La geopolitica della corsa allo spazio
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(Kiev) I cinque ragazzini in mimetica verde a puntini e stemma con la bandiera russa hanno lo sguardo perso dei prigionieri di guerra. I militari ucraini permettono di incontrarli in un misto di propaganda e informazioni vere sull’invasione delle truppe di Mosca. “Il mio comandante di compagnia ci ha ordinato il 21 febbraio di segnare i nostri veicoli (con la Z bianca, nda) – racconta Mikola Polshchikov Valentinovych – Gli ho chiesto perché e lui ha risposto che prepariamo i mezzi per il combattimento. Poi ha cominciato a dire che marceremo su Kharkiv (la seconda città ucraina, nda). Non ci potevo credere e ne parlavo con i commilitoni dicendo: Veramente invadiamo l’Ucraina?”.

Ai soldati russi sono stati confiscati i cellulari il giorno prima dell’attacco. Savin Anton Yevgeniyovich ha solo 20 anni e spiega che “ci hanno ordinato di partire per l’Ucraina puntando su Kiev per liberare la popolazione dai sostenitori di Bandera (controverso leader nazionalista durante la seconda guerra mondiale, nda), dai neonazisti”. I soldatini di leva non solo erano imbottiti di propaganda, ma a fine missione hanno promesso loro un premio in denaro. Il più giovane, Pozdeev Andrey Yurievich, 19 anni, con lo sguardo tosto, sostiene: “Ci avevano detto di mettere in moto i blindati, ma di non avere paura che non saremo andati in guerra. Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio il nostro convoglio si è messo in movimento. Mi sono addormentato e risvegliato in Ucraina”. Il ragazzino soldato ha visto per la prima volta l’orrore della battaglia con carri armati accartocciati e corpi senza vita. “Il 5 marzo ci hanno detto che i coscritti dovevano tornare in Russia – racconta – ma sono stato ferito durante un bombardamento. Il mio convoglio è finito in un’imboscata e il personale sanitario ha cominciato a gridare ‘non sparate, non sparate. Abbiamo dei feriti. Ci arrendiamo’”.


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Olexander Romanovych, 22 anni, è il più “anziano” del gruppo di soldatini di leva. Coscritti, che Putin aveva dichiarato di non avere mandato in prima linea. “Mi vergogno di quello che abbiamo fatto. Vi prego perdonatemi”, dice rivolto agli ucraini. Vero o falso serve per sopravvivere nella speranza di tornare a casa sano e salvo. Savin Anton Yevgeniyovich 20 anni capelli a spazzola con una piccola ferita sulla testa era nel secondo battaglione carri, quinta compagnia. “Il mio tank cominciava ad avere problemi tecnici quando siamo finiti sotto tiro degli ucraini. Il capitano ci ha ordinato di uscire e abbiamo trovato riparo tra gli alberi – ricorda con gli occhi velati dalle lacrime che trattiene a stento – Per quattro giorni siamo scappati in mezzo ai boschi. Alla fine ci hanno intercettato i militari ucraini. Il comandante ha negoziato la resa”. Il presidente Volodymyr Zelensky annuncia che “tra i 500 e i 600” soldati russi sono stati fatti prigionieri dalle forze di Kiev.

Akhunov Niyaz Munirovich, 20 anni, sguardo impaurito da ragazzino, era arruolato nel primo reggimento carri. “Non avevo mai visto uno scontro a fuoco prima” ammette segnato per sempre dalla guerra. Tutti attaccano Vladimir Putin e chiedono perdono agli ucraini. Oltre a  giurare di essere stati trattati bene: medicati, rifocillati “e agli allarmi aerei ci fanno scendere nei rifugi”. Mikola Polshchikov, con la bandiera russa sulla mimetica, spiega che “siamo carne di cannone. Putin ci ha mandato a morire. Vogliamo solo tornare a casa”. Poi si appella alla madre: “Se vedrai questo video non preoccuparti. Potevano uccidermi, ma sono vivo. Mamma, chiedi di fermare questa guerra. Aiuta tuo figlio e gli altri soldati”. Prima dell’invasione gli ufficiali superiori indottrinavano i militari spiegando che gli americani stanno arrivando in Ucraina e che la Nato si espande verso la Russia. “Ci dicevano che dovevamo difendere i confini, ma non invadere l’Ucraina” spiega uno dei soldati ragazzini.
Mikola, il più deciso, lancia un appello: “Voglio dire ai concittadini del mio Paese: non mandate i vostri figli in Ucraina. I nostri soldati, i nostri amici, muoiono su questa terra. La guerra non ha senso. Dobbiamo solo andarcene”.

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