La geopolitica della corsa allo spazio
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(Kharkiv) La sequenza di colpi è impressionante. Le nuvole di fumo bianco si alzano una dietro l’altra con boati pazzeschi amplificati dall’eco. I palazzi residenziali nel quartiere di Saltivka vengono centrati senza pietà e scompaiono nelle colonne delle esplosioni. La scena è impressionante vista da un’altura che domina la zona di Kharkiv nel mirino dell’artiglieria russa. “Battono sempre lì per aprirsi un varco e tornare ad invadere la città come hanno fatto la prima volta, sulla stessa direttrice, all’inizio della guerra” mugugna un soldato che assiste attonito con noi al bombardamento in diretta.

Scendiamo verso Saltivka e dopo pochi minuti ci troviamo di fronte ad altre colonne di fumo, ma questa volta nere, segno che hanno colpito qualcosa che sta bruciando. Un sergente di ferro dell’esercito ucraino ci fa strada fra le macerie. Il quartiere è un dedalo di palazzi residenziali alti e bianchi. Quasi tutti già centrati dall’artiglieria russa. I civili sono scappati e pure i militari sulla linea di difesa si rintanano nei rifugi. Ogni tanto qualche soldatino spunta dal sottosuolo per indicarci la strada. Il sergente si muove da veterano imbracciando un kalashnikov con silenziatore. L’odore forte delle granate appena esplose ci guida in un paesaggio spettrale, dove tutto è morte e distruzione. Il fumo del bombardamento è una nebbia sottile e dietro l’angolo vediamo il palazzo annerito, che brucia per l’impatto di un razzo. Più in là altro fumo scuro e spari forse di cecchini.

La scena è apocalittica e sulla strada del ritorno fra crateri scavati dai missili in mezzo alle case bisogna stare attenti dove si mettono i piedi. Un colpo di mortaio inesploso è conficcato nell’asfalto da dove spuntano solo le alette posteriori. Se inciampi salti in aria. Nella regione di Kharkiv sono piovute, in sole 24 ore, 200 bombe, razzi o colpi di mortaio.

Pyatikhatki è un sobborgo fantasma a nord di Kharkiv dove ci inoltriamo con il sergente di ferro. Le strade sono deserte, ma all’interno di un condominio sventrato scopriamo che c’è ancora qualche civile che non molla la sua casa distrutta e vive sottoterra. Per raggiungere le catacombe moderne, alle porte della seconda città dell’Ucraina nel nord est del paese, bisogna sorreggersi ad una fune altrimenti si rischia di inciampare su una ripida scaletta di ferro. Il sottosuolo è dantesco con alcune famiglie che da giorni non escono all’aperto. Qualcuno ha piantato una tenda e tutti hanno paura. “Guardate come siamo costretti a sopravvivere – sbotta Valentin – Vogliamo solo che questa maledetta guerra finisca. Venite vi porto nel nostro appartamento che non esiste più”. All’ultimo piano l’artiglieria russa ha aperto un varco spazzando via le finestre. Il letto è ancora intatto, ma tutto il resto annerito dalle fiamme. Nella cucina a pezzi spuntano gli spaghetti Barilla pronti a venire cucinati. “Viviamo nel rifugio con bambini piccoli – racconta il sopravvissuto – Non ho più niente, dove vado?”.

Più avanti corrono le trincee della prima linea. Alexander ci fa vedere i puntini neri annidati nel filare di alberi su una collina: “Carri armati russi che ci sparano addosso ogni giorno. Assieme ai miei compagni ho combattuto per sei ore con il nemico a 100 metri, ma lo abbiamo respinto”. L’avamposto è circondato da sacchetti di sabbia dove spuntano mitragliatrici pesanti e armi anticarro. “Prima ero un giovane come tanti che ascoltava musica rap – spiega Alexander con occhiali da sole alla moda – Adesso sparo e vi giuro che ammazzeremo tutti gli invasori russi”.

Il sindaco della città, Ihor Terekhov, ha dichiarato che sono stati colpiti 1.410 strutture e 1.177 erano residenziali. Su 1 milione e mezzo di abitanti è fuggito il 30% della popolazione.

Il grande istituto scolastico sulla strada verso il centro è scoperchiato e all’interno ci sono solo macerie compresi grovigli di banchi. I pochi passanti sotto la neve che sono usciti per trovare scorte di cibo raccontano di “una battaglia furiosa fra i russi asserragliati dentro e gli ucraini che li hanno stanati respingendo l’attacco alla città”.

Nella piazza principale della Libertà, il palazzo del governatore con le possenti colonne è stato fatto  pezzi dai bombardamenti. I vigili del fuoco scavano ancora fra le macerie in cerca di salme. Nel cortile interno un enorme cratere segna l’impatto di uno dei missili lanciati dai russi. Sull’orlo fangoso spunta l’elmetto annerito di un soldato spazzato via.

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