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Kharkiv. L’anziana si sorregge a malapena sul bastone. Curva per il peso degli anni indossa un giubbotto viola e un foulard le copre la testa. Guarda attonita le macerie di una palazzina di cinque piani che non ha più la facciata portata via dalle bombe russe alla periferia di Kharkiv. Gli occhi sono gonfi di lacrime che trattiene a stento. Appena ci vede comincia a parlare a ruota libera. “Avevo sei anni quando scoppiò la seconda guerra mondiale, ma questa è peggio” si sfoga Nina avanzando a fatica. “È la prima volta dall’inizio dell’invasione che esco dal rifugio a vedere cosa è successo – racconta – Oh mio Dio, buon Dio cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo?”.

Nina spiega che ha “più paura adesso a 86 anni, che durante la seconda guerra mondiale quando ero una bambina”. Non riesce a guardare oltre le automobili accartocciate dai bombardamenti e la palazzina dei vicini fatta a pezzi. “Cosa ci stanno facendo i russi, cosa?” si chiede senza trovare una risposta. Grazie al bastone torna sui suoi passi con il peso non solo degli anni, ma del nuovo conflitto sulle spalle. “Dopo avere lavorato tutta la vita, ho perso mio marito vent’anni fa e sono rimasta sola” racconta Nina. Si trascina verso il bunker del suo condominio sempre più rattristata: “Nel 1941 avevo mia madre che mi ha salvata, ma adesso chi si prenderà cura di me?”. Una frase che spezza il cuore anche ai veterani del giornalismo di guerra.

Sul fronte nord della seconda città del paese gli ucraini sono riusciti a distruggere o catturare una batteria di famigerati lanciarazzi multipli Grad, eredi dei tristemente noti organi di Stalin. Il sergente di ferro che ci scorta da giorni avanza velocemente facendo attenzione dove mette i piedi. Decine di ordigni grigi, affusolati e pericolosamente inesplosi sono sparsi dappertutto. I primi lanciarazzi su un’ampia strada asfaltata sono un groviglio di lamiere contorte colpiti in pieno dall’artiglieria. Un soldato russo è spezzato a metà dalla forza delle esplosioni. Il sergente vuole farci vedere “il lanciarazzi che abbiamo catturato quasi intatto”.

Un Bm-21 semi nascosto nella vegetazione monta sul cassone i quaranta tubi di lancio dei razzi, che sono imprecisi, ma saturano l’area bersaglio. Per questo motivo seminano morte e distruzione nelle zone residenziali facendo strage di civili. Sulla portiera, al centro di una stella gialla, c’è il numero 5, probabilmente del gruppo di battaglia, e sul fianco si vede bene la Z bianca, marchio delle truppe d’invasione.

Il ministro delle Infrastrutture ucraino, Oleksandr Kubrakov, ha dichiarato che a Kharkiv sono stati distrutti circa 1300 palazzi residenziali, 70 scuole, 54 asili e 16 ospedali. La prima linea oltre Kulinychi, un quartiere periferico a ridosso del fronte, è il posto peggiore. La strada principale è bloccata dai cavalli di Frisia. Un caffè colpito dalle ultime cannonate sputa ancora fumo grigio che ammorba l’aria. I soldati ucraini hanno scavato profonde trincee per proteggersi dai razzi. I boati dei colpi di artiglieria in partenza si mescolano al fragore metallico di quelli in arrivo. Poco più indietro giacciono davanti ad un distributore di benzina cinque soldati russi uccisi da giorni. Uno ha ancora la maschera antigas. Poco più in là una montagnetta di terra segnala dove gli ucraini hanno sepolto altri nemici caduti in battaglia. Sopra campeggia un cartello: “Qui restano gli occupanti”.

Il governatore militare della regione, Oleh Synyehubov, ammette pesanti bombardamenti russi nelle ultime 48 ore: “Sono stati registrati circa 380 razzi Grad e Smerch e colpi di artiglieria. A Saltivka (quartiere di Kharkiv in prima linea nda), il nemico ha danneggiato il gasdotto provocando un grande incendio”.

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