La geopolitica della corsa allo spazio
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I militari italiani in Lettonia rappresentano uno dei contingenti dell’Alleanza Atlantica di stanza nel Baltico. Una presenza che dimostra il pieno sostegno ai partner regionali, ma che in questa fase rafforza quel messaggio che viene continuamente ribadito dai leader politici dell’Alleanza: la difesa “di ogni centimetro” del blocco occidentale.

Nella base di Adazi, a poche decine di chilometri dalla capitale Riga, gli italiani si addestrano continuamente, sia da soli che insieme alle altre forze Nato. Lo scopo è quello di farsi trovare sempre pronti, migliorando l’interoperabilità delle truppe atlantiche. E per fare questo, gli uomini del contingente, insieme ai militari di una decina di Paesi dell’Alleanza, si esercitano in un campo di addestramento di circa 60 chilometri quadrati immerso nella fitta foresta lettone.

Il poligono si trova poco distante dalla base vera e propria, ed è suddiviso in diverse aree dove i vari contingenti si prenotano per svolgere le simulazioni in programma. All’arrivo nel campo di addestramento, Adazi mostra subito una delle sue caratteristiche più interessanti: il clima. Nel giro di una manciata di minuti, si rincorrono sole, vento, nuvole e alcune gocce di pioggia. Con un freddo che cala all’improvviso mentre pochi minuti prima un pallido sole di inizio primavera sembrava promettere conforto. Clima tipico di una regione cosparsa di vegetazione, non lontana dal mar Baltico e a ridosso del grande Nord, e che risulta perfetto per alcune attività addestrative che compiono gli uomini dell’Esercito. Tra il fango e le buche, con sentieri segnati solo dal passaggio dei cingolati, è possibile testare non solo la tenuta dei mezzi, ma anche le capacità di movimento delle forze di terra.

Per molti di loro, appartenenti per la Brigata “Taurinense” al 2° reggimento Alpini e al reggimento Nizza cavalleria, oltre che al 17° reggimento contraerea sforzesca e al 2° reggimento trasmissioni, il clima rigido non è certo un problema. E l’esperienza dei vari reparti è già molto ampia nonostante la giovane età di tanti componenti. Ma come ci spiega il tenente colonnello Claudio Blardone, al comando del contingente italiano in Lettonia, il compito è sempre quello di addestrarsi al meglio; proprio perché uno degli obiettivi della missione è quello di consolidare prontezza e capacità anche in coordinamento con le forze atlantiche.

Tra gli alberi e il fango, accompagniamo alcuni uomini del contingente in un addestramento sul pattugliamento a terra e l’esfiltrazione di un ferito dal campo di battaglia. Un elicottero Apache sorvola l’area per raggiungere altre forze, mentre in lontananza possiamo sentire gli spari di altri militari che si esercitano in qualche attività a fuoco vivo. Insieme alle truppe appiedate, che simulano uno dei possibili scenari impieghi sul campo di battaglia tra fumogeni e movimenti coordinati da una parte all’altra del poligono, si muovono anche due mezzi in dotazione all’Esercito Italiano, un Vtlm Lince e un veicolo tattico Bv206. Le caratteristiche del terreno, tra buche, fango e ghiaccio, sono utili anche per testare l’utilizzo di questi mezzi.

Per il contingente, le esercitazioni rappresentano attività continue, più o meno ampie e di diversa natura. Solo pochi giorni prima del nostro arrivo in Lettonia, i militari italiani erano stati impegnati nella manovra Cristal Arrow 2022: una delle più importanti esercitazioni della Nato nel Paese baltico. Quella manovra, avvenuta proprio nel poligono di Camp Adazi, è stata particolarmente interessante perché, come ci ricorda Blardone, si è simulato un “partito contrapposto”. E come ha scritto lo stesso Stato Maggiore, “l’operato del Contingente italiano ha evidenziato un ottimo livello di integrazione con gli enablers delle Forze NATO meritando gli apprezzamenti del Battle Group dell’enhanced Forward Presence (eFP Lettonia)”. Un attestato che dimostra anche l’importanza del lavoro quotidiano delle unità italiane nel Paese baltico: in prima linea lungo la nuova “cortina di ferro”.

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