Chi sei,
Craig Lang?

Articolo di Michela Ag Iaccarino

Chi sei, Craig Lang?

Un eroe americano a Kiev – I PARTE

Chi è Craig Lang? È un ragazzo alto e biondo della provincia di Pitt County, uno specialista dell’esercito americano. Alla perenne ricerca di una guerra lontana, Lang è sempre riuscito a trovarne una lungo il percorso. È il 2016 e ha 26 anni. Dopo aver servito in Afghanistan e Iraq con stelle e strisce sulle mostrine, si arruola da foreign fighter nelle truppe di Kiev che combattono in Donbas contro i filorussi perché, continua a ripetere, la missione che gli ha dato Dio è “aiutare il popolo ucraino”. Dopo qualche mese nella terra di guerra la sua faccia finisce sui giornali, c’è la scritta “valoroso soldato straniero” nei titoli che accompagnano il suo ritratto con il fucile in spalla, cittadini comuni e commilitoni cominciano a battergli la spalla per dire grazie: Lang è diventato un eroe.

Craig Lang (Facebook)

L’americano lascia molte tracce di sé in articoli e documentari di giornalisti e reporter, agiografie di propagandisti che incontra lungo il percorso da Kiev alle trincee in fiamme dell’est. Concede una testimonianza ai microfoni della tv Ukraine Today e chiosa con sorriso imperscrutabile, sguardo freddo, barba fulva che i suoi commilitoni sono motivati, ma male addestrati. Il biondo dai lineamenti gentili parla sempre cautamente dei motivi che spingono gli stranieri come lui a raggiungere le barricate del Donbas. Dietro a un carrarmato malmesso ripete quello che ha detto già davanti a molte altre telecamere: “sono venuto ad aiutare il popolo ucraino, mi sono arruolato nella legione georgiana, un’unità altamente qualificata, che dà molte opportunità”. Quando imparerà meglio il russo, dice di voler diventare parte del ministero della Difesa di Kiev: si immagina nelle vesti di istruttore per facilitare la transizione delle truppe verso una nuova sorta di esercito, “tipo Nato”.

Chi è Craig Lang? Mamuka Mamulashvili, il comandante della brigata georgiana di cui fa parte, dice che Lang è “un ottimo soldato, modesto e a volte un po’ depresso, senza alcuna inclinazione al razzismo” nonostante si sia avvicinato, appena giunto nel Paese, al Pravy Sektor, un movimento di estrema destra, braccio politico del battaglione Azov che combatte al confine est del Paese.

 

Soldati di Kiev arrivano in Donbas, accolti con stupore dalla popolazione dei villaggi (foto Michela AG Iaccarino)

Ad un altro giornalista del magazine americano Vice, senza telecamere, Lang ammette di avere problemi all’occhio destro per una bomba che ha lasciato danneggiati anche alcuni nervi cerebrali. Per questo “non può guardare altre persone negli occhi”. Ha la bandiera a stelle e strisce sul letto dove dorme in baracca con gli altri soldati. “Dawntesk” è come chiama Donetsk, capitale ribelle filorussa contro cui combatte. Racconta anche che a 12 anni suo padre ha provato a uccidere la sua matrigna senza riuscirci. È diventato una matricola rasata dell’esercito americano a 18 anni e, quando ne aveva compiuti 22, era già stato in missione due volte in Iraq ed Afghanistan. Ma non è per questo che a quell’età tutti finiranno per conoscere il suo nome: accade quando tenterà di ammazzare sua moglie, proprio come aveva provato a fare suo padre con la donna con cui viveva quando lui era un bambino.

Il tridente, simbolo dell’Ucraina, a fuoco durante una manifestazione a Donetzk (foto Michela AG Iaccarino)

Mentre è un soldato in servizio in Carolina del Nord Lang dice ai suoi comandanti che va ad uccidere la ragazza che aveva sposato, “ma i figli di puttana pensavano fosse un bluff”. Verrà poi arrestato dalle divise con due fucili d’assalto e mine che avrebbe voluto sistemare intorno alla casa di quella che diventerà presto la sua ex moglie. Diventa il disertore più famoso di Fort Bliss, El Paso. L’esercito lo mette in carcere qualche mese “ma non fa niente per risolvere i suoi problemi mentali”, racconta, e lo caccia con disonore nel 2014: perde i benefici per veterani e assistenza sanitaria, licenza di possedere armi e dignità. Non ha più una casa. Gli rimangono un debito di 92mila dollari per gli alimenti dei suoi figli e un ordine restrittivo per non avvicinarsi più a loro. La sua ex moglie testimonia contro di lui: ha squilibri mentali e ha già tentato il suicidio. Con la fedina penale sporca colleziona un no dopo l’altro. Il più brutale che riceve è quello della Blackwater, l’agenzia di mercenari più famosa degli Stati Uniti. Dopo un elenco di rifiuti per caso legge su internet quanto siano apprezzati i militari americani in Ucraina “nella guerra di liberazione contro i russi e contro Putin, fottuto comunista”. È allora che Lang contatta Quinn Rickert, un soldato americano dell’Illinois cacciato dall’esercito per aver rubato un auto. Rickert ha violato i domiciliari per raggiungere Kiev e Lang farà esattamente come lui. È così che la biografia torva dell’ex soldato americano nella sua patria si interrompe con un acronimo: “awol”, absent without official leave, scomparso senza permesso.

Un militante a Maidan brandisce uno scudo (foto Michela AG Iaccarino)

Dopo la vergogna accumulata nella sua prima vita in America, è un profilo da coraggioso eroe quello che Lang continua a mantenere in Ucraina, combattendo per più di un anno al fronte slavo. Nel documentario “Il complesso di Robin Hood”, del regista ed ex soldato britannico Emile Ghessen, la sua voce echeggia al telefono più o meno dal terzo minuto in poi: “ i foreign fighters sono venuti con l’idea di aiutare, vogliono help ma non ci riescono per le political bullshit, alcuni vogliono solo addestrarsi o fare esperienze”. Altri giungono solo per provare di essere dei valorosi: a se stessi o qualcun altro. Oppure sono turisti di guerra, “molti vengono in war tour”. Aggiunge che molti volontari stranieri hanno ormai abbandonato il Paese perché “la guerra è diventata troppo lenta, senza azione”. Non spari più, ti stanchi solo scavando trincee in quello che è ormai un conflitto di posizione. Anche Lang, come loro, ha lasciato il campo, confessa al documentarista. Cosa ha fatto dopo la guerra l’eroe Craig Lang? Un’altra guerra.

La compagnia di Alex Z. – II PARTE

Da un’altra latitudine americana, quella di Fort Bragg, alla fine del 2016, colmo dei suoi 19 anni anni e di aspettative smisurate su imprese singolari da compiere, è partito anche il soldato americano Alex Zwiefelhofer. Vuole raggiungere l’Europa e unirsi alla legione straniera francese, che lo respinge. La toppa che metterà il ragazzo del Wisconsin sulla sua mappa di viaggio è quella bicolore giallo e blu di Kiev. Zwiefelhofer si inserisce tra le fila del Pravy Sektor, dove finisce fianco a fianco con un altro ex militare, un suo doppelganger con più anni, dedizione ed esperienza, che prima di lui aveva servito nello stesso esercito americano, e proprio come lui era stato dichiarato awol. Quel gigante biondo, irrequieto e barbuto si chiama Craig Lang e ha la sua stessa vocazione al fuoco.

 

Militanti del Pravy Sektor sventolano la bandiera alla Rada, Parlamento di Kiev (foto Michela AG Iaccarino)

Quando le barricate ucraine diventano fredde come l’inverno che cala sul Paese, entrambi diranno addio alla neve del Donbas. Zwiefelhofer e Lang nel 2017 decidono di mirare al più rovente parallelo del sud: quello d’Africa. Vogliono arruolarsi come foreign fightersin Sud Sudan, ma alla dogana del Kenya vengono arrestati e deportarti. Tornano indietro, in quell’America che li aveva bistrattati e non volevano più rivedere. All’aeroporto di Charlotte l’FBI ferma Zwiefelhofer per video di porno infantile rinvenuti sul suo cellulare e finisce in galera per tre mesi a Mecklenburg County. Quando esce, invece di presentarsi al processo dove è imputato, l’ex militare raggiunge l’amico conosciuto a Kiev in Florida.

Alex Zwiefelhofer (Facebook )

Spalla a spalla Lang e Zwiefelhofer continuano a rimanere anche negli Stati Uniti, nonostante davanti a loro le linee nemiche siano scomparse. Passeggiano voraci per le strade di un’America che li ha rinnegati. Accelerano e rallentano a varie latitudini, gonfiano e sgonfiano piani di arricchimento velocemente falliti, collezionano contrattempi, piccoli crimini e contraddizioni. Sempre più confusi, arrivano dove forse la loro natura li conduce, con un carico di oscure intenzioni sempre più pesante. Nei mirini dei due ora c’è il Venezuela dove andranno “ad ammazzare comunisti”. Lo confermerà in seguito un ex veterano interrogato, che ha servito insieme a Lang a Fort Bill, che verrà arrestato in Arkansas per degli assegni falsi. Il veterano ha incontrato nel 2018 i due a Roxboro, North Carolina e Lang gli ha spiegato i suoi progetti: lui ed Alex vogliono rubare una barca a Miami, uccidere il proprietario e raggiungere il Sud America, ma per farlo hanno bisogno di soldi. Poi i tre si dividono, Lang torna in Florida con Zwiefelhofer ed elabora un piano frettoloso, ma puntuale e rigoroso.

Alex Zwiefelhofer (Instagram)

Sul sito americano di compravendita di armi, www.armslist.com, con la promessa di “sure deal”, affare sicuro, ci sono in offerta per pochi contanti molte pistole e fucili: 4 Glock, 2 nove millimetri e 9 fucili per soli tremila dollari. Dietro il monitor una coppia di coniugi, i Lorenzo, leggono e rispondono all’annuncio. Chi è Graig Lang? È Jeremy Goldstein: questo è il nome che inventa per il suo profilo finto l’ex soldato, che organizza la compravendita per ottenere contanti. Serafin e Deana Lorenzo, marito e moglie, 53 e 50 anni, escono dalla loro casa a Brooksville, Florida, si mettono in auto in un giorno d’aprile 2018 per raggiungere chi gli aveva dato appuntamento per lo scambio in un parcheggio del Galleria Plaza, a Estero. Arrivano alle 10:37 nel luogo stabilito per l’incontro e diciotto minuti dopo, cittadini allarmati da ripetuti spari nei dintorni, chiamano il 911. Quando le divise arrivano, i killer sono spariti. L’unica cosa che rinvengono gli agenti sono sette proiettili nel petto dell’uomo, undici nell’addome e nella testa della donna. I loro portafogli sono vuoti, ma i cellulari sono pieni di informazioni e scambi di messaggi. La polizia si mette sulle tracce di Jeremy Goldstein, ma solo molto tempo dopo capirà che non esiste. La sparatoria, come riveleranno i dossier delle autorità, è stata copiata dalla scena di un film ma, per evitare emulazioni, non ne verrà mai svelato il titolo. Il fucile usato per l’assassinio a sangue freddo sarà invece trovato molto lontano: ad un banco dei pegni di Seattle.

Militanti del Pravy Sektor durante gli addestramenti a Maidan, Kiev (foto Michela AG Iaccarino)

Mentre i cadaveri dei Lorenzo sono ancora caldi, il sangue di Lang rimane freddo. Quello di Zwiefelhofer ribolle e decide di tornare in Winsconsin, da suo padre. I destini dei due divergono. Lang, con il bottino dell’omicidio, ha i contanti necessari per ottenere un passaporto falso. Contatta un altro veterano che glielo fornisce, a cui dimostra la sua riconoscenza con 1500 dollari, quattro pistole, una granata. Lang vola in Messico, poi in Colombia, dove incontra dei guerriglieri tra le montagne di Cucuta, ma non riuscirà mai a raggiungere quel Venezuela dove sperava di far brillare un nuovo profilo da martire della libertà in mimetica. Il suo piano fallisce e la sua situazione peggiora. Il suo destino trema. Mentre uno dietro l’altro i suoi amici finiscono in carcere, decide di tornare in Europa: raggiunge Madrid nel novembre 2018 e pochi mesi dopo è di nuovo in Ucraina.

Soldati dell’esercito ucraino arrivano in Donbass (foto Michela AG Iaccarino)

La cospirazione Kansas city – PARTE III

A Fort Riley il soldato americano Jarret William Smith non è mai riuscito a tenere segreti i suoi piani: far saltare in aria una stazione televisiva con una macchina carica di esplosivi a Kansas city, poi ammazzare l’allora candidato alla presidenza, l’ex repubblicano Beto O Rourke. Smith ha ormai definitivamente mandato a memoria gli schemi giusti per costruire bombe e distribuisce ai compagni da tastiera, non fatti di carne ma di pixel nelle chat di gruppi estremisti, ricette e formule per maneggiare esplosivi. Nelle cronache militari di Star and Stripes, giornale indipendente della Difesa americana, il private soldier, soldato semplice Smith incontra il suo bivio esistenziale nel 2016, lo stesso anno in cui lo fa Alex Zwiefelhofer, e proprio come lui, incrocia Lang, ma solo dietro lo schermo del computer.

Jarret Smith (Facebook)

Smith a lungo ha continuato a sciorinare piani di sangue e morte su chat che credeva segrete: non poteva sapere che dall’altro lato, all’improvviso, aveva cominciato a rispondere alla sua furia omicida l’avatar di un infiltrato sotto copertura digitale dagli uffici dell’agenzia della sicurezza americana. È l’agente speciale Brandon LaMar. Mentre il soldato in Kansas, cuoco di ied, dispositivi esplosivi improvvisati, continua a pavoneggiarsi sui social, gli inquirenti dell’FBI, sfruttando la sua vanità, si addentrano nella matassa di contatti dei suoi account per trovare una pista ancora più giusta di quella che sospettavano. Quando cercano tra le foto dei compagni del soldato Smith, alla perpetua ricerca di amici “radicali come lui”, i federali riconoscono, dietro la barba e sotto il capello verde militare, un ragazzo che avevano già cominciato a cercare altri colleghi federali. Accusato di doppio omicidio, estremista senza vera causa, è un soldato perduto delle loro truppe. Uno dei due uomini diventato ricercato per il sangue dei Lorenzo: Craig Lang.

Un uomo morto durante gli scontri a fuoco tra filo russi e filoucraini a Mariupol ( foto Michela AG Iaccarino)

 

Chi è Craig Lang? Un mentore digitale per altri giovani americani furiosi come lui, una guida, un’autorità riconosciuta da Smith, seppure a migliaia di chilometri di distanza. È l’ormai veterano dei foreign fighters della guerra ucraina, che propina consigli su come raggiungere Kiev, che risponde con un vigoroso e sonoro sì alla richiesta d’aiuto e si offre di raccomandare Smith “con chi si occupa della selezione”. Smith voleva unirsi al Pravy Sektordi Kiev. L’Ucraina, laboratorio d’esperimenti di molti altri ex soldati americani, è la meta da lui ambita per scampare alla patria. “Se non posso infilarmi in Ucraina entro nell’Esercito, combattere è quello che voglio” chiosa Smith in una conversazione con Lang. Finirà per entrare davvero nella leva a stelle e strisce, ma non vedrà mai l’Ucraina se non dal binocolo digitale degli schermi del telefono, dove continua per mesi a scambiare dati con l’ex soldato americano al fronte in Donbas.

Soldati ucraini sulla collina di Sloviansk, Donbass

Il destino di Jarret Smith si interrompe sullo zerbino di casa, quando la giustizia arriva bussando alla porta indossando le divise dell’FBI. Gli agenti sventolando tra le mani un report di 23 pagine che lo accusa di “distribuzione di informazioni per la fabbricazione di esplosivi per distruzioni di massa”. Ai procuratori del distretto di Kansas il soldato si dichiarerà non colpevole.

Abitanti del Donbas osservano l’avvicinarsi di un elicottero dell’esercito ucraino (foto Michela AG Iaccarino)

Chi è Craig Lang? Non più un mistero, né un enigma ambiguo per l’FBI. È ormai uscito dalla zona d’ombra ed è entrato nelle liste dei ricercati dell’Interpol. Le sue impronte digitali sulle scene di crimini commessi da un parallelo all’altro d’America diventano sempre nitide. Dati corretti cominciano a diradare la nebbia delle informazioni superficiali: con la pazienza certosina dei minatori, un post digitale dopo l’altro, gli agenti americani ricostruiscono la girandola di fughe e ritorni di Lang a nord e sud del mondo, lo rintracciano di nuovo in Europa: è di nuovo ad est. Il terzo, ultimo atto delle innumerevoli vite del soldato Craig Lang segue.

La polizia presidia la Rada di Kiev durante una manifestazione del Pravy Sektor (foto Michela AG Iaccarino)

Assassino. Eroe. Martire. Criminale. In attesa di giudizio – PARTE IV

Florida, Medio Oriente, Kiev, Donbas, Africa. Dal Sud Sudan al Sud America la girandola di false partenze ed inseguimenti di Lang ha deviato ad ogni strada sbarrata. L’Ucraina è il suo improbabile, magnetico, ultimo scoglio d’approdo. Chi è a Kiev Craig Lang? “Un valoroso soldato che ha imbracciato le armi contro Mosca”, un coraggioso guerriero sulla linea nemica e straniera. Ha quasi trent’anni, ha deciso di tornare nelle viscere dell’unica guerra in cui è stato chiamato eroe, ma al confine della Moldavia verrà arrestato con un mandato di cattura internazionale. La storia di fughe, scie di sangue e morte dell’ex soldato americano si interrompe in un’aula di tribunale della città di Vinnitsa, Ucraina sud. Un banco degli imputati è la sua barricata definitiva. La sua fuga è finalmente finita, ma comincia un’attesa: quella di giudizio.

Craig Lang (Foto Dipartimento di giustizia Usa)

Lang ha chiesto asilo politico all’Ucraina per evitare l’estrazione negli Stati Uniti e rimanere nel Paese ai cui confini ha combattuto e dove non ha “commesso alcun crimine”. Giura di essere un aspirante paramedico, può insegnare inglese agli ucraini e smettere di combattere. Nella sua richiesta d’asilo alle autorità slave chiede di essere protetto da “ Donald Trump che ha una relazione con Putin e con il governo russo” che prende di mira i soldati stranieri. È inoltre il futuro sposo di Anna Osipovich, una ragazza ucraina incinta di suo figlio.

Frammenti di una bomba raccolti su una bandiera ucraina (foto Michela AG Iaccarino)

Della sua passione per i combattimenti, spiega al giudice che deciderà del suo destino, che “conosce perfettamente gli azzardi e rischi connessi”. Ma ancora una volta ripete: “Sono tornato per aiutare gli ucraini, io ho una responsabilità verso Dio per aiutare in ogni modo che posso l’Ucraina che tornerà alla gloria, i miei figli, che non mi conoscono, capiranno perché ho lasciato l’America. Passeggeranno nelle strade di Kiev sapendo che il padre ha combattuto per difendere la loro seconda casa”.

Soldati dell’esercito ucraino arrivano in Donbass (foto Michela AG Iaccarino)

Lang apprende che il suo vecchio amico Zwiefelofer, intanto finito in manette per l’omicidio dei Lorenzo in America, attende un processo a Fort Myers. In cella in attesa di sentenza, rischia la pena di morte, la stessa condanna che toccherebbe a lui e per la quale le autorità Usa cominciano a chiedere insistentemente e costantemente l’estradizione a Kiev.

Un soldato dell’esercito ucraino in Donbass (foto Michela AG Iaccarino)

C’è chi ha mille volti di rabbia ruggente, ma non Craig Lang. Dopo tutti questi anni, in decine di foto, Lang sembra averne sempre uno solo, nonostante la sua irripetibile, scura giovinezza. Nelle foto che lo ritraggono nella sua nuova saga giudiziaria lo sguardo è sempre lupesco, granitico, immutabile. E’ lo stesso che aveva al fronte del Donbas. Nonostante tutto, la sua espressione camaleontica è rimasta immutata, contiene tutte le sfumature funeste che è riuscito a dare in una vita sola alla parola “combattente”. Il sorriso è sempre quello rigido e compassato che nessuno è riuscito a togliergli. Indossa una specie di mimetica sul volto, uno scafandro di tutte le identità che è riuscito ad incarnare.

Militari filo russi durante un giro di ricognizione dopo un bombardamento, Donbass (foto Michela AG Iaccarino)

 

Chi sei tu, Craig Lang? Il vero e falso, erratico Lang. “È un uomo che stava cercando un posto del mondo dove un proiettile l’avrebbe colpito a morte, ma ha trovato una nuova vita, un nuovo amore, una nuova famiglia. Sappiamo che nei media americani è una persona negativa, ma qui in Ucraina è un eroe” ha detto il suo avvocato Dmytro Morhun, che farà appello alla Corte europea per i diritti umani per evitargli la pena di morte in America.

Come e più di prima
#LAVORIAMODACASA

Non coraggioso difensore di ucraini, ma un vigliacco assassino di cittadini americani. Lang è un criminale “assolutamente senza cuore”, un fuggitivo internazionale, un mercenario spietato, che può correre e nascondersi, ma verrà acciuffato e “andrà dietro le sbarre”, ha dichiarato Carmine Marceno, sceriffo della contea dove sono stati assassinati i Lorenzo. Chi è Craig Lang? Una che pensa di saperlo è Sarah Rodriguez, investigatrice insonne che per due anni ha ricostruito la vicenda di sangue e pallottole nel parcheggio in Florida dove sono morti i coniugi ed è rimasta in contatto con la loro famiglia. Lang è un Non coraggioso difensore di ucraini, ma un vigliacco assassino di cittadini americani. Lang è un criminale “assolutamente senza cuore”, un fuggitivo internazionale, un mercenario spietato, che può correre e nascondersi, ma verrà acciuffato e “andrà dietro le sbarre”, ha dichiarato Carmine Marceno, sceriffo della contea dove sono stati assassinati i Lorenzo. Chi è Craig Lang? Una che pensa di saperlo è Sarah Rodriguez, investigatrice insonne che per due anni ha ricostruito la vicenda di sangue e pallottole nel parcheggio in Florida dove sono morti i coniugi ed è rimasta in contatto con la loro famiglia. Lang è un dossier di 33 pagine dell’FBI, con capi d’accusa di frode, mutilazione, omicidio, rapimento, cospirazione. , con capi d’accusa di frode, mutilazione, omicidio, rapimento, cospirazione.

Militanti del Pravy Sektor durante una manifestazione a Kiev (foto Michela AG Iaccarino)

Eroe, assassino, caso di giustizia celebre in Ucraina, – come per motivi opposti lo è diventato in America -, il foreign fighter alfa è stato rilasciato a settembre 2019 dalla Corte ucraina che gli ha concesso i domiciliari senza rispedirlo negli Stati Uniti. Il processo per l’estradizione non si sa quando comincerà, ma durerà molti anni.