VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

(Kiev) Un enorme fungo nero e grigio si alza alla periferia di Kiev dopo ripetuti e pesanti bombardamenti. La strada deserta rende la scena sullo sfondo dei palazzi della capitale ancora più terrificante. La guerra si avvicina a una città di tre milioni e mezzo di abitanti, che si prepara alla battaglia finale. Dalla mattina presto il rombo sordo e cupo del cannone aleggia sulla zona nord ovest di Kiev. All’ultima postazione della capitale sulla via Generale Naumov le esplosione si sentono sempre più vicine. I colpi di artiglieria, da una parte e dall’altra, sono intervallati ogni 10-15 minuti. Non è ancora fuoco di sbarramento, ma ogni tanto si sentono inconfondibili i lanciarazzi multipli che vomitano una valanga di morte. Si combatte ancora ad Irpin, sobborgo della capitale, ma i carri armati russi sono già entrati in città secondo i racconti degli sfollati. Una marea umana esausta, disperata, allo sbando, che arriva con gli autobus gialli dell’evacuazione sempre più difficile e pericolosa. La donna è in lacrime e il marito scuote la testa portandola via dicendo “hanno bombardato le case. Tutte le strade sono distrutte”. Un’altra si dispera: “Mio figlio e mia madre sono rimasti a Bucha”, l’ennesimo sobborgo occupato dalle truppe di Mosca. Un sopravvissuto sottolinea “che i russi lanciano missili Grad”, imprecisi e tremendi per i civili. “Un mio amico è stato ucciso. Era nella colonna per l’evacuazione davanti a me”, racconta un giovane.

Poi riprende la raffica dell’artiglieria e gli sfollati, che pensavano di essere in salvo, ripiombano nel terrore delle bombe. Olga, una ragazza che ha portato in salvo il cane non sa dove cercare riparo. “I russi hanno bombardato casa mia. Sono piombate granate e missili Grad”, spiega la ragazza. Non fa in tempo a finire il racconto fra le lacrime che scattano di nuovo i duelli d’artiglieria sempre più vicini alla periferia di Kiev con esplosioni una dietro l’altra. Olga, terrorizzata, si raggomitola in un angolo dietro un chiosco e poi inizia a pregare tenendo stretto il cane. Un’ambulanza porta un ferito con delle stampelle fino alla posizione con la casamatta dove non ci sono solo sacchetti di sabbia, ma pure l’icona dalla Madonna.

“Sono un ex soldato e ho promesso che se il mio Paese avesse avuto bisogno di me avrei dato la vita. E lo farò”, ha ribadito in un’intervista Vitali Klitschko, sindaco di Kiev. Il primo cittadino si attende l’attacco russo “da un momento all’altro”, ma ribadisce che “nell’Unione Sovietica ci siamo stati e non vogliamo tornarci, il nostro obiettivo è fare parte della famiglia europea”. Il municipio avvisa la cittadinanza su Telegram di “tenete sempre d’occhio gli annunci e andare nei rifugi se la sirena dovesse tornare a suonare”. L’allarme aereo ulula ogni giorno di più, ma pochi corrono nei bunker.


Sostieni il reportage di Fausto Biloslavo in Ucraina con una donazione con Paypal o carta di credito, oppure con un bonifico:
ASSOCIAZIONE PER LA PROMOZIONE DEL GIORNALISMO
BANCO POPOLARE DI LODI
Filiale di Milano, piazza Mercanti 5
IBAN: IT43L0503401633000000004244
CAUSALE: Reportage Ucraina
SOSTIENI IL REPORTAGE


Davanti all’ultima postazione prima dei carri armati russi a soli cinque chilometri si stanno preparando grandi sbarramenti con tronchi e pezzi di cemento. Su un fuoristrada nero Eduardo prende fiato assieme ad una donna. Poi tira fuori il telefonino e mostra le immagini delle sue imprese: va a prendere i bambini rimasti tagliati fuori e li porta in salvo alla periferia della capitale. “Guarda, questo è un mezzo russo in mezzo ai campi. Non ho paura. Qualcuno deve salvare gli innocenti”, sottolinea il coraggioso ucraino. La capitale è sempre più militarizzata e disseminata di barriere, che la trasformeranno in una giungla di cemento, un Vietnam per i russi. I tram messi di traverso per fermare l’avanzata ricordano da vicino l’assedio di Sarajevo. Da 48 ore sono comparse anche le mine anticarro, dozzine sotto i guardrail pronte a venire piazzate in mezzo alla strada per fermare i carri armati di Putin.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter

VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI
ALTRI EPISODI