Guerra /

Ma’lula doveva essere sicuramente un incanto. Lo si capisce non appena ci si mette piede. Case costruite sotto le grotte, piccoli forni, chiese e sorrisi che arrivano da chiunque si incontri. Poi le montagne tutte intorno che in un abbraccio avvolgono l’intero villaggio, come a proteggerlo…Purtroppo nel 2013 quelle stesse montagne non erano bastate a fermare i terroristi di Jabha Al Nusra e il loro odio per gli infedeli abitanti di Ma’lula, “ultima roccaforte dei crociati”. Il villaggio andava ripulito dai nazareni e reso un luogo di Allah, dove sarebbe stata la Sha’ria a rendere “sacra” la città. Fortunatamente nell’aprile del 2014 il villaggio viene riconquistato dai governativi e le tredici suore del monastero di Santa Tecla che erano state rapite durante i giorni dell’assedio, vengono liberate in cambio di 150 donne del Jihad.Oggi Ma’lula non è più quel luogo. I segni della guerra sono troppi per fingere che il male non sia passato di qui. Molte case sono distrutte o addirittura ridotte in macerie. “I terroristi abitavano qui, nelle nostre case, guarda come la hanno ridotte”, ci racconta una signora che abitava nelle vie del centro. Ancora oggi in pochi sembrano avere trovato il coraggio e la possibilità di tornare a stare qui. Molte strade vanno ancora ripulite dai blocchi di cemento delle abitazioni distrutte, ma in alcune case, invece, è possibile entrare: uno shock vedere gli oggetti di chi ci abitava, come i libri, le scarpe, gli armadi e i letti. Simboli di una vita tranquilla passata che forse non tornerà più.

Quel che resta di una casa di Ma’lula

“Siamo stati traditi dai nostri vicini musulmani. Loro hanno fatto entrare i jihadisti, loro hanno permesso tutto questo”. Così ci spiega un’altra signora in cui ci imbattiamo per strada. Lei è una delle poche ad avere trovato il coraggio di tornare a vivere nella propria casa e non manca di invitarci a prendere un caffè. “Ancora non ho potuto rimettere i vetri a tutte le finestre. Fa molto freddo dentro, ma ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di poter tornare. Noi i terroristi di Jabha Al Nusra li vedevamo dalla finestra tutti i giorni, avevano le bende attorno alla testa…la paura era tantissima”. Come non immaginare il terrore che questa gente deve aver vissuto, a pochi metri dai tagliagole. Ma è forse più sorprendete il coraggio di tornare a vivere qui, nonostante i terroristi non siamo molto lontani. La Siria è un paese in guerra e il pericolo che gli uomini di Al Nusra un giorno tentino di tornare non è un’ipotesi remota.

La distruzione a Ma’lula è ovunque

La furia jihadista a Ma’lula ha colpito anche i luoghi sacri, come le chiese di Santa Tecla e San Giorgio. “Hanno fatto un grande falò all’interno, vedi? E’ tutto bruciato e ci vorrà molto per donare nuovamente splendore a questi luoghi”, così ci spiega il custode di Santa Tecla. E non sono solo gli interni ad essere stati dati alle fiamme: anche nel cortile fuori infatti molte facciate sono annerite dal fuoco che ha bruciato per giorni interi.

Cripta della chiesa di Santa Tecla, Ma’lula

Ma la vita deve ricominciare ed in effetti è già ricominciata. Il forno di Ma’lula è il simbolo della normalità a cui questi luoghi e questa gente tentano di andare incontro. Ogni giorno qui si crea una lunga fila di persone in attesa di accaparrarsi il famoso pane della città. Non appena ci passiamo accanto incuriositi, uno sconosciuto con in mano una pila di sottili focacce ci viene incontro: “Ragazzi! Non potete andare via senza avere assaggiato questa meraviglia”. Ringraziamo e prendiamo una pagnotta a testa e basta un morso per capire che in effetti il pane di Ma’lula è proprio buono. Un motivo in più per non dimenticare questo cielo.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE
ALTRI EPISODI
  • PARTE 2

    “Pagherete per i vostri errori”

    [youtube id="z9tX_t8uhaQ"] Il nostro arrivo a Homs corrisponde ad un’importante intesa tra Governo e forze ribelli. Raggiungiamo infatti la città proprio nelle ore in cui i gruppi armati e le corrispettive famiglie lasciano a bordo di decine di autobus questa...

    Continua a leggere
  • PARTE 3

    La lotta dell’arte contro l’Isis

    [youtube id="74wcMtC79sM"] Il patrimonio artistico siriano è sicuramente uno dei più ricchi dell’intera regione e Palmira è solo uno dei tantissimi siti che corre il rischio di sparire. La furia iconoclasta dei terroristi islamici ha infatti l’obiettivo di distruggere ogni...

    Continua a leggere
  • PARTE 4

    L’inferno degli ospedali siriani

    DAMASCO - Il conflitto siriano è un complesso mosaico di interessi economici e geopolitici ma è soprattutto la storia di giovani infermiere donne che medicano giovani soldati uomini che a loro volta si sono sacrificati per difendere il loro avvenire....

    Continua a leggere
Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE