Bruna, sguardo intenso e nessuna propensione ad essere considerata una donna diversa dalle altre solo perché compie quello che ritiene essere il suo dovere, ossia cacciare per sempre il Daesh dal Kurdistan iracheno. Il colonnello Nahida Ahmed comanda il secondo battaglione delle donne Peshmerga a Sulaymaniyya. Sono ragazze che hanno, per la maggior parte dei casi, già combattuto contro l’Isis o che sono pronte a farlo nelle prossime sfide che si presentano per l’Iraq.Le età variano molto. Si va da giovani di vent’anni a donne oltre i quaranta, ma le motivazioni sono forti in tutti i casi. Ci sono in gioco la terra, la casa, la famiglia. Ma, più di tutto, la libertà. Ancora una volta, il ruolo dei militari italiani nel training si rivela fondamentale, ma più ancora lo è l’ottima collaborazione che è stata istaurata tra il nostro contingente e il colonnello Ahmed.

“Qui si imparano tutte le migliori tecniche per contrastare il Daesh, grazie al contributo dei soldati italiani. Nessun sacrificio è per noi troppo pesante, perché abbiamo davvero tanto da perdere. Le nostre combattenti si addestrano con convinzione perché credono che il Kurdistan possa avere un futuro diverso.In questo clima, non c’è spazio per la paura”, spiega il colonnello. O meglio, come approfondisce Zirian Sadradin, combattente di 23 anni, la paura c’è ma viene affrontata per difendere la propria famiglia. “Tutti noi abbiamo anche altri parenti che lottano per la libertà. Io ho perso un fratello, ma tante di noi hanno dovuto dire addio a qualcuno. Comunque continuiamo, perché una vita vissuta sempre in questo modo è insostenibile. Il Kurdistan ha bisogno di una speranza”. Zirian ha la forza e l’entusiasmo di chi è giovane, nonostante i dolori vissuti.C’è chi invece ha dalla sua parte la maturità, la consapevolezza che altre strade, a parte la lotta, non sono praticabili. Fareda Karim Qadir ha 40 anni e ha già dovuto affrontare l’Isis a Kirkuk e a Daquq. La sua prima volta è stata proprio a Daquq. “Insieme agli uomini Peshmerga, ci aspettavamo un agguato da un momento all’altro. Il Daesh ha attaccato all’una di notte. Quattro donne sono rimaste colpite. Le ho viste accasciarsi accanto a me. Sono momenti terribili”.

Quando si chiede a Fareda come si faccia a vincere la paura, lei risponde: “In realtà in quel momento sai solo che devi combattere, è come se una forza misteriosa ti trascinasse. Se ci si fermasse troppo a pensare, non si passerebbe all’azione. E, comunque, non si può morire più di una volta”.Il colonnello Ahmed non è sorpresa dalla fermezza e dalla volontà delle sue ragazze. Ci è abituata e, come spiega, è una dote che, pur dovendo essere già presente nell’animo umano per poter essere potenziata, con l’addestramento si rafforza e diventa sempre più naturale. Le donne Peshmerga hanno dovuto imparare ad esercitarla in ogni campo dell’esistenza, per questo da loro può arrivare questa importante lezione di vita. “Più di una volta non si può morire”.