La geopolitica della corsa allo spazio
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Kiev. «Abbiamo bisogno di aerei e ci servono armi potenti» ribadisce il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, nella conferenza stampa della visita dei tre big europei a Kiev assieme al presidente della Romania. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, spiega che «non ci sono state richieste di nuove armi». Gli altri partner, però, dal capo dello Stato francese, Emmanuel Macron, al cancelliere tedesco Olaf Scholz annunciano l’invio di ulteriori aiuti militari. Lo stesso Draghi ribadisce che «siamo qui ad aiutare l’Ucraina nella guerra, altrimenti non ci sarà pace». Di cessate il fuoco e negoziati neppure l’ombra.

Il mantra degli ucraini è sempre «armi, armi, armi» con proclami di riconquista che comprendono la Crimea e sembrano velleitari, ma fanno parte di una strategia. I più criticati erano i tedeschi che hanno avuto, fino a oggi, il braccino corto sugli aiuti militari. Scholz, che parla meno di tutti gli altri nella conferenza stampa, ci tiene, però, a sottolineare che verranno inviati sistemi di difesa anti aerea e lanciarazzi multipli d’accordo con Gran Bretagna e Stati Uniti.

Non robetta, ma la difesa anti aerea Iris, un sistema che intercetta sopratutto i missili. Una versione tedesca dei Patriot americani, che dovrebbero difendere le grandi città. I russi, secondo Zelensky, ne avrebbero lanciati 3mila solo nell’ultimo mese. Berlino invierà a breve anche sette obici semoventi Pzh 2000 e dovrebbero arrivare i primi corazzati antiaerei Ghepard, dismessi dalla Bundeswehr.

 

Macron non è da meno: «Ho deciso di consegnare all’Ucraina altri 6 (obici, ndr) Caesar, oltre ai 12 già arrivati». Peccato che le richieste ucraine siano enormemente superiori. Non hanno bisogno di una dozzina di cannoni, ma di mille pezzi di artiglieria. Soprattutto se vogliono riconquistare il Paese, missione quasi impossibile senza un intervento diretto della Nato, che scatenerebbe la terza guerra mondiale. «Libereremo Kherson, Lugansk e le regioni di Donetsk. L’esercito ucraino vuole farlo ma ha bisogno di armi di artiglieria a lungo raggio», dichiara il consigliere presidenziale Mykhailo Podoliak con un messaggio su Twitter. Oleksiy Reznikov, ministro della Difesa ucraino, conferma che nella riunione del gruppo di contatto svoltasi mercoledì a Bruxelles è stato garantito l’arsenale necessario. «Si tratta di cannoni da 155 millimetri, lanciarazzi Himars, elicotteri dalla Slovacchia, artiglieria da Canada, Polonia e Paesi Bassi, lanciarazzi Mlrs dalla Germania. E altro ancora», ha scritto il ministro su Facebook. Gli ucraini sembrano convinti che le nuove forniture permetteranno la riconquista della fetta di paese occupata dalla Russia. «Libereremo tutti i nostri territori, tutti, compresa la Crimea, ma passo dopo passo», sostiene Reznikov. Il generale Mark Milley, capo di Stato maggiore congiunto delle forze armate Usa apre uno spiraglio sulla resistenza in Donbass: in guerra «nulla è inevitabile anche se bisogna riconoscere la superiorità delle forze russe in termini di numeri ed equipaggiamento. Però hanno comunque problemi importanti a livello logistico». Le nuove armi, che potrebbero martellare le batterie d’artiglieria e le retrovie, sono temute dai russi. Non a caso, proprio in occasione della vista dei big europei a Kiev, il leader separatista, Denis Pushilin, ha annunciato che «le nuove armi dell’Occidente all’Ucraina stanno costringendo le truppe» filo russe del Donbass «a non fermarsi ai confini della Repubblica di Donetsk». Un monito ispirato direttamente da Mosca, che sembra non temere una guerra ad oltranza.

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