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(Kiev) La capitale è deserta con il coprifuoco pure di giorno che si spera venga interrotto questa mattina alle 8. In giro solo militari, polizia e volontari sulle barricate. Un sole che riscalda pure il cuore illumina Maidan, la piazza dell’Indipendenza nel centro di Kiev, fortificata con sacchetti di sabbia, blocchi di cemento e cavalli di Frisia. Il consueto bombardamento mattutino lo abbiamo sentito a distanza con meno esplosioni del solito, ma sono state colpite altre zone residenziali della capitale. Gli obiettivi non sembrano militari. Bombe e razzi forse servono a svuotare la città dai civili così i russi avranno mano libera quando e se decideranno di entrare in città con le colonne di carri armati.

Bombardamenti e battaglie si sono allargati a macchia d’olio in tutto il Paese, ma la giornata è stata funestata dall’ennesima tragedia che ha coinvolto vittime più innocenti delle altre. I mille sfollati di Mariupol che avevano perso le loro case negli scontri e si erano rifugiati nel teatro della città centrata da una bomba russa. E ancora prima dieci persone in fila per il pane a Chernihiv, 140 chilometri a Nord di Kiev, sono state spazzate via da una granata. Morire per un tozzo di pane, non facile da reperire in tempi di guerra, è un’ennesima vergogna di questo conflitto. Altre vittime innocenti, più delle altre, sono i bambini. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha tristemente annunciato che sono 103 i più piccoli uccisi fino a ieri, ventesimo giorno di guerra. Anche dall’altra parte della barricata ci sono vittime innocenti, come i pensionati che martedì erano in fila davanti a un bancomat a Donetsk. In attesa del contante razionato, che serve a tirare avanti, è piombato un razzo che ha fatto un macello. Sul terreno sono rimasti 26 corpi senza vita, in gran parte pensionati innocenti perché le vittime civili, senza alcun senso, sono uguali da una parte e dall’altra. Poi si indagherà su chi ha lanciato l’ordigno assassino e perché i russi colpiscono i palazzi di Kiev, ma per i morti cambia poco.


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Al bilancio delle assurdità vanno aggiunte le 400 scuole colpite dall’inizio del conflitto, che di solito hanno un rifugio dove trovano riparo gli abitanti del quartiere compresi gli stessi giovani studenti. L’Organizzazione mondiale della sanità ha denunciato che durante l’invasione sono finite sotto tiro 43 strutture sanitarie. L’attacco più clamoroso ha riguardato l’ospedale di Mariupol. Anche se ci fossero state unità ultranazionaliste del battaglione Azov, come accusano i russi, esistono linee rosse invalicabili pure in guerra. A cominciare dall’utilizzo di bombe a grappolo e armi termobariche, anche se ogni conflitto rischia sempre di diventare senza quartiere. Il risultato è il peso del sangue con 726 civili uccisi, secondo l’Onu, e 1.174 feriti. Per non parlare dei caduti fra i militari su ambo i fronti, arma di propaganda, che però pesa sulle famiglie russe e ucraine che vedono tornare a casa i propri cari in una bara avvolta dalla bandiera.

E le città che diventano «martiri» per l’asprezza degli scontri sono un’altra tragica medaglia, come Mariupol. Obiettivo e trofeo dei russi, che la considerano roba loro oltre ad avere un peso strategico come sbocco sul mare d’Azov. Non solo: una bomba di Mosca, denuncia il consiglio comunale, ha centrato il teatro dove avevano trovato rifugio fino a 1.200 sfollati senza casa perduta nei combattimenti. Si teme un’immane strage. Civili in fuga da Mariupol sarebbero stati bersagliati da razzi lanciati dalle truppe d’invasione nonostante il corridoio umanitario. Nell’ospedale oramai conquistato dai russi c’erano ancora 500 pazienti. Tutte notizie difficili da verificare, ma il dato di fatto è che su una popolazione di 400mila persone almeno la metà è intrappolata senza acqua corrente e con scarse forniture mediche e viveri.

L’ennesima dimostrazione che ci sono vittime più innocenti di altre e se i russi usassero tutta la forza della loro potenza militare in grandi città come Kiev si rischia un bagno di sangue. Da una parte la resistenza ucraina, che non molla con volontari intenti a fortificare la capitale consapevoli di essere scudi umani volontari se arrivassero le colonne di carri armati russi appoggiati dalla forza aerea. Dall’altra gli invasori già al pugno di ferro a Mariupol, che nel pieno del suo splendore è sette volte più piccola come territorio e popolazione della capitale.

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