Carissimo Ivo amico mio
Carissimo Ivo amico mio.
Difficile per me parlare di te ma lo devo a te, a me stesso e a questa bellissima avventura che si chiama InsideOver e che tanto ci ha legato in questi anni.
Comincio dalla fine.
Il giorno prima che tu morissi che ci ha visti insieme per l’ultima volta.
Io, tua cugina Gabriella, che non ti ha mai abbandonato nell’ultimo tratto della tua vita, e tu, ormai assente quasi in coma ma ancora così tenacemente attaccato alla vita.
Raccontavo a Gabriella che nei giorni precedenti eravamo finalmente riusciti a chiudere un accordo per comprare e far così ripartire InsideOver dopo mesi di fermo.
E Gabriella “Dillo ad Ivo, vedrai che sente, sente quello che gli dici”.
Così ho fatto continuando a tenerti la mano “sai Ivo hanno accettato, ripartiamo…”
Mi hai stretto la mano con forza e tutto il tuo corpo attraversato da un fremito.
Ci siamo conosciuti a una delle mitiche cene dell’amico Ryuichi.
Per me, ossessionato dalla fotografia, era un sogno trovarmi con te, Dondero, Cito, Berengo, Lucas, Giaccone e tanti altri.
Lì raccontai di quello che all’epoca era poco più di un sogno: fare reportage, ridare spazio alla grande fotografia e farlo su internet…
Fui accolto tra questi grandi del fotogiornalismo con un misto di curiosità e incredulità, troppo abituati a trovare porte chiuse nei giornali.
Lì ti diedi il primo di una serie di biglietti da visita che misi nelle tue mani dicendoti “Mi venga a trovare” e tu mi guardavi, sguardo che chi ti ha conosciuto ha ben presente, con un misto di curiosità, disincantato e … anche un po’ di diffidenza.
Nell’ultimo libro su Marmusa nella dedica mi hai scritto “Quel biglietto avrei fatto bene a usarlo già la prima volta” strappandomi l’ennesimo sorriso.
Amavi il tuo lavoro, amavi vivere così, amavamo progettare insieme immaginare nuovi posti e persone da incontrare, amavamo ridere e cantare dopo cena e un buon bicchiere di pastis.
InsideOver ti deve moltissimo, i nostri lettori e i ragazzi che hai conosciuto nella nostra scuola ti devono moltissimo. Io e Laura ti dobbiamo moltissimo.
Amavi la vita e la giustizia e odiavi soprusi e la guerra.
Il tuo sguardo, le tue foto raccontano questo amore e questo odio per il potere che schiaccia e la guerra, la violenza.
Riguardiamole spesso, soprattutto in questi giorni cosi ‘pericolosi’.