“Avanzavamo sulla strada principale quando il cecchino ha cominciato a sparare.Alì, un amico fraterno, correva al mio fianco. E’ caduto da martire” racconta Mohammed, un ragazzino in mimetica e cappellino da baseball. Sul fronte della guerra al Califfo in Iraq è diventato veterano in fretta. Jurf al Shakar un grande agglomerato di case sunnite in mezzo alle palme, 40 chilometri a sud ovest di Baghdad, non esiste più. I volontari sciiti che l’hanno presa d’assalto alla fine di ottobre hanno dichiarato vittoria una decina di giorni fa, ma il prezzo è stato alto. Non c’è una sola casa in piedi e gli 80mila abitanti si sono volatilizzati. Delle palme falciate dall’artiglieria restano solo tronconi anneriti.

Un cimitero di blindati sui lati della strada principale dimostra la furia della battaglia. Il giornale.it pubblica un filmato degli scontri girato con i telefonini dei combattenti sciiti, che stanno puntellando lo scassato esercito iracheno. Jurf al Shakar è un crocevia strategico che permetteva allo Stato islamico di infiltrare uomini ed armi nella capitale. Ed apre la strada verso Karbala, città santa per gli sciiti. Il fronte si è spostato verso Falluja, la roccaforte sunnita in mano al Califfo, dato per ferito, Abu Bakr Al Baghdadi. Prima di ritirarsi i suoi miliziani hanno fatto saltare in aria un grande ponte che un tempo era dedicato al dittatore iracheno Saddam Hussein. Di fronte al pachiderma di cemento spezzato in due le forze irachene tengono una postazione eretta con i sacchetti di sabbia. Fucile da cecchino e basco da paracadutista, il sergente Haidar non è proprio un Rambo in mimetica, ma ha le idee chiare: “Aspettiamo solo l’ordine per avanzare e spazzare via i terroristi dall’Iraq. Se resistono li uccidiamo tutti”. Fra i palmeti in lontananza i miliziani del Califfato li stanno aspettando in una guerra che sarà ancora lunga e sanguinosa.

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