La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Fronte Nord Est di Kiev – Il nastrino verde con il velcro per attaccarlo alla mimetica è intatto accanto ai gradi. Il sergente Maslov difficilmente sarà sopravvissuto alla distruzione del suo cingolato incenerito dagli ucraini. Sul campo di battaglia è rimasto il nastrino di riconoscimento con il cognome e le iniziali puntate del nome. Il resto è morte e distruzione. L’esercito di Kiev, dopo assidue richieste e rinvii, ci scorta sul fronte nord est della capitale chiedendo di non rivelare l’esatta posizione. Del villaggio in prima linea resta ben poco. Alcune capre sopravvissute assieme ad un paio di galline e dei cani terrorizzati. I civili sono fuggiti tutti. Artiglieria e carri armati hanno fatto a pezzi le povere case.

Le macerie sono dappertutto e le cannonate si susseguono poco distante da noi ad intermittenza. In certi momenti diventano più fastidiose, ogni due-tre minuti. I colpi ucraini in partenza sono secchi a differenza di quelli russi che esplodono con fragore su tutto il fronte. Una colonna di fumo nero di una granata si alza oltre la boscaglia poco distante. “Da quella parte ci sono i russi. Nell’ultima battaglia li abbiamo respinti a tre chilometri” canta vittoria Yuri, tozzo e deciso come un sergente di ferro.

La strada verso la boscaglia è disseminata di detriti e di blocchi di cemento. Su uno di questi gli ucraini hanno esposto come un trofeo una maschera antigas abbandonata dal nemico. I soldati di Kiev sono tutt’attorno che scavano trincee, ma Yuri e un altro militare ci accompagnano verso il ponte distrutto. Non possiamo filmare la sequenze di mine pronte all’uso per fermare i carri armati russi. Le lastre di cemento afflosciate del ponte permettono un passaggio stretto e ardito, ma dall’altra parte si apre il vero campo di battaglia. Un cingolato russo Bmp 3, trasporto truppe, è incenerito. Torretta e cannoncino sono intatti anche se bruciacchiati ed i portelloni dietro spalancati. Dentro, dove solitamente ci sono sette fanti russi, c’è solo cenere. Gli ucraini hanno fatto buon uso delle armi controcarro della Nato che sono arrivate al fronte.

Attorno al cingolato ci sono decine di scatolette delle razioni da combattimento, un sacco a pelo e una mimetica verdognola russa. I proiettili ancora intatti del cannoncino e della mitragliatrice pesante sono dispersi nel raggio di decine di metri. L’impressione è un attacco che ha colto di sorpresa le truppe di Mosca. Accanto alla bisaccia con una stella e la scritta “Esercito russo” sono sparpagliati spazzolino, dentifricio e porta saponetta. Fra i resti sul campo di battaglia salta fuori il nastrino del sergente Maslov.


Sostieni il reportage di Fausto Biloslavo in Ucraina con una donazione con Paypal o carta di credito, oppure con un bonifico:
ASSOCIAZIONE PER LA PROMOZIONE DEL GIORNALISMO
BANCO POPOLARE DI LODI
Filiale di Milano, piazza Mercanti 5
IBAN: IT43L0503401633000000004244
CAUSALE: Reportage Ucraina
SOSTIENI IL REPORTAGE


Poco più in là un altro cingolato russo è finito male. Il maglio del colpo controcarro ha divelto di netto la torretta. La campagna triste e desolata è diventata un cimitero di mezzi russi. Su una piccola altura le case dei contadini sono scheletri carbonizzati, come un altro cingolato russo. E più avanti lungo una strada asfaltata il quarto Bmp 3 è stato inchiodato dal fuoco ucraino.

Le forze di Kiev sono riuscite, negli ultimi giorni, a contrattaccare tamponando la manovra a tenaglia dei russi a nord della capitale. A Irpin, in parte riconquistata, Bucha, Hostomel si combatte e gli ucraini accusano le forze di Mosca di aver usato il fosforo bianco nei bombardamenti.
Al fronte siamo in compagnia di due coraggiose giornaliste ucraine. “Voglio ringraziare l’Italia. Mia sorella con suo figlio piccolo, in fuga dalla guerra, ha trovato ospitalità nel vostro paese” dice Genya, una delle amazzoni della stampa locale. Nel villaggio abbandonato in prima linea i soldati hanno scavato un serpentone di trincee e stanno ancora rafforzando i bunker ricavati con sacchetti di sabbia e tronchi d’albero. Yuri è nervoso: siamo da troppo tempo in zona ed i droni russi potrebbero averci già individuati. Una comunicazione radio conferma i timori. “Abbiamo intercettato degli ordini russi sul tiro dell’artiglieria in questa direzione – spiega il sergente di ferro – Per voi è l’ora di andarvene in fretta”.

I russi continuano a minacciare Kiev, ma non riescono o non vogliono entrare nelle vie della periferia. Anche ieri hanno colpito a casaccio la capitale con tre missili Grad piombati in una zona residenziale trasformando in un groviera un’automobile parcheggiata e danneggiando pesantemente la facciata di un palazzo e un tetto di un condominio. Un buco sul marciapiede con ancora dentro un pezzo di metallo è il punto d’impatto del primo ordigno. “E’ come se fossi nata una seconda volta – racconta Olga – Ogni mattina alle 7.30, quando è arrivato il razzo, sono in cucina. Questa volta ero in un’altra stanza quando ho sentito un boato e la cucina è andata distrutta. Se stavo preparando il caffè sarei morta”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter

La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE
ALTRI EPISODI