ODESSA – Il primo missile sfreccia sopra le nostre teste all’improvviso con il rumore di un caccia a reazione. I giovani in strada alla vigilia della Pasqua ortodossa alzano stupiti lo sguardo verso il cielo. Odessa non veniva bombardata da due settimane quando i russi avevano colpito il deposito di nafta per i carri armati alzando possenti colonne di fumo nero verso il cielo. Il secondo missile arriva subito dopo con lo stesso ronzio assordante, ma questa volta si sentono anche altre esplosioni della contraerea ucraina che cerca di intercettare gli ordigni.

Uno dei razzi di crociera fermato in volo precipita su una palazzina popolare provocando sei morti fra i civili, compreso un neonato di tre mesi e 18 feriti. Una vigilia della Pasqua ortodossa di sangue nella città più “italiana” dell’Ucraina. “L’unico scopo dei raid missilistici russi su Odessa è il terrore” tuona il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. E aggiunge: “Abbiamo bisogno di creare un muro tra la civiltà e i barbari che colpiscono città pacifiche con i missili”.

Il comando aereo dell’Ucraina meridionale ammette che i missili erano sei: due hanno colpito obiettivi militari e due degli edifici residenziali. La contraerea avrebbe abbattuto anche due droni utilizzati dai russi per controllare il lancio e i danni. Mosca dichiara di avere colpito una base logistica all’aeroporto utilizzata per l’arrivo delle armi occidentali. I missili da crociera, tipo Cruise americani, sarebbero stati lanciati dai bombardieri strategici in volo sul Mar Caspio. Una tattica già utilizzata in Siria a grande distanza di sicurezza. Nel Mar Nero, però, di fronte ad Odessa, sono stati segnalati ben quattro sottomarini russi dotati di missili da crociera Kalibr, che possono venire lanciati in maniera “invisibile” a 50 metri di profondità.

Dopo il secondo missile sfrecciato sopra la testa l’unico posto sicuro, ad un passo, è l’Antica cantina, un ristorante italiano ricavato un piano sottoterra, che funziona bene anche come bunker. “Li lanciano dal mare o da Sebastopoli (la base navale russa in Crimea nda). Passano sopra Odessa anche di notte e la contraerea cerca di abbatterli. Ci si abitua a tutto anche ai missili” spiega come se fosse normale, Roberto Armaroli, chef e proprietario del locale, uno dei 5-6 italiani doc rimasti ad Odessa.

Almeno un missile, probabilmente intercettato, colpisce un palazzo popolare di 16 piani in una zona periferica della città scatenando un incendio. L’impatto provoca un’enorme nuvola di fumo nera e grigia, che avvolge pure gli altri edifici di una zona densamente popolata da civili. Quando arriviamo sul posto il fumo continua ad uscire da un lato del palazzo dove 4-5 piani sono anneriti dalle fiamme e devastati. Polizia ed esercito ci tengono a distanza di sicurezza, ma i vigili del fuoco sono ancora all’opera per cercare superstiti. L’esplosione ha falciato la vittima più innocente: un neonato di tre mesi. Altri sei civili sono morti e alcuni feriti estratti dalle macerie degli appartamenti risultano in gravi condizioni. Famiglie che si stavano preparando a festeggiare la vigilia della Pasqua ortodossa come da tradizione, macchiate dal sangue dei bombardamenti russi.

“Ventiquattro ore fa hanno lanciato la minaccia di occupare tutta l’Ucraina meridionale fino alla Moldavia passando per Odessa – sottolinea Attilio Malliani, consigliere diplomatico del sindaco – Ma la città è pronta difendersi casa per casa, quartiere per quartiere”. L’elegante e ospitale calabrese, punto di riferimento della Farnesina, che ha aiutato i connazionali ad evacuare ci accompagna nelle zone della città che parlano italiano come la galleria con i negozi e caffè che portano i nomi di Belluno o Milano. “Odessa è stata fondata dagli italiani. Il primo sindaco e capo della polizia erano italiani. Tutte le più importanti opere architettoniche sono state fatte dagli italiani” ribadisce Malliani. E conferma che il ministro Enrico Franceschini si è impegnato “a far sì che l’Unesco accetti con procedura d’urgenza il riconoscimento del centro storico come patrimonio culturale”. E per questo obiettivo “ha costituito una task force di caschi blu con i nostri carabinieri per la protezione dei beni culturali”. Prima della guerra erano registrati ad Odessa 350 italiani. Adesso sono rimasti meno di 40 compresi gli ucraini con cittadinanza del nostro paese.

Uno dei veterani è lo chef Armaroli, terza generazione di ristoratori, nato a Bologna ma vissuto a Como prima degli ultimi 14 anni passati in Ucraina. “Putin vuole arrivare ad Odessa? L’obiettivo è chiudere all’Europa l’accesso al Mar Nero, ma non ce la farà. Nessun russo berrà i vini della mia cantina” è convinto lo chef. E poi racconta una storia interessante: “Nel paese vengono tirati migliaia di colpi di artiglieria, ma sono tutti attentissimi a non colpire i gasdotti perché la Russia vende il gas e l’Ucraina percepisce le royalties di passaggio. State tranquilli che il gas continuerà ad arrivare in Italia”.

Sullo stradone principale di Odessa, fuori dall’ennesimo ristorante “pasta e pizza” sventola il Tricolore e sono esposte delle vecchie Vespe in perfette condizioni. La gelateria Biella e la pizzeria Buongiorno sono una attaccata all’altra. Davanti ad un caffè espresso Malliani, che non si stacca dal satellitare che lo tiene in contatto con l’Unità di crisi della Farnesina, comincia a preoccuparsi quando suonano la prima, la seconda sirena e poi le campane della cattedrale di Santa Sofia alle nostre spalle. “Se hanno chiesto di far suonare le campane vuol dire che il pericolo è massimo” conferma il consigliere diplomatico dell’amministrazione. Non molto dopo arrivano i missili, che fanno ripiombare Odessa nell’incubo dei bombardamenti.

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