Singapore: tutti la vogliono

Singapore, l’ombelico del commercio mondiale

(Da Singapore)
Ha ormai surclassato Hong Kong come principale hub finanziario dell’Asia. Le start up più promettenti, i futuri re dell’intelligenza artificiale e gli investimenti milionari di chi intende espandere il proprio business nel continente, hanno preso la strada di Singapore. “È il luogo perfetto per sfruttare la crescita del secolo asiatico”, ci spiega un esperto del settore che tiene sotto controllo i mercati asiatici.

La città-Stato più famosa del mondo sta sperimentando “quantità record di ricchezza e capitale privati” grazie ad un “regime di mercato stabile, favorevole alle imprese e ad una bassa tassazione”, si legge in un recente resoconto dell’Economist Intelligence (EIU). Le tensioni internazionali hanno spinto un crescente numero di ricconi – asiatici e non – ad investire i propri enormi patrimonio all’ombra di Singapore, considerato come luogo sicuro, stabile e impermeabile agli scossoni globali.

Un porto sicuro

Nonostante le sue dimensioni modeste, ospita il maggior numero di aziende ad alta crescita della regione Asia-Pacifico (93), oltre ad uno dei cinque porti container più trafficati del pianeta. I numeri sono impressionanti.

La Maritime and Port Authority of Singapore ha fatto sapere che tra gennaio e maggio il traffico di container ha toccato i 16,9 milioni di teu, con una +7,7% rispetto allo stesso periodo del 2023. Soltanto nel mese di maggio, il traffico è stato pari ad oltre 3,5 milioni di teu (+3,6%). Dal 2006, inoltre, questa megalopoli si classifica regolarmente al primo o al secondo posto nell’indice sulla facilità di fare impresa stilato dalla Banca Mondiale.

Perché tutti cercano Singapore? La prima risposta potrebbe coincidere con: perché controlla l’accesso allo Stretto di Malacca. Situato tra l’isola di Sumatra, in Indonesia, e la penisola malese, questo choke point collega l’Oceano Indiano e il Pacifico. Si estende dal mare delle Andamane, attraverso lo stretto di Singapore, fino al Mar Cinese Meridionale, e collega, di fatto, alcune tra le principali economie asiatiche, comprese Giappone, Taiwan, Corea del Sud e India.

Lo si vede dall’alto, salendo su uno dei grattacieli cittadini e guardando verso il mare. Decine e decine di navi si spostano lentamente da e verso lo Stretto di Malacca. In totale, ogni anno passano di qui 94mila imbarcazioni. Sono le stesse che trasportano circa il 30% di tutti i beni scambiati a livello globale, e pure gli idrocarburi che dal Medio Oriente prendono la direzione dell’Asia (Cina inclusa).

Lo Stretto che “controlla” il mondo

Ebbene, è Singapore a controllare la principale via marittima del XXI secolo. Lo fa mantenendo una politica estera pragmatica, filo occidentale ma anche filo cinese. Il collante per tenere insieme due realtà inconciliabili coincide con la sfera economico-finanziaria.

L’hub offre infatti garanzie agli investitori occidentali ma vanta anche strettissimi legami con la Cina visto che il 77% dei quasi 6 milioni di abitanti locali è di etnia cinese. Non è un caso che Singapore sia chiamata la Svizzera dell’Asia: non per la sua ricchezza, quanto per la neutralità mantenuta in ogni ambito.

E il futuro? Si parla del Next Generation Port 2030, un progetto per consentire al porto di Singapore di elaborare l’equivalente di 65 milioni di container standard, diventando così la più grande struttura integrata al mondo.

Da queste parti, tra le altre innovazioni, sono in fase di rodaggio veicoli a guida automatica per rilevare anomalie di spedizione ed effettuare analisi dei dati per prevedere punti di congestione del traffico. Nel settore dell’aviazione, ci sono piani per raddoppiare la capacità dell’aeroporto Changi.

Ma guai a dimenticarsi del soft power. Singapore è un brand che si autoalimenta con i propri successi economici. Le infrastrutture, il modello di governance, l’architettura futuristica, la pulizia e la sicurezza pubblica accrescono il suo potere di attrazione, al punto che negli ultimi anni questa città ha iniziato ad ospitare eventi sportivi di alto livello (il Grand Prix di Formula 1), concerti di artisti di fama planetaria (l’ultimo? Quello di Taylor Swift) e conferenze internazionali. Singapore sarà pure un piccolo puntino sulla mappa, ma ha nelle sue mani le leve che consentono di “controllare” il commercio mondiale. E non solo quello.