La geopolitica della corsa allo spazio
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“La popolazione del Donbass ha paura di un attacco ucraino e il resto del Paese teme l’invasione di Mosca. Ho parlato con parenti e amici nelle zone separatiste e si sta alimentando artificialmente la crisi per arrivare a un punto di non ritorno. L’obiettivo è il caos”, spiega Andrey Buzarov, che parla perfettamente italiano. Specialista dei conflitti nell’ex Urss ha vissuto a Donetsk fino allo scoppio della guerra nel 2014. Oggi è consigliere della Commissione parlamentare sull’integrazione della regione filo-russa in armi.

Nelle ultime 24 ore la guerra “fantasma” si è ulteriormente impennata con notizie da casus belli, seccamente smentite dagli ucraini, di sabotatori infiltrati in territorio russo e addirittura un militare di Kiev fatto prigioniero, un ospedale colpito da granate di mortaio oltre a scontri vicino a Mariupol, lo strategico porto sul mare di Azov che bagna la Russia. “L’evacuazione dei civili dal Donbass, sabotatori veri o presunti, operazioni sotto falsa bandiera sono tutti tentativi per accentuare la strategia della tensione”, sottolinea l’esperto che da bambino passava l’estate a Castellammare di Stabia.

Una delle poche, pericolose, verità è l’appello al Cremlino, via tv russa, dei leader separatisti del Donbass, Denis Pushilin e Leonid Passetchnik, “di riconoscere le nostre repubbliche e stabilire una cooperazione di difesa”. Ovvero fare entrare i carri armati di Mosca nelle aree di Donetsk e Luhanks, due volte più piccole della Lombardia, ma con oltre un milione di abitanti. Il tutto condito da un’escalation, impossibile da verificare, cominciata con la storia di cinque sabotatori ucraini penetrati in Russia e annientati dalle forze di frontiera, che avrebbero anche distrutto due blindati per la fanteria. Non solo: il capo del Servizio federale per la sicurezza (Fsb), Aleksander Bortnikov, ha annunciato durante la riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza convocata dal presidente Vladimir Putin, che i suoi uomini hanno catturato un militare ucraino che stava entrando in Russia. I separatisti hanno denunciato che l’ospedale di Donetsk sarebbe stato danneggiato da colpi di mortaio. Altri sabotatori, compreso uno morto per l’esplosione delle cariche, puntavano a minare la ferrovia. “Una stazione di pompaggio idrico è stata messa fuori uso”, hanno dichiarato i filo-russi che sostengono di avere sventato tentativi di distruggere un terminale petrolifero. Però i video di denuncia pubblicati sui social fanno acqua da tutte le parti. L’obiettivo è provocare un casus belli.

“L’Ucraina non ha: attaccato Donetsk o Luhansk; inviato sabotatori o veicoli di trasporto truppe oltre il confine; bombardato il territorio russo; bombardato i posti di blocco al confine russo; condotto azioni di sabotaggio”, scrive su Twitter il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba chiedendo a Mosca di “fermare la fabbrica di falsità”.

A Kiev l’ambasciata italiana è operativa, ma “sta effettuando prove di evacuazione del personale” come ha confermato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La Farnesina ha rinnovato l’appello ai connazionali a lasciare il Paese e anche Air France non volerà più in Ucraina. I russi hanno emanato un Notam, il divieto di sorvolo sul mare di Azov, strategico nell’escalation del conflitto nel Donbass. “A Kiev e in altre città si respira un clima da seconda Maidan con slogan No capitolazione”, spiega Buzarov riferendosi alla rivolta di piazza del 2014, che ha deposto il presidente filo-russo provocando l’annessione della Crimea e facendo scoppiare la guerra nell’Est. “Qualsiasi cedimento ucraino sul Donbass – avverte – può provocare l’esplosione dei nazionalisti e dell’opposizione al presidente Zelesnky scatenando il caos. Un vuoto di potere o ribaltone politico, proprio quello che vogliono i russi anche senza mandare i carri armati nella capitale”.

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