Guerra /

È il settembre 2014 quando Fausto Biloslavo raggiunge l’Afghanistan in un momento molto delicato: le truppe Nato della missione Isaf si sono appena ritirate, anche l’Italia saluta il paese asiatico dopo tredici anni in cui le nostre truppe sono state stanziate sul terreno. Per la verità, con la missione “sostegno risoluto”, partita nel gennaio 2015, l’Italia è rimasta in Afghanistan ma soltanto con funzioni di addestramento per l’esercito locale.

Nel suo reportage, Fausto Biloslavo viaggia soprattutto nella zona di Herat: è lì che il contingente italiano ha operato stabilmente tra il 2001 ed il 2014. Una provincia, quella di Herat, strategica per l’Afghanistan: si trova infatti nella parte occidentale del paese, al confine con l’Iran e non distante anche dalla frontiera con il Turkmenistan. Le vie di comunicazione che passano da questa provincia, sono tra le più importanti del paese asiatico. Fausto Biloslavo racconta l’eredità della presenza italiana in questa regione dell’Afghanistan, sospesa tra voglia di un futuro diverso e le tante e troppe insidie date dall’avanzata dei Talebani e dell’Isis. Il fondamentalismo islamico non è stato sconfitto ed anzi, proprio ad Herat, risulta avere importanti basi.

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