Astana – Leader mondiale nella produzione di uranio, ricchissimo di gas, petrolio e carbone, ponte naturale fra Europa e Cina grazie alla sua posizione geografica strategica: il Kazakhstan punta ad un ruolo sempre più importante sulla scena globale e ad entrare a far parte, entro il 2050, della classifica dei trenta Stati più sviluppati al mondo.

In Kazakhstan lo sviluppo passa per la sostenibilità

Il biglietto da visita per presentare il Paese di domani a cinque milioni tra visitatori e investitori stranieri è Nur Alem, la gigantesca sfera, simbolo dell’Expo 2017 dedicata all’energia del futuro, in corso nella moderna capitale Astana. Con i suoi cento metri di altezza e un diametro di 80 metri è l’edificio sferico più grande al mondo. All’interno, tra ascensori futuristici, passerelle sospese nel vuoto e atmosfere da film di fantascienza, i riflettori sono puntati sui progressi del Paese nel campo energetico e delle nuove tecnologie. In una nazione in cui l’economia è legata a doppio filo alla produzione di idrocarburi, infatti, gli obiettivi di crescita e diversificazione economica, in linea con le conclusioni dell’accordo di Parigi sul clima, passano necessariamente per lo sviluppo sostenibile e delle fonti rinnovabili. Non è un caso, quindi, che tra gli obiettivi che il presidente kazako, Nursultan Nazarbaev, si propone di raggiungere entro il 2020, ci sia quello di aumentare fino al 3% la quota di energia green, per portarla fino al 50% entro il 2050.

Il made in Italy ad Astana

I padiglioni dei 113 Paesi e delle 22 istituzioni internazionali che partecipano all’esposizione  ruotano tutti attorno all’enorme sfera, il cui profilo imponente lascia di stucco i visitatori. Anche per l’avveniristica costruzione la parola d’ordine è sostenibilità. Sulla facciata verranno incorporati, infatti, dei pannelli fotovoltaici che consentiranno di trasformare la luce del sole in energia elettrica. All’interno del complesso architettonico, che ora ospita il padiglione kazako e che ad esposizione conclusa si trasformerà in un centro culturale e di ricerca, gli allestimenti sono made in Italy. La presenza italiana, in effetti, spicca in questa edizione dell’Expo, che raccoglie l’eredità di quella milanese. Tra i motivi, c’è anche la costante crescita dell’interscambio tra i due Paesi, che da vent’anni non conosce crisi. Nei viali della capitale kazaka, tra torri di vetro che si perdono nel cielo e quartieri green costruiti con tecnologie di ultima generazione, decine di cartelloni, annunciano l’inizio della tournée del Teatro alla Scala. Le note del Falstaff di Giuseppe Verdi e della Nona Sinfonia di Beethoven, eseguite dal coro e dall’orchestra del Teatro milanese, risuoneranno all’Opera di Astana dal primo al 9 settembre. A sponsorizzare l’iniziativa è l’Eni, che nel Paese centrasiatico è impegnata dal 1992 con le sue attività nel mega giacimento petrolifero offshore di Kashagan, nel Caspio nord-orientale, e in quello di Karachaganak.

Le opportunità per le aziende italiane

Il padiglione Italia, uno dei più grandi dell’esposizione, con i suoi 900 metri quadri, offre ai visitatori un viaggio nella storia del genio italiano applicato all’energia, da Volta a Pacinotti, passando per Fermi e Leonardo Da Vinci. Un percorso dal design d’avanguardia, nel quale immergersi attraverso una realtà aumentata da decine di schermi, proiezioni e installazioni interattive. L’investimento di 3,3 milioni di euro, questa la cifra stanziata per realizzare il progetto, sottolinea l’attenzione italiana per il tema energetico e lo sviluppo sostenibile. In Italia, infatti, il 39% della produzione energetica, secondo quanto riferisce il ministero dello Sviluppo Economico, è legata al settore delle rinnovabili che rappresentano, quindi, una importante leva di sviluppo per il nostro Paese. In attesa dell’Italy National Day, in programma il prossimo 5 settembre, in questi giorni sarà la Regione Emilia Romagna, tra le 14 regioni italiane che partecipano all’Expo, a presentare le proprie eccellenze nel settore del risparmio energetico e dell’economia a basse emissioni di carbonio, attraverso una serie di incontri bilaterali con le delegazioni straniere.

L’impegno della Santa Sede

Non poteva mancare all’Expo dedicato ad energia e sviluppo sostenibile la presenza della Santa Sede, che partecipa con il proprio padiglione. Sulla facciata campeggia l’immagine di Papa Francesco, considerato ormai un’icona green a livello globale grazie al suo impegno per la salvaguardia della “casa comune”. “Le risorse energetiche non devono essere lasciate in balìa della speculazione, né diventare fonte di conflitti”, ha auspicato il Santo Padre nel messaggio inviato all’Expo 2017 in occasione della giornata nazionale della Città del Vaticano, invitando i leader del mondo a “riflettere con serietà e responsabilità sulle modalità con cui, nei prossimi anni, l’umanità adopererà, anche mediante nuove e innovative tecnologie, le risorse energetiche che ha ricevuto in dono, in eredità comune”. Tra le iniziative promosse dalla Chiesa cattolica ad Astana, un progetto sull’uso sostenibile dell’energia per l’integrazione sociale di bimbi orfani e disabili e una conferenza per “approfondire i diversi aspetti dell’uso dell’energia nel prossimo” con attenzione allo “sviluppo integrale della persona”.

Dalle steppe kazake la sfida per l’energia del futuro

Nonostante il passo indietro degli Stati Uniti rispetto all’accordo di Parigi sul clima rischi di frenare la corsa verso la diminuzione delle emissioni di Co2, la sfida lanciata dalla steppa kazaka resta quella di promuovere uno sviluppo basato sull’aumento dell’efficienza energetica,  investendo sempre di più nella promozione delle fonti di energia alternative. Una sfida che rappresenta un’opportunità per le aziende italiane, le quali, grazie alla partecipazione all’esposizione, potranno aumentare e consolidare la propria presenza nel Paese centrasiatico. Un Paese che insegue traguardi ambiziosi, sia sul piano interno, sia nel quadro internazionale, e che, sulle orme dell’antica Via della Seta, si candida a diventare il principale hub di collegamento tra il mercato europeo e quello cinese.

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