Valeria e la sua Kira uccise a Odessa da una guerra assurda: “Il diavolo ora è qui”

Valeria e la sua Kira uccise a Odessa da una guerra assurda: “Il diavolo ora è qui”

(Kiev) Kira ha vissuto solo un mese in pace. Poi è iniziata l’invasione russa e senza rendersene conto ha passato gran parte della sua breve vita in guerra. Sabato alla 14.30, la sua città, Odessa, è stata attaccata a colpi di missile. Uno degli ordigni, probabilmente intercettato, è piombato sul palazzo popolare dove Kira sarebbe cresciuta se non ci fosse stata questa maledetta guerra. In un attimo di morte e distruzione Kira, a soli tre mesi di vita, è stata spazzata via assieme a chi l’adorava, la mamma Valeria e la nonna Liudmila. Il papà, Iuri Glodan, «era andato fare la spesa per la vigilia della Pasqua ortodossa», racconta Roberto Armaroli, decano italiano degli chef ad Odessa, che conosceva la famiglia. «No, troppa rabbia. È da ieri che ci penso e piango – racconta -. Piango per sedare la rabbia. Ma ti dico che quando e se verrà il momento, la mano sarà ferma».

Il papà di Kira forse vivrà con il rimorso tutta la vita di non essere stato spazzato via anche lui dal missile assieme alla famiglia. Nelle ultime ore ha pubblicato sui social delle immagini toccanti con poche parole: «Ora siete nel regno dei cieli, vivrete sempre nei nostri cuori». Un ritratto in bianco e nero della moglie e l’immagine con la sua grande mano di papà che racchiude quella piccolissima della figlia neonata. Solo una settimana e mezzo fa Valeria aveva festeggiato il suo compleanno di giovane madre preoccupata per la guerra. Il suo ultimo messaggio su Instagram è terribilmente preveggente: «Il diavolo è qui. Putin uccide gli ucraini con i razzi balistici. I russi ci uccidono. I bambini muoiono». Valeria aveva studiato giornalismo ad Odessa e lavorava come Pr fino a quando non è arrivata la gioia di Kira. Le foto che stanno emergendo dai social della coppia spezzano il cuore. La mamma sorridente che tiene in braccio un piccolo batuffolo rosa attaccato ad un biberon. Valeria con il pancione e abbracciata al marito in tenuta bianca da chef. Il 4 gennaio scriveva: «Sono state le 40 settimane migliori della mia vita… La nostra bambina ha già un mese… Suo padre le ha regalato i primi fiori… Questo è un livello di felicità completamente nuovo».

Il tragico paradosso è che la guerra scatenata dal nuovo Zar ha polverizzato una famiglia originaria della Russia. Liudmila Yavkina, pure vittima nell’appartamento al quarto piano sventrato e incendiato, era di Novosibirsk, la più grande città siberiana. Marina Kompanets, un’amica, ha scritto in rete: «Non posso crederci, Lera. La più gentile delle persone. Non è giusto, non è giusto, non dovrebbe esserlo. Sunshine, sei sulle nuvole più belle. Dio ti benedica. Lerochka». Il sindaco di Odessa, Gennadiy Trukhanov, si è scagliato contro Putin: «Otto persone sono state uccise compresa una bambina di tre mesi, a cui non è stata data la possibilità di vedere la vita. Che tu possa bruciare all’inferno».

Altri due missili sono stati intercettati ieri lanciati probabilmente dai sottomarini russi della flotta del Mar Nero, che a distanza continua a minacciare Odessa. Come capitato a Kiev il missile russo che ha ucciso la piccola Kira è precipitato dopo essere stato intercettato. Se fosse arrivato intatto sul palazzo di sedici piani avrebbe causato un’ecatombe facendolo crollare. Per questo i russi sostengono che gli obiettivi iniziali erano militari compreso un deposito di armi giunte dalla Nato, che sarebbe stato centrato. Ieri Mosca ha rivelato la minaccia di un attacco chimico con l’ammoniaca nel porto di Yuzhny, ordito dagli ucraini per incolpare i russi. A sua volta Kiev ha accusato i servizi di Putin di voler usare le armi chimiche, in una nebbia di propaganda e disinformazione che sta avvolgendo il conflitto. La morte di Kira, sua madre, la nonna e le foto della famiglia felice hanno scatenato un’ondata di sdegno al grido «non li perdoneremmo mai». L’unica certezza è che la neonata di tre mesi è la vittima innocente di una guerra insensata, che non doveva mai iniziare e di cui non si vede la fine.