Zarbibi
Dolore e speranza in Afghanistan
Testo e fotografie di Vincenzo Metodo

Zarbibi

Violenza, sparatorie ed esplosioni sono state una costante nei mesi che hanno preceduto le elezioni in Afghanistan. Dopo diciotto anni dall’inizio della guerra, nessuna area del Paese può ancora essere definita sicura e senza episodi di violenza giornaliera.

Secondo i dati dell’Unama, nei primi sei mesi del 2019 le vittime civili nella nazione sono aumentate drasticamente a causa delle elezioni. L’uso combinato di Ied (ordigni esplosivi improvvisati) – kamikaze e non – è stato il motivo principale delle morti civili, causandone il 42% del totale generale; seguono le operazioni a terra (29%), gli attacchi aerei (11%), le mine antiuomo e i vecchi residui bellici esplosivi (18%). I bambini, la cui unica colpa è di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, continuano ad essere i più colpiti dal conflitto armato. Tra l’1 gennaio ed il 30 settembre 2019 l’Unama ha registrato il decesso di 2461 bambini, con un incremento generale dell’11% rispetto al 2018.

Tuttavia, quando i dati diventano persone in carne ed ossa, la situazione cambia, e la fotografia diventa un mezzo essenziale per comprendere ed immedesimarsi in coloro che subiscono questa guerra sulla propria pelle.

Il giorno in cui Zarbibi ha perso la gamba che le è stata amputata è stato lo stesso giorno in cui ha dato vita a Maysaa. Nonostante la ragazza fosse incinta di soli sette mesi, sua figlia è nata incredibilmente sana. Ora sono qui a guardarla, avvolta nelle lenzuola con sua madre pochi giorni dopo essere nata, e penso a quanto la vulnerabilità ci renda delle creature sacre.

Zarbibi ha ricevuto il dono di diventare madre e ha dovuto anche pagare il prezzo più caro.

Testo e fotografie di Vincenzo Metodo