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«Ciao Fausto, Andrea, mio marito è morto. Due missili russi a Mykolaiv. Eravamo sposati da tre mesi, un matrimonio di guerra. Ti prego racconta la nostra storia». Il messaggio di Svetlana Kniaziuk arriva come una staffilata lunedì sera. Lei, che parla italiano, che ha aiutato tanti connazionali a fuggire da Kiev nei primi giorni dei bombardamenti era rifugiata a Roma. Stamattina non avrà più lacrime da piangere sul feretro del tenente colonnello Andriy Nevydanchuk, un gioviale ufficiale dell’esercito di Kiev incenerito con gran parte della sua squadra domenica notte dall’ondata di missili russi su Mykolaiv.

Andriy e Svetlana li avevo conosciuti il 20 aprile, il giorno più bello, quando si sono uniti in matrimonio proprio a Mykolaiv, dove lei è nata e lui serviva la patria. In un locale aperto lo stesso con palloncini a forma di cuore, dolci e spumante si erano uniti nelle nozze di guerra, come i nostri nonni che prima di partire per la Russia sposavano le loro amate. Lui in mimetica, lei in vestitino rosa con il velo bianco. E Andriy che diceva: «Se non ci fosse stata la guerra oggi saremmo partiti per il viaggio di nozze in Italia senza bombe, sirene e missili». Svetlana spiegava così la scelta d’amore dopo tre anni che si frequentavano: «Un segno di speranza in questi momenti tragici».

Ora il mondo le è crollato addosso come tante altre vedove di guerra ucraine a anche dall’altra parte della barricata. Il mondo, la vita per questa donne che come dice Svetlana sono «passate dal velo bianco dell’amore a quello nero del lutto» non saranno più come prima.

Alle tre di notte del 17 luglio, nella pioggia di missili su Mikolayv, due hanno centrato il rifugio-comando del tenente colonnello, che non era un ufficiale a caso ma si occupava delle armi, munizioni e qualsiasi necessità per le truppe al fronte. «Lo avevo sentito con una video chiamata alle 11 di sera. Ero a Civitavecchia. Lui era tranquillo come sempre. I russi avevano già cercato di colpire una volta, la sua caserma, ma si era spostato in un palazzo che doveva essere più sicuro» racconta Svetlana da Khmelnytskyy, una città fra Kiev e Leopoli dove si svolgeranno questa mattina i funerali solenni dell’ufficiale. «Lunedì mi sono svegliata presto con uno strano presentimento – spiega la vedova – Ho subito cominciato a chiamarlo sui due cellulari. Uno suonava, ma nessuno rispondeva. Ho tempestato tutti e alla fine mi hanno detto che il suo rifugio, sotto un palazzo, che doveva essere sicuro era stato centrato in pieno. C’erano solo macerie e 1% di possibilità che qualcuno fosse ancora vivo».

La sposa di guerra corre nella chiesa più vicina a Roma e si getta disperata sull’altare: «Ho pregato tanto, supplicato Dio che non fosse morto». Non manca la rabbia: «Le spie, qualcuno ha informato i russi inviando la posizione esatta. I missili hanno distrutto proprio il suo comando». Poi la tragica conferma quando estraggono il corpo. «Sposa felice il 20 aprile, vedova tre mesi dopo», ripete Svetlana che corre in Ucraina e apre una piccola chat dove posta un video messaggio del marito con il faccione tondo che le dice «ti amo e presto ci vediamo». Immagini di lui che suona la chitarra e le foto combat con un Javelin, uno dei temibili anticarro inglesi o davanti ad un blindato catturato con la Z bianca dell’invasione. «A Kiev non vogliono dare queste notizie, ma almeno voi scrivete di Andrea. Sognavamo di vivere in Italia» spiega Svetlana. Il 7 giugno il marito aveva compiuto 34 anni. «Hanno portato i corpi per il riconoscimento dilaniati e semi carbonizzati – racconta dall’Ucraina – Lui aveva ancora la testa, le gambe, le braccia, ma il volto era devastato. È stato orribile».

Andriy è caduto in guerra per quello in cui credeva, la difesa della patria, ma per i vivi si apre un baratro incolmabile. I missili degli invasori non hanno solo devastato fisicamente il corpo di mio marito – sottolinea Svetlana – ma distrutto per sempre qualcosa dentro di me. Passerò tutta la vita con questo dolore. I russi si sono presi il mio cuore.

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