KIEV PRONTA A COMBATTERE
La legione georgiana: "In arrivo anche gli italiani"
La guerra in Ucraina PARTE 1
Testo, video e foto: Fausto Biloslavo

Kiev pronta a combattere. La legione georgiana: “In arrivo anche gli italiani”

(Kiev) “La Legione georgiana è al fianco dell’Ucraina per combattere i russi. Abbiamo aperto l’arruolamento una decina di giorni fa e stanno arrivando un centinaio di richieste al giorno da tutto il mondo. Cinque italiani, ex militari, vogliono unirsi a noi per addestrare i volontari e aiutare gli ucraini a difendere la libertà del loro Paese”, rivela Mamuka Mamulashvili, barba ben curata, capelli a spazzola e giubbone nero “US Army” regalato da un amico. Al centro dello stendardo bianco della Legione, nata nel 2014, svetta un lupo.

Il comandante aggiunge che “gli italiani dovrebbero arrivare molto presto, in questi giorni, se non bloccano i voli”, come è già stato annunciato da lunedì. Alle sue spalle sventola la bandiera crociata della Georgia in mezzo ad una specie di campo sportivo all’aperto, dove vengono addestrati i civili, che sono pronti a combattere se i russi invaderanno il Paese.

I veterani georgiani sono 200, in gran parte sul fronte del Donbass. Quelli rimasti a Kiev come istruttori fanno avanzare le reclute in mezzo alla sterpaglia o sul terreno ghiacciato simulando un’imboscata e la risposta al fuoco. La brigata è diventata internazionale con l’arrivo di americani, inglesi, albanesi e anche un indiano. Molti sono ex soldati e fra i georgiani alcuni non si fanno fotografare perché, ammettono gli stessi combattenti, “sono ricercati dall’Fsb”, i servizi segreti russi. William si copre il volto con una sciarpetta militare, che non nasconde l’accento americano: “Sono arrivato da un paio di giorni. La Legione recluta in tutto il mondo. Addestriamo i volontari alle tattiche sul campo di battaglia. Io ero nell’esercito Usa e terrò le lezioni di primo soccorso”.

Il giovanotto in mimetica da combattimento viene dalla California e all’ingresso della “base”, alla periferia della capitale, sventolano la bandiera a stelle e strisce e quella georgiana. Dasha Khomenko è un’affascinante bionda di 23 anni con gli occhi verdi, che indossa per la prima volta un giubbotto militare con lo stemma di un teschio sulla spalla. “Voglio combattere contro i russi come hanno fatto i georgiani. Non scapperò e non ho paura di morire per la mia patria”, garantisce la volontaria.

 

 

Ad un’ora di macchina da Kiev, dopo essere sbucati da una fitta foresta, altre centinaia di riservisti e volontari si addestrano in uno scenario post Chernobyl in mezzo a scheletri in cemento di vecchi stabilimenti. Ogni sabato, dopo la settimana lavorativa, tirano fuori la mimetica, gli anfibi ed i kalashnikov se hanno già servito nell’esercito oppure usano sagome in legno di fucili mitragliatori se sono alle prime armi. E avanzano in colonne, dividendosi in squadre sotto il comando di ex sergenti di ferro, per prepararsi alla guerra.

Vasily Grigoruk, 28 anni, è un imprenditore, che fa parte della difesa territoriale, una brigata per ogni distretto del Paese. “Anche se civili in caso di emergenza siamo i primi ad arrivare per aiutare l’esercito a proteggere il nostro paese e gli ultimi ad andarsene” spiega con il fucile d’assalto a tracolla e porta munizioni piene sui fianchi. “Più ci addestriamo e prepariamo – dichiara in perfetto inglese – e meno possibilità avrà la Russia di invaderci”.

 

Una ragazza con occhiali balistici si rotola nel fango eseguendo i comandi. Altri volontari si inginocchiano puntando i fucili a destra e a sinistra, come se il nemico fosse alle porte. Un riservista porta uno scudetto sull’uniforme che non lascia dubbi: “Mia madre è l’Ucraina e mio padre Bandera”, l’eroe ultranazionalista che aveva dato del filo da torcere ai sovietici anche dopo la fine della seconda guerra mondiale con i partigiani annidati nell’ovest del paese. Mosca lo vede come fumo negli occhi. Lo stemma sulla mimetica di un altro volontario raffigura la morte con la falce, che in bicicletta si dirige verso il Cremlino in fiamme.

“Mia madre è l’Ucraina e mio padre Bandera”

La difesa territoriale, che al fianco dell’esercito, dovrebbe fermare i russi è composta pure da casalinghe, studenti, impiegati pubblici, informatici pronti ad imbracciare le armi. E conta su un testimonial d’eccezione, Taras Topoly, della banda musicale amata dai giovani, “Antytila”, che rilancia video invitando alla mobilitazione generale.

Testo, video e foto: Fausto Biloslavo

TRASPARENZA

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