Hmeymim (Siria) – Mai avrei pensato di trovarmi faccia a faccia con i russi in Siria per una guerra contro il Califfo. Quando il Cremlino comandava ancora sul vasto impero dell’Unione sovietica e aveva invaso l’Afghanistan il faccia a faccia con i militari di Mosca si era risolto in sette mesi di galera a Kabul. Dopo un lungo reportage con i mujaheddin, che combattevano l’Armata rossa fra le montagne dell’Hindu Kush ero stato catturato dai governativi in un angolo sperduto del paese al crocevia dell’Asia. I paracadutisti sovietici vennero a prendermi con tanto di elicotteri d’assalto di copertura in un’azione da film. Lo stesso genere di elicotteri che sorveglia la base aerea di Hmeymim, da dove partono le martellate di bombe sulla testa dei seguaci del Califfo in Siria.

Dalla guerra in Afghanistan degli anni ottanta ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti della storia dal crollo del muro del Berlino alla travagliata dissoluzione dell’impero sovietico fino alla rinascita della Russia. I soldati di Mosca sono impegnati in un nuovo conflitto, ma questa volta lo combattono contro la minaccia delle bandiere nere, che ha insanguinato non solo il Medio Oriente, ma pure l’Europa.I militari, che su alcuni dei loro caccia portano ancora la stella rossa, hanno fatto dei passi da gigante nei rapporti con la stampa portando i giornalisti di mezzo mondo in prima linea nella loro base in Siria. Anche se ogni tanto riaffiora il tic sovietico della segretezza e della proibizione a fare questo o quello, come parlare con i soldati.In Siria con i russi è il reportage più affascinante per chi, appena catturato in Afghanistan, quasi trent’anni fa, era stato interrogato dal Kgb con tanto di finta fucilazione. Per questo spero che lo sia pure per i lettori e sostenitori de Gli Occhi della Guerra attraverso il primo video di una serie sulla guerra che Mosca combatte anche per noi.