VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

(da Porvoo, Finlandia) La casa di Hans Andersson spunta dopo un sentiero immerso nei campi. Il legno rosso dell’abitazione contrasta con il verde intenso dei prati e in lontananza non si sente altro che il soffio del vento che accarezza l’erba e il canto degli uccelli. Qui il mondo sembra lontano nel tempo e nello spazio. Eppure, è proprio in questo scenario fiabesco che vive uno degli ultimi testimoni della storia finlandese: Hans, classe 1922, è uno degli ultimi reduci delle guerre combattute contro l’Unione Sovietica in questo estremo lembo d’Europa.

Ci accoglie nel salotto con gli occhi limpidi e curiosi, e una stretta di mano sincera. Il figlio, Bjarne, ci fa da interprete, e così ha inizio un racconto che sembra riavvolgere il nastro della storia fino alle radici di quanto accade oggi. Una testimonianza viva di un passato che per noi, abituati a un mondo frenetico e istantaneo, appare lontanissimo. E invece è più vicino di quanto si possa credere.

La sua storia inizia con la Guerra d’inverno, quella combattuta tra il 1939 e il 1940. “Avevo 17 anni e un fucile”, ci dice, “sorvegliavo uno dei due ponti a nord di Porvoo”. La prima linea la conoscerà dopo pochi mesi, con la Guerra di continuazione. “A 19 anni fui chiamato per il servizio militare. Dopo tre mesi di addestramento, fummo inviati sul fronte di Aunus, tra i laghi di Ladoga e Onega. Abbiamo combattuto nei boschi e nella neve. La nostra sistemazione era scadente. Dormivano in un buco nel terreno con solo un tetto di legno… Tra la mia unità dell’esercito e la successiva unità finlandese c’era un’area paludosa di 10 chilometri. Pensavamo che questo ci avrebbe protetto perché i carri armati russi normalmente non potevano attraversare la palude, ma l’inverno era freddo e una divisione sovietica poteva irrompere e attaccarci”, racconta Hans. La guerra proseguì fino al 1944: “L’esercito russo iniziò una grande offensiva. Il nostro reggimento fu inviato verso il fronte della Carelia. Nella battaglia di Tienhaara, vicino Viborg, fermammo in parte l’attacco russo e ci ritirammo. La pace fu annunciata alla fine dell’estate del 1944”.

Il giovane Hans in uniforme

Una guerra che sembrava impari quanto a forze in campo, ma in cui la Finlandia dimostrò di saper resistere. “La nostra arma principale era il fucile personale dei soldati, spesso un vecchio modello della Prima guerra mondiale. Non avevamo carri armati, ma la nostra artiglieria e aviazione erano abbastanza ben equipaggiate. Poi avevamo le molotov, che usavamo contro i carri armati. E, ultimo ma non meno importante, da parte nostra avevamo il “Sisu”, un termine che per i finlandesi rappresenta spirito combattivo, coraggio, forza e resistenza”. E il “Sisu” in effetti sembra avere avuto un peso enorme in un conflitto in cui tutto appariva orientato verso la vittoria sovietica.

Molotov, carri armati e la resistenza a un attacco russo ci riportano al presente. Non sembra così diverso quanto accade da mesi in Ucraina e chiediamo ad Hans cosa ha pensato vedendo le immagini che giungono dal fronte dell’Europa orientale. “È una situazione familiare per me, i russi che attaccano un vicino… Mi sento vicino al popolo ucraino. Ci sono così tanti civili nella zona di guerra… Noi evacuammo circa 400mila persone dalla Carelia”.

Ma nonostante questi ricordi, il veterano non lascia trasparire sentimenti di odio verso i russi. “Durante gli anni Trenta in Finlandia crebbe il timore per una nuova guerra e dovemmo fare i preparativi per un conflitto contro la Russia. Dopo la guerra abbiamo iniziato a commerciare con i russi. Urho Kekkonen fu eletto presidente nel 1956 ed era un politico attento alla realtà e buon amico dei russi. I finlandesi in generale si sono adattati alla realtà e hanno considerato i russi come un vicino con cui poter vivere. Quando l’Unione Sovietica è crollata pensavamo che il nostro rapporto si sarebbe evoluto in una direzione ancora migliore, invece le cose sono peggiorate. Ecco perché facciamo domanda per l’adesione alla Nato. Non possiamo fidarci del nostro vicino orientale”. Hans, come molti finlandesi, non era un fautore della Finlandia nella Nato fino all’inizio del conflitto in Ucraina. “Prima ero contrario all’adesione alla Nato, ma la guerra in Ucraina ha cambiato tutto. Non possiamo essere soli e dobbiamo poter ricevere aiuto. Spero che la Turchia non fermi la nostra domanda di adesione”.

Salutiamo Hans e ci ritroviamo di nuovo sotto il sole. Il fiume, in lontananza, segna i confini dei suoi terreni. Ci guardiamo intorno e pensiamo che quel panorama è lo stesso che vedeva un ragazzo del 1922 mentre imbracciava il fucile per difendere la patria. La storia non è solo quella dei grandi leader: ma anche dei tanti Hans che l’hanno vissuta davvero.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.
VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI
ALTRI EPISODI