Siamo nell’“occidentalizzata” New Delhi. Qui il grido silenzioso delle persone che vivono nella povertà è più forte dei clacson che suonano incessanti nel traffico caotico di questa città . Da New Delhi, Pushkar, Ajmer, Jodhpur ed Agra la miseria umana ci ha sempre accompagnato nel nostro viaggio. E se nei paesini rurali del Rajhastan il fenomeno si avverte solo superficialmente, è proprio a New Delhi che abbiamo sentito il contrasto più forte. Qui la povertà diventa davvero agghiacciante. E te ne accorgi appena metti piede fuori dall’aeroporto o all’arrivo nelle stazioni. Che l’India fosse il Paese delle disuguaglianze non è una novità. Ma la speranza era che, con un’economia in forte espansione che viaggia attorno al 9 per cento all’anno, le distanze diventassero man mano meno macroscopiche. Invece, nell’India del tanto decantato sviluppo economico, la forbice tra ricchi e poveri negli ultimi vent’anni è drammaticamente cresciuta: fino a raddoppiare. Le persone vivono costantemente sulla strada che, in molti casi, è diventata per intere famiglie la loro “casa”, fatta solo di un telo di plastica su cui dormire e poche coperte per la notte. Occupano interi marciapiedi proprio davanti alle case residenziali e agli uffici governativi il cui lusso stride con l’immagine di questa umanità persa e alla deriva. Passando a piedi o con la macchina per queste vie è impossibile non notare le testoline dei bimbi addormentati nascoste al caldo sotto le coperte insieme ai genitori. Dormono così: uno addosso all’altro mentre la gente e la vita cittadina proseguono incuranti fino al mattino dopo. Non appena sorge il sole inizia il loro “lavoro” che spesso consiste nel frugare e rovistare nelle discariche per separare plastica e carta per rivenderle ad un prezzo irrisorio. Un’altra alternativa è l’elemosina. Come presenze silenziose, li trovi ovunque, i poveri di New Delhi: davanti ai semafori, ai templi, ai mercati e nelle stazioni.

Ci sono bambini di 5 o 6 anni al massimo con in braccio neonati; anziani, uomini e donne. Molti di loro sono menomati e l’età non fa la differenza. Ma sono i tristemente famosi “slums” dell’India che ci aprono davvero gli occhi sulle condizioni dei più poveri e dei disagiati. Nelle adiacenze del centro cittadino o delle stazioni principali, percorrendo i grandi viali principali, si assiste ad uno spettacolo terribile: chilometri e chilometri di baracche – una attaccata all’altra – di fronte a fogne a cielo aperto, che gli abitanti usano come acquedotti. Qui i bambini, alcuni completamente ricoperti dai loro stessi escrementi, giocano a piedi nudi fra rigagnoli di urina e feci liquefatte. Tutto nella completa indifferenza di un governo che rimane immobile, facendo poco o niente, ma che si rivela pronto a puntare il dito contro di noi e contro il nostro senso di giustizia.

Basti pensare che in ben otto Stati dell’India il numero dei poveri supera quello dei 26 Paesi più arretrati dell’Africa. Lo ha rivelato tempo fa il Multidimensional poverty index (Mpi), il nuovo indice per la misura della povertà realizzato dall’Oxford Poverty and Human Development Initiative (OPHI) in collaborazione con l’Onu. Secondo l’Mpi, sono oltre 421 milioni i poveri negli Stati indiani rispetto ai 410 milioni rilevati nei 26 Paesi africani come Zimbawe, Sierra Leone, Niger e Somalia. In India, come purtroppo accade in tutto il mondo, uno dei principali fattori di povertà è la corruzione delle alte sfere dei settori pubblico e privato. Per attirare investimenti stranieri i governi locali consentono lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali a danno della popolazione che spesso è costretta ad abbandonare le proprie terre a favore delle industrie. Inoltre, nonostante l’India abbia ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino – il 15 Ottobre del 1992 – e si sia impegnata a proteggere i bambini contro tutte le forme di sfruttamento ed abuso sessuale, queste violenze si verifacno ancora oggi. Perché se l’elemosina non basta a sfamare tutti, la prostituzione in qualche modo, sì. E nella disperazione più totale poco importa se si hanno appena 6 o 7 anni. I poveri resteranno poveri e i ricchi sempre più ricchi e indifferenti.

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