La guerra in Ucraina è una guerra dimenticata. Era la primavera del 2014, quando i separatisti filorussi e l’esercito di Kiev hanno iniziato a scontrarsi lungo i confini del Donbass, in quello che un tempo è stato il più grande bacino carbonifero dell’Unione Sovietica.

In quattro anni, più di diecimila persone sono rimaste uccise dal fuoco delle artiglierie o dei cecchini. Oggi, nonostante i diversi cessate il fuoco, il conflitto continua a divampare a bassa intensità, nel silenzio quasi totale dei media europei – fatta eccezione per i canali propagandistici e i loro portavoce prezzolati. A Donetsk e Lugansk si muore ogni giorno, su entrambi i lati del fronte. I combattimenti iniziano al calar del sole, protraendosi spesso fino alle prime luci dell’alba – e a farne le spese, il più delle volte, è soprattutto la popolazione civile.

Raccontare un conflitto non è facile – specie quando il resto dei mezzi d’informazione si ostina a parlare d’altro. Il modo migliore per farlo, secondo noi, consiste nel coinvolgere in prima persona il lettore, permettendogli di immergersi a tutto tondo in quella stessa realtà che i grandi media non vogliono mostrargli.

Perciò, abbiamo deciso di affidarci a una nuova tecnologia: i video a 360°. Così, alcuni mesi fa, le telecamere de Gli Occhi della guerra sono scese nelle trincee alle porte di Donetsk, dove i miliziani filorussi combattono una guerra di trincea che sembra uscita dai libri di storia.

Siamo stati nelle miniere clandestine di carbone, le kopankas, che rappresentano l’unica fonte di reddito per migliaia di lavoratori rimasti disoccupati a causa della guerra. Quaggiù gli uomini lavorano in ginocchio, strisciando sul fondo di cunicoli pericolanti, nell’aria satura di polvere nera e gas velenosi – e il tutto per un misero salario di duecento dollari al mese. Il carbone viene poi rivenduto sul mercato interno ucraino, dall’altra parte del fronte: così, con i proventi di questo minerale insanguinato, frutto del conflitto, potranno essere acquistate nuove armi e nuove munizioni, dando vita a un diabolico circolo vizioso fatto di business e cannonate.

Infine, vogliamo mostrarvi come vive la popolazione nei villaggi a ridosso del fronte. Siamo stati a Petrovskij Rayon, alla periferia ovest di Donetsk, dove da quattro anni decine di anziani sfollati vivono rinchiusi in un vecchio bunker dell’epoca brezneviana. Il rifugio è perennemente gelido, d’estate come d’inverno, e tutte le sere viene bersagliato dal fuoco delle contrapposte artiglierie. “Questa oggi è la nostra casa – ci ha detto una delle inquiline più anziane. Al mondo, nessuno più si cura di noi”.

Facendo scorrere il mouse sullo schermo, potete spostare la vostra visuale in ogni direzione – assumendo, di volta in volta, il punto di vista del giornalista o dell’intervistato. Potete scrutare ogni angolo dello scenario circostante, proprio come se anche voi vi trovaste lì – immersi nel fango di una  kopankas o di una trincea, o tra le viscere umide di un rifugio antiaereo.

In un articolo scritto è possibile giocare con le parole; in un video o in una fotografia si può ritoccare il montaggio o correggere le inquadrature. Nelle riprese a 360° no: la realtà, qui, è tutta, impietosamente, alla portata dei vostri occhi. Questo è ciò che nessuno vi fa vedere. Questo è ciò che sta succedendo nel Donbass.

TRASPARENZA

Questo reportage è stato realizzato con il sostegno dei lettori. Qui di seguito tutte le ricevute delle spese sostenute dal reporter

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