La geopolitica della corsa allo spazio
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I russi attaccheranno ancora Kharkiv, Mosca non vuole indietro i corpi dei caduti e due terzi degli abitanti della seconda città del Paese sono fuggiti. Oleh Synyehubov, 38 anni, governatore della regione con poteri speciali, è nel mirino dei russi che hanno cercato di ucciderlo bombardando il suo palazzo. In giubba militare, scortato dalle teste di cuoio, il governatore si fa intervistare passeggiando poco distante dagli uffici distrutti.

Come sta andando la guerra nella seconda città del Paese?

«Se prendiamo come esempio venerdì notte abbiamo registrato solo sul territorio urbano circa 50 attacchi di artiglieria e razzi Grad. Gli ordigni hanno colpito alcuni quartieri residenziali nel centro e vicino al parco».

Teme una nuova offensiva russa, dopo il ripiegamento da Kiev?

«Ci troviamo in questa situazione dal 24 febbraio e sappiamo benissimo quello che dobbiamo aspettarci. Ogni giorno ci prepariamo per un nuovo attacco, ma le nostre forze di difesa tengono saldamente le posizioni nelle strade di Kharkiv e nella regione».

Il palazzo del governatore, il suo ufficio, è stato distrutto dai missili lanciati dai russi. Volevano uccidere anche lei?

«Quando i russi, che non potevano occupare Kharkiv, si sono resi conto di perdere terreno, hanno iniziato a distruggere i simboli istituzionali, come il palazzo del governatore e altri edifici compreso l’ufficio del sindaco per demoralizzare i civili. Avevano annunciato che potevano conquistare la città in tre ore, ma non è andata così».

Lei è un bersaglio?

«Se hanno deciso di colpire l’edificio dell’amministrazione civile e militare volevano uccidere le persone che ci lavorano dentro».

È vero che stanno arrivando rinforzi russi a Kharkiv?

«Dai russi ci aspettiamo di tutto. Siamo pronti a ogni ipotesi dal punto di vista militare. Se la colonna di mezzi nemici arriverà da queste parti le nostre forze armate sono pronte».

Quanta gente è scappata da Kharkiv, quante le case distrutte?

«Gli edifici residenziali sono oltre mille. E stiamo parlando di palazzi con diversi piani. Nei primi giorni abbiamo calcolato che dalle 600mila alle 700mila persone sono state evacuate con i treni. A questo numero vanno aggiunte altre 200mila-300mila che hanno lasciato la città con le auto».

Quanti civili sono scappati?

«Dalla regione di Kharkiv sono andati via oltre 2,7 milioni. Se parliamo della metropoli, tenendo conto di chi è tornato, vivono in città dai 500 mila al milione (rispetto agli 1,5 milioni prima dell’invasione, nda)».

Abbiamo visto molti caduti russi sul campo di battaglia. Informate le loro famiglie?

«Esiste una procedura stabilita dai ministeri competenti. E applichiamo regole molto precise per l’identificazione dei corpi, il trasporto e l’eventuale notifica alla Federazione russa dei caduti. Ma ci troviamo davanti un muro. Le autorità di Mosca si rifiutano di rimpatriare i corpi».

Molti di questi soldati sono giovanissimi, diciottenni o ventenni…

«Cosa possiamo fare se una nazione manda a combattere e morire ragazzi di 18 anni? Ognuno di loro, però, ha fatto una scelta. Quando mettono piede nella nostra terra con le armi diventano nemici».

Cosa chiede al governo italiano e all’opinione pubblica?

«Questo non è solo un conflitto in Ucraina, ma una guerra di tutta l’Europa. Combattiamo per difendere valori comuni e la democrazia. Lo stiamo facendo anche per voi. Mi sembra chiaro che l’aggressione non è rivolta solo al territorio ucraino, ma pure contro i valori europei».

Quando finirà questa guerra?

«Quando l’Ucraina vincerà».

Non teme di venire ucciso?

«Ogni cittadino del nostro Paese, ogni abitante di Kharkiv, è un obiettivo. Resistiamo nella nostra terra. E rimarremo qui sino alla fine».

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