Donne /

A 56 anni, Dorkasse siede sul suo materasso in un piccolo appartamento vicino alla Medina di Rabat. I suoi capelli riccioli e bianchi e il suo viso portano ancora i segni della sua bellezza giovanile, confermata da una foto sul comodino.

Purtroppo è stata proprio la sua bellezza a mettere a repentaglio la sua vita. Originaria della Nigeria, Dorkasse è partita molto giovane per l’Italia, usando come scusa quella degli studi. Non sembra voler parlare del periodo passato in Italia, se non per menzionare il suo matrimonio con un ivoriano e la nascita dei suoi due figli. “A causa di mio marito ho dovuto lasciare il Paese. Gli ho fatto causa. Mi perseguitava, mi picchiava e mi spaccava la casa. Mi aveva reso la vita un inferno”, racconta in italiano. “I miei figli erano spaventati e, con l’aiuto di un prete, sono riuscita a scappare”. Riesce a partire per la Costa d’Avorio, dove si era trasferita sua madre.Dorkasse lascia l’Italia a 27 anni, sperando di uscire dal giro di cui ormai fa parte e del quale vuole cancellare ogni ricordo. Purtroppo, le difficoltà economiche in cui si trova la costringono ancora una volta ad entrare in un giro sbagliato. “In italia avevo tutto, anche la macchina. Quando sono arrivata ad Abidjan non avevo più nulla”. Una persona la abborda in un ristorante mentre mangia. Le dice che l’avrebbe aiutata a uscire dalla povertà. “Mi ha offerto un’altra vita, ma dovevamo partire immediatamente. Mi prometteva lavoro, casa e soldi. Ero ignara che, ancora una volta, ero caduta in una trappola”.Dorkasse riparte con i suoi due figli per una destinazione a lei ignota. Lo sconosciuto le dice di salire su un camion insieme a molte altre ragazze giovani, alcune molto piccole (fra i 15 e i 18 anni). “Gli ho chiesto perché ci fossero così tante ragazzine e lui ha minacciato di uccidermi se non avessi taciuto”. Il camion parte e macina chilometri. Dorkasse si lamenta continuamente del fatto che non le viene data nemmeno un po’ d’acqua. “Una volta mi ha pure rotto il naso perché parlavo troppo”, rammenta alzando la voce.

Durante il viaggio, il camion sosta solo di sera e sempre in località differenti. “Ci hanno chiuse tutte in una stanza. Non si poteva fare nulla. Il signore è entrato con dei vestiti e ha obbligato alcune delle ragazzine a vestirsi e a uscire. Andavano a prostituirsi. Io mi sono rifiutata ma mi ha obbligato ad andare con un cliente, promettendomi che nessuno mi avrebbe fatto del male. Invece era il contrario, ma non potevo gridare perché altrimenti ero picchiata ancora di più”. Ogni sera, durante la sosta dal viaggio, le ragazze erano costrette a prostituirsi in strada e poi la mattina seguente si riprendeva il cammino. “Ci concedevano un fuocherello con il quale riuscivamo riscaldarci in strada” continua Dorkasse. Infine, dopo alcune settimane, arrivano a destinazione, in Marocco.Data la sua età più avanzata, Dorkasse diventa la responsabile delle ragazze. “Era il 1997, molti anni fa. Il quartiere popolare di Takadoum, a Rabat, era molto pericoloso. I neri erano regolarmente aggrediti e le ragazze erano malmenate”.In una sola stanza vengono rinchiuse 8 o 9 ragazze. “Ho dovuto prostituirmi obbligatoriamente. Solo se avevo le mestruazioni o la febbre avevo diritto a stare in casa, che era invivibile, come del resto tutto il quartiere. Vivevamo in una stanza senza mai poter uscire. Era un bordello”.

Per 4 anni è costretta a prostituirsi, obbligata dal suo padrone, che la minaccia continuamente. I soldi, poi, non li vede mai.Racconta di maltrattamenti e di stupri. “Alcune ragazze tornavano piangendo. Le legavano e le stupravano. Alcuni clienti ti sputavano o urinavano addosso. Altri ti mandavano insulti razzisti. I clienti non erano solo subsahariani. Erano anche marocchini o europei”.Dorkasse si ricorda però anche di alcuni clienti che non erano cattivi e che hanno provato a farla evadere. Purtroppo senza riuscirci. “Un giorno la polizia è arrivata e ci ha arrestato tutte. Sono rimasta 3 anni in prigione, fino a che un uomo mi ha aiutato ad evadere. Così facendo però, sono diventata clandestina e ho perso tutto”. La povera 56enne deve affrontare un ulteriore calvario. Dopo essere evasa, vive gli ultimi anni nella povertà più estrema, sempre con il timore della polizia. Riesce a sopravvivere per 3 anni in strada, facendo la mendicante. Poi un giorno, uno spiraglio di speranza. “Quattro anni fa, un signore francese mi ha notato in chiesa, mentre mendicavo. Mi ha aiutato, dando a me e a Barbara (la compagna che adesso vive con lei), un appartamento nel quale viviamo. Lui è da qualche tempo che non si fa sentire, ma gli saremo eternamente grate”.I suoi figli oggi hanno forse trovato una situazione più stabile. Uno di loro è riuscito a essere assunto, cosa non facile per un subsahariano in Marocco. Nel futuro, magari, potrà aiutarla economicamente. Dorkasse ha avuto una vita molto dura. Dai suoi 23 anni in poi ha sofferto solamente. Non per questo, però, sembra perdere la voglia di vivere. Alcune volte passeggia vicino a casa insieme a Barbara, per prendere un po’ di aria. Altrimenti si nascondono e siedono sul materasso guardando la Tv nella loro stanza. Parla in modo sorridente. Ha accettato la vita che il destino le ha dato. E questo, forse, le farà vivere un futuro più sereno.

ALTRI EPISODI