ha l’ambizione di invadere Roma. Ci hanno già provato arrivando alle porte di Vienna. I graffiti di Mosul non sono solo delle scritte, ma una volontà”.

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