Chernobyl
Il fantasma che spaventa Mosca
Autore: Federico Giuliani
Mappe: Alberto Bellotto

Il fantasma di Chernobyl spaventa Mosca

Chernobyl è un nome che evoca orrore, tristezza, disperazione. In una sola parola: paura. La causa è da ricercare nell’incidente avvenuto nel 1986, ancora oggi considerato il peggior disastro nucleare della storia. A notte fonda, alle 1:23 del 26 aprile di 36 anni fa, la cittadina di Prypiat, che all’epoca contava circa 50mila abitanti, un paio di ospedali, altrettanti centri commerciali e hotel, bar, ristoranti e altri luoghi che la rendevano una cittadina tutto sommato moderna per i grigi standard sovietici, finì dritta all’inferno.

Alcuni errori di procedura nel corso di un test di sicurezza – finalizzato a verificare la possibilità di alimentare le pompe del sistema di raffreddamento della struttura anche in caso di blackout elettrici – provocarono l’esplosione del reattore nucleare RBMK numero 4 della centrale. Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal suddetto reattore e contaminò vaste aree circostanti, mentre gli incendi degli edifici ebbero effetti catastrofici di contaminazione atmosferica.

I vigili del fuoco riuscirono a domare le fiamme ma non poterono far niente per bloccare l’emissione radioattiva. Che, di fatto, fu parzialmente arginata soltanto tra l’ottobre e il novembre del 1986, grazie alla creazione di un apposito sarcofago – poi ristrutturato nel 2016 – sotto il quale sono attualmente racchiuse 30 tonnellate di polvere altamente contaminata e 16 tonnellate di uranio e plutonio, oltre a circa 200 tonnellate del materiale generato dalla fusione del nocciolo.

 

Il conflitto ucraino, con la conquista da parte dell’esercito russo della centrale, ha riacceso i riflettori sull’impianto “Vladimir Lenin”. E adesso Mosca teme per la sorte dei soldati che hanno transitato in quell’area maledetta dalla storia.

Dalla conquista russa alla “riconquista” ucraina

La centrale nucleare di Chernobyl è stata sequestrata dalle truppe russe il primo giorno di guerra, il 24 febbraio. La gestione del sito da parte dei russi si è rivelata molto problematica, con continue interruzioni della corrente elettrica – necessaria per attivare i sistemi di raffreddamento dell’impianto di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito – ed il rischio di fughe radioattive. Inoltre, i numerosi incendi che si sono sviluppati hanno reso la zona ancora più tossica.

Il 31 marzo le truppe russe hanno lasciato l’area dirigendosi verso la Bielorussia. Quello stesso giorno, l’agenzia ufficiale ucraina per la gestione della zona della centrale ha scritto sui social un messaggio emblematico: “Non ci sono più stranieri all’interno della centrale nucleare di Chernobyl“.

Nella mattinata del 2 aprile la bandiera ucraina è tornata a sventolare sulla centrale. “Oggi alle 11 la bandiera ucraina è stata issata sulla centrale nucleare ed è stato cantato l’inno nazionale. L’intero staff, che ha lavorato eroicamente nelle dure condizioni dell’occupazione sin dal 24 febbraio e ha garantito la sicurezza nucleare alla stazione e nei siti vicini, era presente alla cerimonia”, ha reso noto su Telegram Energoatom, l’azienda che gestisce il sito.

“Confermiamo che le forze di occupazione che avevano preso il controllo della centrale e di altri siti della Zona di esclusione, hanno marciato in due colonne nella direzione del confine dell’Ucraina con la Bielorussia”, ha precisato la stessa azienda, chiudendo un’occupazione durata oltre un mese.

Incendi e radiazioni

Durante l’occupazione russa della centrale non sono mancati momenti di apprensione. Lo scorso 27 marzo le autorità ucraine hanno lanciato l’allarme per decine di estesi incendi scoppiati nei pressi della struttura. La causa delle fiamme è stata imputata agli intensi bombardamenti russi che hanno bruciato oltre 10mila ettari di foreste.

L’area più critica è collocata nella cosiddetta zona di alienazione, ovvero quella porzione di territorio compreso nel raggio di 30 chilometri dal sito dell’edificio e istituita in seguito all’incidente nucleare che abbiamo rievocato. In quelle ore si è registrato un aumento dei livelli di inquinamento radioattivo dell’aria.

Il fenomeno che si stava realizzando può così essere sintetizzato: la combustione scaturita dagli incendi fa sì che i radionuclidi (nucleo atomico instabile in grado di emettere energia sotto forma di radiazioni) vengano rilasciati nell’atmosfera e siano trasportati dal vento su lunghe distanze. Il risultato, ha spiegato la Commissaria per i Diritti Umani del Parlamento ucraino, Lyudmila Denisova, è il rischio della diffusione di radiazioni in Ucraina, Bielorussia e pure nei Paesi europei.

In quelle settimane, la vicepremier ucraina Iryna Vereshchuk aveva parlato di una situazione catastrofica perché i russi non avevano il controllo della situazione. Il 31 marzo, in effetti, sono arrivati nuovi allarmi. Il livello dell’inquinamento radioattivo della centrale non è più stato monitorato dal 25 marzo, mentre il sistema di controllo era fuori uso e il livello radioattivo è arrivato a superare le soglie minime consentite per 7 volte.

Panico e soldati contaminati

In base a quanto accaduto vale la pena chiedersi che cosa è accaduto ai soldati russi che hanno frequentato la zona della centrale muovendosi – a quanto pare – senza le necessarie protezioni. Secondo quanto riportato dall’agenzia nucleare di Kiev Energoatom tra i militari sarebbe scoppiato il panico, e questo a causa delle alte dosi di radiazioni a cui sarebbero stati esposti. In Bielorussia agli abitanti del centro abitato Bragin sarebbe stato consigliato persino di stare alla larga dai soldati rientrati da quei territori.

Soldato ucraino davanti alla centrale di Chernobyl (EPA/Command of the Air Assault Forces of Ukraine)

Il primo aprile, stando ai dati pubblicati dal Servizio medico militare della Federazione russa, sarebbe stata addirittura accertata la prima morte di un soldato russo causata dalle radiazioni ricevute a Chernobyl. Altri 26 soldati sarebbero stati ricoverati e 73 in gravi condizioni sarebbero stati trasferiti per il recupero. Anche in questo caso la comunicazione è arrivata da Energoatom, e la notizia è dunque da prendere con le pinze.

Nei giorni precedenti l’Ukrinskaya Pravda aveva parlato di decine di autobus di soldati russi portati in Bielorussia, a Gomel, presso il Centro di medicina nucleare. Sembra, infatti, che i russi giunti da queste parti non indossassero tute anti radiazioni.

Il capo della Agenzia statale dell’Ucraina per la gestione delle zone di esclusione, Yevhen Kramarenko ha inoltre affermato che circa 10mila unità di equipaggiamento russo sarebbero passate da Chernobyl dopo aver lasciato la parte occupata della regione di Kiev. Il loro equipaggiamento, ha aggiunto, potrebbe essere stato esposto ad inquinamento radioattivo ed i soldati potrebbero aver ricevuto radiazioni.

Trincee, zona di esclusione e Foresta Rossa

È circolato un video nel quale si vedono truppe russe intente a scavare trincee all’interno della Foresta Rossa, nella zona di esclusione di Chernobyl. “Non si limitavano a scavare rifugi sulla scia dell’inquinamento da radiazioni. Non si limitavano a mantenere la difesa in quella zona, erano stanziati proprio lì”, ha sottolineato un membro dell’agenzia, Yaroslav Emelianenko.

Secondo il sindaco di Chernobyl, citato da Ukrinform, tutti i militari russi che si trovavano nella Foresta Rossa hanno ricevuto dosi significative di radiazioni.