Siamo ormai abituati a pensare alla boxe, alle arti marziali, come sport solo per uomini. Pensate a Muhammad Ali, SonnyListon, Rocky Marciano, Mike Tyson e un immagine di virilità e potenza sarà la prima cosa a venirvi in mente. Il recente successo delle arti marziali miste, MMA (una combinazione particolarmente violenta di boxe, thai-boxe, judo e lotta, combattuto generalmente in una gabbia) non si sottrae a questi stessi stereotipi.

L’incontro programmato per il prossimo 26 agosto tra il pugile Americano Floyd Mayweather e il lottatore di MMA Irlandese Conor McGregor ne è un esempio. Lo scontro è stato definito la “battaglia della storia” dagli organizzatori e il tour promozionale gronda già dello stesso tipo di ostentata mascolinità che circonda questo genere di lotta senza esclusione di colpi che fa milioni con la pay-per-view. Esiste però un altro mondo. Un mondo fatto di donne che davanti agli stereotipi di uno sport violento e dominato da uomini ha deciso di mettersi le bende alle mani, infilarsi i guantoni, salire sul ring e guadagnarsi titoli e fama, pugno su pugno, ripresa su ripresa.

Nel Regno Unito, la crescente popolarità delle arti marziali ha portato con sé l’interesse nei confronti dell’MMA femminile, con incontri regolari tenuti in tutto il paese e spesso trasmessi via cavo in tutto il mondo. Nemmeno gli avvertimenti dell’Associazione dei Medici per cui questo stile di lotte aumenterebbe il rischio di concussioni e danni al cervello hanno smorzato il numero di atleti ansiosi di combattere.

“I lottatori che incontro nel backastage sono spesso più impegnati a sembrare dei duri che a combattere bene”, racconta Ruqsana Begum campionessa del titolo dei pesi atomo e capitano del team inglese di muay-thai, durante un evento organizzato a Londra, a cui partecipano regolarmente lottatrici provenienti da Europa e Asia. Ruqsana è di origine bengalese ed è musulmana. Nel corso della sua carriera ha dovuto combattere non solo lo stereotipo legato al suo sesso. Ha dovuto sfidare anche i limiti imposti dalla sua cultura e dalla sua religione, allenandosi in segreto, non potendo rivelare la sua passione per il muay-thay. Sperando di poter incoraggiare altre ragazze musulmane a salire sul ring, ha ideato un hijab da sport.

Negli Stati Uniti, i combattimenti in gabbia sono spesso aspramente contestati. Il senatore repubblicano John McCain ha definito lo sport “un combattimento di galli umani” per la sua violenza. Lo sport era addirittura illegale nello Stato di New York Fino all’anno scorso. Anche oltreoceano, l’attenzione per l’MMA femminile non accenna a diminuire. L’Ultimate Fight Championship (UFC) ha una categoria completamente femminile che ha portato alla gloria lottatrici del grado di Ronda Rousey che, dopo due clamorose sconfitte contro Holly Holm e Amanda Nunes, starebbe per passare al wrestling per la World Wrestling Entertainment.

In Italia l’MMA e gli incontri di arti marziali rimangono ancora underground. Tuttavia, l’interesse per lo sport sta crescendo. Nel 2016, è stato lanciato il primo circuito nazionale per MMA chiamato Magnum FC. Lo scorso aprile, La federazione Americana di MMA Bellator ha attratto circa quindicimila fan a Torino per un evento di arti marziali miste.

La combattente Italiana Annalisa “No Fear” Bucci ha recentemente firmato proprio con gli americani di Bellator e Micol Di Segni compare nella rosa dei combattenti della Extreme Fighting Championship, a prova del fatto che anche nel nostro paese si sta affermando una generazione di lottatrici in grado di tener testa alla concorrenza internazionale.
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