I primi militari italiani sbarcano in Kurdistan per la missione di ricognizione, che sta preparando il terreno all’arrivo di 280 addestratori e consiglieri.  Un mini contingente che darà man forte alle unità curde ed irachenenella guerra contro il Califfato. Oggi è atterrato ad Erbil un C 130 dell’aeronautica militare che ha trasportato ingente equipaggiamento ed una mini avanguardia di sette uomini. Si aggiungono ai primi due ospitati sotto le tende nella base americana presso l’aeroporto internazionale della capitale del Kurdistan. “Dobbiamo attivare tutti i collegamenti sul posto sia come sistemazione logistica che per le attività sul terreno. Ci vorrà una decina di giorni. Poi la Difesa a Roma deciderà i tempi del dispiegamento della missione” spiega il tenente colonnello Lorenzo Puglisi. L’ufficiale è dato il primo ad arrivare e sta girando per il nord dell’Iraq scortato dai peshmerga curdi con l’obiettivo di individuare i contatti e le aree dove opereranno gli italiani.Le forze locali attendono soprattutto l’arrivo dei sistemi anti carro Folgore, un po’ obsoleti, ma che servono come il pane contro i blindati, ed i carri armati dello Stato islamico. I seguaci jihadisti usano spesso mezzi corazzati imbottiti di esplosivo per aprire brecce nelle postazioni fortificate dei peshmerga.

Oltre ai 280 istruttori l’Italia sta schierando in Kuwait un velivolo di rifornimento in volo e due droni Predator. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha annunciato l’ulteriore invio in teatro di 4 caccia Tornado “con esclusivi compiti di ricognizione”. Guai a bombardare come fanno gli americani ed altri paesi alleati. I Tornado, che nella base in Kuwait avranno bisogno di altri 135 uomini di supporto, potranno solo sorvolare il Califfato per individuare obiettivi e raccogliere informazioni. Il lavoro pesante lo lasciamo fare, come sempre, allo zio Sam.