La geopolitica della corsa allo spazio
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(Jelgava, Lettonia) Un manipolo di cittadini, giovani e meno giovani, che decidono di mettere il proprio tempo al servizio della Lettonia. A Jelgava, una quarantina di chilometri a sudovest dalla capitale, Riga, hanno giurato i nuovi cadetti di un battaglione della Guardia nazionale. Sono donne e uomini, dai 18 ai 55 anni di età, con un proprio lavoro e una propria vita, diversa e assolutamente estranea alle forze armate, ma decidono di mettersi in gioco per supportare i militari nel momento dell’emergenza.

Il sistema è attivo da decenni, da quando Riga ha ottenuto l’indipendenza dopo la caduta dell’Unione Sovietica. E per i Paesi come la Lettonia, una forza di questo genere è un elemento particolarmente importante non solo all’interno della Difesa, ma anche dal punto di vista politico. Con una popolazione estremamente esigua e con una storia fatta anche di invasioni di nazioni vicine molto più potenti, avere una parte dei cittadini addestrata per ogni evenienza non è un fattore secondario. Una rete di persone che si esercitano non solo con le truppe locali, ma anche con quelle guardie nazionali alleate fino addirittura alle forze armate della Nato, fino a partecipare anche ad alcune missioni internazionali.

Ma possedere una percentuale di cittadini che si impegna nell’addestramento e nell’essere parte di una forza para-militare ha anche un valore politico non indifferente. Una forma di comunità nella comunità che non è da sottovalutare in Stati piccoli, sostanzialmente giovani, con un governi tendenzialmente spinti su logiche nazionali e con una società divisa anche da questioni linguistiche e di origine etnica. E non è un caso che proprio in questo periodo la Guardia nazionale abbia assistito a un aumento delle domande di arruolamento. Secondo quanto detto dal generale Egils Leščinskis, comandante della Zemessardze (la Guardia appunto), nei primi quattro giorni di marzo sono giunte al quartier generale 440 richieste di arruolamento. Un boom che secondo molti è da ricercare proprio nella guerra in Ucraina e nel timore di tanti lettoni che la prossima mossa della Russia possa riguardare i Paesi Baltici.

A Jelgava, dopo il giuramento, la riproduzione dell’inno e la stretta di mano con i nuovi cadetti, il tenente colonnello Arvis Zile, comandante del 52esimo gruppo di battaglia della Guardia nazionale, ci spiega che chiunque sia in possesso dei requisiti richiesti dalla legge e supera i test psico-fisici può arruolarsi e diventare un membro della Zemessardze. E sul rinnovato interesse della popolazione per questo corpo, Zile ci spiega che “la gente ha capito che le forze armate sono solo una parte della Difesa”. “Il Paese deve essere difeso da tutti noi insieme” – continua il comandante – “e la gente entra nella Guardia nazionale per ottenere quelle conoscenze e quelle capacità che servono a essere pronti per difendere il Paese”. L’attenzione è rivolta verso il gigante russo, che a poche ore di treno da Jelgava rappresenta il grande nodo strategico della Lettonia. Riga, appena ha potuto, ha chiesto e ottenuto di entrare nell’Alleanza Atlantica. Ma la percezione della minaccia, soprattutto con la guerra in Ucraina, è nettamente aumentato specialmente a livello politico e all’interno della Difesa. Per un Paese che è uscito dall’orbita di Mosca solo dopo la caduta dell’Urss, è chiaro che la narrativa nazionale sia fortemente orientata verso il distacco dalla Russia. E questo si ripercuote anche nel sentimento che anima il mondo militare lettone. E naturalmente si riflette sulla scelta di quei cittadini che si sentono ancora preoccupati dal passato russo e sovietico.

“La ragione principale per cui molte persone si arruolano adesso è che hanno capito che la minaccia della Russia è reale e devono essere pronte”, ci spiega Zile, “ed è per questo che in questo momento ci sono molte domande di adesione dalla gente”. Ma per il comandante del battaglione, questo boom di richieste non significa che Mosca fosse un tema secondario prima del 2022. “Abbiamo capito che la minaccia è reale… ma onestamente lo sapevamo da sempre. Quello che sta succedendo in Ucraina è solo una conferma”. Parole che sembrano sintetizzare bene cosa si agita all’interno delle forze armate lettoni. La spaccatura tra i Paesi baltici e la Russia è un qualcosa di profondo e sempre più radicato. E l’impressione è che lungo questa nuova cortina di ferro che è calata sull’Europa ci siano diversi Stati che non arretreranno di fronte all’intransigenza verso Mosca. La preoccupazione sulle mosse del vicino è parte integrante del sentimento che vive in queste forze Nato a ridosso del territorio russo.

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