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Prima suona la sirena dell’allarme aereo e poco dopo le esplosioni si susseguono con boati pazzeschi. Una gragnuola di colpi: missili, razzi e contraerea ucraina. Per la prima volta il bombardamento non è lontano dal centro. La notte fra domenica e lunedì i russi hanno colpito un gigantesco centro commerciale provocando 8 morti fra il personale di guardia. E a intervalli, tutta la notte sono continuate a piombare le bombe sul fronte Nord di Kiev. I russi hanno utilizzato anche i caccia per colpire i sobborghi dal cielo.

«Abbiamo sentito un’esplosione assordante e visto un bagliore rosso. Il nostro appartamento tremava come una foglia e mi sono gettata su Maxim, che ha solo un anno e mezzo» racconta Anastasia, che stringe forte la mano del marito Vitali. Sguardi cupi e preoccupati per il figlio piccolo davanti alle rovine fumanti del centro commerciale Retroville. Il primo missile è stato seguito da un secondo intercettato dalla contraerea. Le schegge hanno colpito i palazzi circostanti. L’obiettivo russo erano le scorte di viveri e generi di prima necessità immagazzinati nel vasto mall costruito quattro anni fa. Mosca sostiene che ci fossero anche razzi e munizioni, ma circolano foto che mostrano solo dei blindati protetti dal centro commerciale. Le scorte servivano per i civili che passano la notte nei bunker, ma anche per l’esercito. Un doppio bersaglio che incenerito serve ad affamare la capitale e seminare il panico costringendo la popolazione a fuggire. L’obiettivo è avere mano libera quando i russi attaccheranno la città. La mattina dopo una sfilza di camion esce dal centro commerciale, per metà polverizzato, mettendo in salvo le scorte che non sono andate in fumo.


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Negli ultimi quattro giorni fra missili intercettati, razzi o colpi di artiglieria, il tiro apparentemente a casaccio dei russi ha colpito ogni giorno un quartiere residenziale di Kiev, nella zona Nord, di fronte alla prima linea. «L’esplosione ha mandato tutto in frantumi. La casa sembrava caderci addosso. Fuori le auto nel parcheggio hanno preso subito fuoco. E non riuscivamo neanche a scappare perché la porta d’ingresso era bloccata» racconta tremando una signora dai capelli rossi sotto la tenda della Croce rossa che cura i feriti e aiuta i civili nel panico. Il cratere aperto dal proiettile d’artiglieria davanti il palazzo di via Irpinska è profondo più di un uomo. I volontari della Croce rossa ucraina si fanno in quattro per evacuare la popolazione dalle zone dei combattimenti. «Non credevo ai miei occhi quando ci siamo trovati sull’autostrada a Ovest di Kiev a scortare gli autobus degli sfollati – racconta la giovane e bella Victoria – i russi erano a sinistra, gli ucraini a destra e si sparavano come matti. Non so come siamo passati incolumi con i proiettili che volavano sopra le nostre teste». Eugene è il capo squadra di una colonna di 50 autobus che deve guidare nella zona controllata dai russi ad Est di Kiev per mettere in salvo i civili. «La prima cosa che fanno è prenderci i telefonini rompendoli davanti ai nostri occhi. Per questo non portiamo più niente di valore – spiega – Qualche giorno fa mi sono trovato dentro un’unità russa per ore. Alla fine mi hanno chiesto se potevamo portare via i cadaveri dei soldati ucraini».

Il deputato Sviatoslav Yurash, eletto a 23 anni, è il più giovane membro del parlamento di Kiev. «Organizzo missioni portando aiuti alla popolazione e ai soldati nelle aree sotto attacco russo – spiega con caricatori e kalashnikov a tracolla – Con me ci sono i volontari stranieri». Americani, inglesi, un indiano, in gran parte ex militari, ma pure paramedici, sotto il comando di un texano che ha fondato il gruppo Aquile selvagge per «aiutare gli ucraini a difendere la libertà». Yurash è il figlio dell’ambasciatore ucraino presso la Santa sede. E a Kiev sarebbe già in prima linea un italiano che si è fatto le ossa con la Legione straniera. A Nord di Kiev arriviamo alle porte di Liutizh, ma l’artiglieria martella la linea del fronte. I militari ucraini ci scortano dietro uno stabilimento «che dovrebbe proteggervi se arrivano le granate» e presidiano l’area per garantire la sicurezza. Il sole cala accompagnato dai tonfi sordi delle cannonate sulla prima linea.

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