Il patrimonio artistico siriano è sicuramente uno dei più ricchi dell’intera regione e Palmira è solo uno dei tantissimi siti che corre il rischio di sparire. La furia iconoclasta dei terroristi islamici ha infatti l’obiettivo di distruggere ogni forma d’arte che non sia riconducibile all’islam sunnita. Via le chiese, le sinagoghe, i resti delle antiche città romane, le moschee sciite etc…Tutto da radere al suolo o in alternativa da rivendere sul mercato nero, come spesso accade anche grazie alla complicità di alcuni paesi vicini.Il Governo siriano, però, ha da tempo studiato una strategia di lungo termine per mettere al sicuro l’intero patrimonio artistico ed evitare così che scompaia per sempre. L’agenzia che si occupa di questa importante missione è la Direzione Generale delle Antichità e dei Musei con alla guida Maamoun Abdulkarim. “Quello di cui ci stiamo occupando è di mettere tutto quanto al sicuro: abbiamo infatti svuotato e chiuso tutti i musei in Siria, non ne è rimasto aperto neppure uno se non a Damasco”, ci spiega il direttore dell’agenzia, un uomo molto cortese ed appassionato ma soprattutto lucido nel capire quali siano le priorità per evitare ulteriori perdite. “Non possiamo confondere la politica con l’arte. I problemi politici di questa dannata guerra non possono in alcun modo mettere a repentaglio ciò che di splendido c’è in questo paese.”

Il concetto è chiaro, ma in Siria far digerire alle parti una cosa del genere non è affatto semplice soprattutto ai molti gruppi in conflitto con il Governo: “Colpiscono i siti archeologici perché pensano di colpire Bashar Al-Assad. Non si rendono conto che in realtà colpiscono l’intera umanità. Se viene distrutta un’antica moschea il danno è di tutti: di voi italiani, dei francesi, degli americani…di tutti.” Maamoun Abdulkarim è comunque ottimista per quanto riguardo il 2016: “Da qualche mese c’è stata una risposta a livello internazionale al nostro appello. Devo dire che l’Italia è stata la prima a venirci incontro. Nel vostro Paese ci sono grandi uomini che si sono subito messi al lavoro per darci una mano. A catena poi sono arrivati anche la Germania e gli Stati Uniti.”Purtroppo però la furia jihadista ha colpito, e anche duramente, molte parti della Siria: Maaloula, Homs, Palmira ma anche la stessa Damasco.

La splendida Moschea degli Omayyadi, esempio straordinario di architettura islamica del 700 d.C., è stata colpita da un mortaio nel 2013 danneggiando una parte del mosaico che decora una delle facciate. “Fortunatamente il danno è stato limitato e i lavori di restauro sono quasi terminati” ci spiega il Maamoun.Molto però rimane da fare, come ad esempio impedire che i reperti saccheggiati dai terroristi vengano rivenduti sul mercato nero europeo: “Questo è un vostro lavoro. La vostra polizia deve fare più controlli e soprattutto la Turchia deve chiudere completamente i propri confini per impedire il contrabbando. Purtroppo, signori, la strada è ancora tutta in salita ed è purtroppo difficile credere che chi desidera la distruzione di un popolo possa decidere di risparmiare la sua arte e le sue tradizioni.”

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