GameStop
Gameover
Inchiesta di: Andrea Indini

GameStop: Gameover

E ora chi lo va a dire ai trader della community di WallStreetBets che si sono lasciati ingolosire dall’ondata rialzista, dai tweet corsari di Elon Musk e dalle previsioni di Roar Kitting? Ora che il titolo di GameStop brucia punti percentuali al ribasso e colpisce a morte chi sull’onda è saltato quando era ormai gonfia all’inverosimile. Ora che il blitz ha colpito chi doveva colpire e le azioni si assottigliano aderendo maggiormente ai fondamentali dell’azienda texana fondata da Gary M. Kusin e James McCurry. I conti si fanno alla fine. Mai mentre la partita è ancora in corsa. “I fruitori di questi flussi creano altri squali…”, ci spiega Ulisse Severino, banker di Banca Mediolanum, col fare dell’io l’avevo detto. “Finita l’euforia si deve poi fare i conti con la realtà”.

Realtà e fiction. Non a caso proprio oggi il sito Deadline ha fatto trapelare l’indiscrezione di un interesse da parte di Netflix a finanziare un film sulla corsa alle azioni della catena di negozi di videogiochi spinta all’inverosimile dai millennial trader che affollano WallStreetBets, la community del social media Reddit. A lavorarci sarà Mark Boal, lo sceneggiatore premio Oscar per The Hurt Locker e Zero Dark Thirty, e avrà come protagonista la star delle commedie romantiche Noah Centineo. Chissà cosa racconteranno? La crociata anti-sistema portata avanti da milioni di trader retail che, ispirati dal movimento Occupy Wall Street e rinchiusi in casa dall’emergenza coronavirus, hanno messo sotto scacco l’élite della Finanza, gli hedge fund che si erano messi allo scoperto scommettendo contro un titolo che meno di un anno fa valeva sì e no 3 dollari ad azione, oppure l’ennesimo big short che è finito nell’ennesimo bagno di sangue? Per giorni si è parlato del colpo partito dalla piattaforma di RobinHood, ma enfatizzando troppo sui millennial trader. Venerdì sera, quando il titolo GME chiudeva a 325 dollari per azione segnando un rialzo del 1.600%, più del 98% degli investitori erano istituzionali. Così distribuiti: il 14,03% alla Fidelity Investments Inc. (multinazionale fondata nel 1946 da Edward Johnson II e oggi uno dei più grandi gestori di fondi comuni e di fondi pensione del mondo), il 13,22% alla BlackRock (probabilmente la più grande società di investimenti del mondo), il 12,91% alla RC Ventures. E questi sono solo i pesci più grossi. Poi abbiamo: la Vanguard Group con il 7,58%, la Sig Holding con il 6,37%, la Dimensional Fund Advisors col 5,66%, la Senvest Management col 5,18% e Donald A. Foss con il 5,04%. E ancora: State Street Corp (3,74%), George E. Sherman (3,39%), Morgan Stanley (2,86%), Permit Capital (2,8%) e via via a scendere. Hanno brindato? Dipende: se hanno alleggerito le proprie posizioni, certo. Altrimenti no. Ma non è questo che conta. Quello che conta sono i retail. Quelli che si sono imbarcati in questa “avventura”, quelli che hanno iniziato scommettendo risorse limitate e si sono trovati in un ciclone che ha appunto portato le azioni fino a 325 dollari.

Come nasce un’operazione del genere? Come si scova una quotazione depressa e la si porta su nell’Olimpo delle grandi? GameStop non è una big tech: è una società che compra e vende videogiochi. I suoi fondamentali non sono dei migliori. Ormai si gioca online e i negozi fisici non hanno granché margine di crescita. Eppure qualcuno l’ha puntellata nell’immenso paniere statunitense è ha iniziato a scommettere contro gli hedge fund che si erano messi allo scoperto. Bisogna tornare a quel preciso momento, quando è scattata l’operazione che poi ha trascinato dentro sempre più investitori (all’inizio erano un milione, la scorsa settimana erano diventati cinque milioni, ma comunque tutti con risorse molto limitate) fino a obbligare i fondi a coprirsi. Ai retail, però, non è dato sapere dove si trova il momento di rottura, lo stop loss che obbliga gli hedge fund a coprire le proprie posizioni. “Per fare una operazione del genere devi sapere quando scatta quel momento o devi avere le risorse per non cedere prima”, ci spiega Severino. “Poniamo anche che riesci a mettere d’accordo tutti quanti i retail che gravitano nella community WallStreetBets (e un milione di utenti sono tanti!), il titolo inizia a impennarsi solo quando entra qualcuno con acquisti importanti”. Poniamo anche che i primi investitori abbiano veicolato tutti quanti su GameStop un risparmio medio di 2mila dollari: in un milione si sono così trovati a investire 2 miliardi di dollari, pari a circa il 10% dell’intero capitale. “Con il 10% non fai un rialzo del 1.600% in così poco tempo e in assenza di una operazione speculativa”.

Nell’ubriacatura generale nessuno, però, sembrava accorgersi della bolla, nessuno pensava che qualcuno ci avrebbe lasciato le penne. Come spiegavamo domenica scorsa i prezzi delle società quotate vanno dove vanno gli utili: quindi se GameStop ha un modello di business obsoleto, prima o poi deve tornare da dove è arrivato. Così non ci deve stupire se ieri ha lasciato giù del proprio valore e se oggi rischia di fare peggio bruciando più del 50%. Un bagno di sangue. “Dietro a questa operazione non c’è mai stato un discorso di fondamentali – continua Severino – qualcuno ha deciso di far morire qualche grosso hedge fund”. La domanda, che la Sec e le autorithy statunitensi dovrebbero porsi a questo punto, è: perché su tutti i titoli hanno deciso di colpire proprio GameStop? “Un’operazione del genere non sarebbe mai andata in porto su titoli del calibro di Amazon, Facebook o Google – continua il banker – non glielo avrebbero mica permesso”. In Italia certi artifici usati per tirar su i titoli sono illegali e il reato ha un nome ben preciso: aggiotaggio. A spingere gli acquisti sulla community WallStreetBets, secondo il portavoce di Reddit, sarebbero stati account falsi generati da computer. “Abbiamo rilevato un’intensa attività di bot e il nostro sistema automatico di moderazione ha bloccato diversi post che erano simili nei contenuti”, ha spiegato alla Cbs rifiutandosi però di fornire un esempio dei post prodotti dai bot.

 

Alla fine ci troviamo a che fare con un gioco a somma zero. Solo a bocce ferme, quando la tempesta si è placata, puoi dire chi ha guadagnato e chi ha perso. Anche ora che è iniziato il fuggi-fuggi è troppo presto per tirare le somme. La narrazione della crociata anti-sistema, però, ha già trovato il suo epilogo. Alcuni fondi possono anche aver dimezzato il proprio portafoglio, ma il punto vero è quanti retail ci lasceranno le penne bruciando tutti i propri guadagni. “Alla fine di questa storia – si chiede Severino – a fronte dei 5 milioni di moscerini, che hanno investito in GameStop, quanti potranno dire di aver realmente sbancato?”. Perché quando inizia a venir giù, chi è così pazzo da mettersi a comprare un titolo che solo qualche mese fa valeva 3 dollari. Sarebbe interessante, a questo punto, sapere il parere di Musk, ma nel frattempo il patron della Tesla ha deciso di mettersi in disparte.

Inchiesta di: Andrea Indini