La geopolitica della corsa allo spazio
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(Stoyanka) Il posto di blocco all’ingresso di Stoyanka è ucraino, ma nel villaggio ci sono già i russi. Non facciamo in tempo a fermarci per i controlli, che partono i primi colpi di kalashnikov. Seguiti da tiri sempre più intensi e ravvicinati. Russi e ucraini si sparano addosso con furia. Alexander che ci accompagna impreca, ma non sa bene cosa fare. Meglio tornare indietro a manetta mentre un volontario ucraino corre per prendere posizione. Il fronte ad ovest di Kiev è insidioso ed i russi potrebbero materializzarsi da un momento all’altro. Sulle mappe in rete utilizzate dai giornalisti per non finire in trappola la zona è già data in mano alle truppe di Mosca. La strada principale è deserta, a parte una solitaria ambulanza e qualche macchina di civili in fuga o con la croce rossa sul finestrino.

L’artiglieria si fa sentire, ad intermittenza, tutto il giorno. Colpi sordi e vicini dei cannoni ucraini, il sibilo dei lanciarazzi multipli e le esplosioni fragorose delle batterie russe. Il cielo sulla sfondo è annerito da alte e ampie colonne di fumo nero. Più vicino si alzano pinnacoli bianchi. Si vedono bene e dannatamente vicini dopo aver superato una postazione trincerata con blindati e carri armati dell’esercito ucraino ad ovest della capitale. Il ponte alla fine della discesa è sotto tiro e dei blocchi di cemento ti costringono a rallentare andando a zig zag.

Da Irpin, il sobborgo mezzo occupato dai russi più vicino alla capitale, riescono a fuggire in pochi. Galina è una signora che si sente russa, ma parla con le lacrime agli occhi: “Così è venuto a “liberarci” Putin? Hanno bombardato casa mia, che è in fiamme”. I soccorritori trasportano su una lettiga un anziano con la testa fasciata, che è stato ferito nella fuga da Irpin.


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L’evacuazione di massa, però, scatta ad ovest. Un corridoio è stato aperto verso Bilogorodka, la Torre bianca, anche se l’artiglieria martella tutt’attorno. Le automobili con i civili in fuga sventolano la bandiera o drappi bianchi, come in tutte le guerre, ma la colonna di auto verso la capitale ricorda da vicino l’esplosione della guerra etnica in Bosnia. Qualcuno lega stracci bianchi alle maniglie delle portiere e agli specchietti. Molti dei civili in fuga usano una fascia bianca, come quella dei soldati russi, pur di scappare dall’inferno. Gli autobus gialli con la croce rossa stanno caricando un migliaio di persone scappate da Gostomel, Bucha, Vorzel e Irpin. Anziani, donne, bambini dietro i vetri appannati con i volti tirati o il nodo in gola sono l’immagine di un popolo tremante sotto le cannonate.

“Mentre sono in corso i combattimenti alle porte di Kiev, la capitale si prepara a difendersi”, scrive su Telegram il sindaco, Vitalij Klychko. E aggiunge che “continuiamo a rafforzare i posti di blocco e prepariamo riserve di prodotti, medicinali e beni di prima necessità”.

Nel vasto piazzale presidiato da polizia e militari, punto di raccolta a Bilogorodka, gli sfollati arrivano ad ondate. Una mamma con il neonato in braccio, la famiglia con bambini, tanti anziani che a stento si reggono in piedi vengono rifocillati dai volontari che hanno portato tre cucine da campo. Chi è scappato con poche cose addosso può trovare un giaccone contro il freddo, guanti, scarpe o calze calde. Tutti raccontano di bombe, paura e distruzione. Grigoriy Dimidenko denuncia che “nel villaggio di Nemishayeve quindici bambini sono bloccati nei rifugi. Bisogna andare a prenderli”. Una berlina avvolta da drappi bianchi ha il parabrezza sforacchiato dai proiettili ed i vetri dei finestrini sono sostituiti da teli di plastica. “Durante i combattimenti ero al riparo con la mia famiglia. Una volta uscito ho trovato la macchina ridotta ad un colabrodo. Però i russi ci hanno aiutato ad evacuare” ammette un ucraino che arriva da Gostomel. Il padre di famiglia racconta di aver visto i ceceni, arruolati nell’esercito di Mosca, avanzare per primi. Una ragazza mora con gli occhi come il mare, elmetto e mimetica, non vuole parlare dei cecchini già piazzati nei sobborghi, ma ribadisce che “combatteremo fino all’ultimo centimetro della nostra terra”.

Il tonfo vicinissimo dei colpi ucraini in partenza fa tremare il terreno e spaventano a morte una donna appena fuggita dai bombardamenti. La batteria di Howitzer sono ben piazzati nella campagna al fianco della strada che esce dalla “torre bianca” trasformata nel centro raccolta di duemila sfollati. Mentre torniamo verso Kiev, prima del buio, le lingue di fuoco dei cannoni lanciano le granate verso le linee russe. La battaglia per la capitale è appena all’inizio.

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