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Chaika(Kiev). «I russi invasori devono sapere che finiranno all’inferno. Li aspettiamo pronti a combattere per la patria». Non ha dubbi Bur, tenuta da Rambo, che comanda una squadra di cavalieri dell’Apocalisse della difesa ad oltranza di Kiev. Alle spalle del manipolo fumano ancora i resti nerastri di uno stabilimento ridotto a un cumulo di lamiere contorte e cenere dai bombardamenti russi. A Chaika, un sobborgo ad ovest di Kiev, attaccato alla città, i carri armati di Mosca si stanno avvicinando lungo la M6, una superstrada dove non passa più nessuno.

Bur, che prima della guerra vendeva mobili, è vestito di nero con tanto di mefisto e parla inglese. I suoi quattro cavalieri dell’Apocalisse sono ben armati, equipaggiati e «pronti a morire per la nostra terra. Gloria all’Ucraina» urla il comandante che ci scorta nel sobborgo in pericolo della capitale. I russi hanno incenerito lo stabilimento e i depositi, che apparentemente non avevano nulla di militare. Le truppe di Mosca sono a 2-3 chilometri dal sobborgo. Fin dal mattino i colpi secchi dei colpi in partenza dell’artiglieria di Kiev si alternano alle granate russe che piombano attorno a Chaika scoppiando con fragore metallico.

Al municipio del sobborgo si riempiono i sacchetti bianchi di sabbia per trasformare l’edificio in fortezza. Nel cortile hanno scavato una trincea e le cassette di legno piene di molotov sono pronte. Tutti hanno un’arma, anche fucili da caccia portati da casa, una mimetica e la fascia gialla della resistenza attorno al braccio. Davanti al municipio spuntano vecchie maschere antigas. «I russi sono vicini. Sappiamo che non possiamo resistere all’impatto, ma daremo loro filo da torcere con la guerra partigiana» annuncia Anatoly Balyuk, il sindaco e responsabile della difesa popolare. «Mia sorella e altri parenti vivono a Napoli e Salerno – aggiunge – Italia aiuta la resistenza, noi non ci arrendiamo».


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CAUSALE: Reportage Ucraina
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Nei vecchi palazzi in stile sovietico chi non è scappato resta tappato in casa o scende nei rifugi ricavati nei sottoscala. Alexander è un vecchietto inferocito: «Siamo al freddo e non abbiamo acqua calda. Cosa fa il sindaco di Kiev per riattivare la centrale termica? Bisogna che arrivi Putin per rimetterla in sesto?». Walter Rossit che vive con la moglie Gisella da 28 anni in Ucraina al quarto piano di uno di questi condomini ha mandato un messaggio drammatico. «Fino a quasi mezzanotte (di lunedì, nda) forti esplosioni diverse dagli altri giorni – scrive via whatsapp l’italiano originario di Portogruaro – Ogni colpo è come una ferita nell’anima, ti tortura e ti dice che il prossimo botto ti colpirà. Immagini il missile che entra in casa trasformando tutto in polvere».

Ai posti di blocco la fobia dei sabotatori, degli infiltrati, è diventata una roulette russa. I combattenti spianano i kalashnikov con il colpo in canna contro altri patrioti per verificare che non siano quinte colonne. Anche a noi giornalisti capita che puntino l’arma urlando «mani sul cruscotto» fino a quando non si rendono conto che non siamo spie. «Qualcuno lo abbiamo preso e adesso è in pasto ai vermi» ammette uno dei civili in armi. In questo clima di sospetto e paura Kiev ha registrato «un esodo di circa 1,5 milioni di cittadini- dichiara il sindaco Vitali Klitschko a Sky Tg 24 Abbiamo la guerra a 10 chilometri dal centro della città ed i soldati russi che.

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